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La febbre del gioco non si placa in Asia, ma Tokyo non si tocca

slot-titanDopo la Crimea (Putin la vuole trasformare in una mega gambling area), anche il Giappone ha deciso di fare il grande passo: le indecisioni degli ultimi mesi sono state spazzate via. Nel Sol Levante l’obiettivo è quello di partire con il mercato del gambling entro l’inizio delle Olimpiadi, in programma  nel 2020, per rilanciare il turismo ed aumentare le entrate fiscali.

I gamblers giapponesi da anni prendono d’assalto i casinò della Corea del Sud e di Macao, esportando capitali all’estero. Uno spreco inutile di risorse. 

E sono già iniziate le grandi manovre per le licenze: come sempre, quando si parla di Asia, in prima linea c’è Las Vegas Sands, la compagnia di casinò terrestri più grossa del mondo. Tempi e spazi però sono ristretti: prima delle Olimpiadi sono solo 3 le licenze disponibili. Ma Sheldon Adelson, come sempre, sembra essersi mosso nei tempi giusti. Anche la rivale del Nevada, MGM Resort International, si sta muovendo per costruire una mega struttura nel Sol Levante.

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La doccia fredda è arrivata per Lawrence Ho (figlio dell’ex imperatore di Macao, il monopolista Stanley Ho) in società con gli australiani di Crown Entertainment: avevano costituito una joint venture per costruire il primo casinò a Tokyo, ma il Governatore Yoichi Masuzoe ha sbarrato le porte. Nella capitale non verrà costruita nessuna sala da gioco. A questo punto, i 5 miliardi stanziati dove saranno re-investiti?  

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.