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Strage di Las Vegas: Paddock era considerato una balena e veniva “premiato” dai casinò. Le ultime bets da $160.000 ai videopoker

Chi era realmente Paddock, il pazzo che ha ammazzato la scorsa settimana 59 innocenti a Las Vegas? Le sue ultime scommesse ai video poker da $160.000 nei giorni precedenti la strage.

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09/10/2017 16:41

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Il mistero si infittisce sulla figura di Stephen Paddock, il folle killer che ha ammazzato ben 59 innocenti una settimana fa a Las Vegas.

Giocatore high stakes “premiato” dai casinò

Secondo fonti qualificate di Las Vegas, Paddock era un giocatore high stakes che godeva dei massimi  benefit e premi da parte delle sale da gioco. Paddock era considerato una “balena” sulla Strip, ovvero un giocatore molto facoltoso (grazie ai proventi  delle sue speculazioni immobiliari): godeva della possibilità di soggiornare gratis in molti hotel del Nevada, in particolare l’MGM, catena con la quale aveva una loyalty card.

A Las Vegas, per slot e video-poker i casinò conservano margini molto bassi rispetto ad altre sale nel mondo

Era classificato come un player con abilità superiori alla media, insomma “skillato”, nonostante nei video poker, come nelle slot machine i payout non siano mai favorevoli al player. Ma a Las Vegas i margini di alcuni casinò, su alcune macchine, sono molto bassi e restituiscono fino al 99%.

Oltre a questo, i player skillati e altospendenti, godono di speciali promozioni che gli permettono di ottenere vitto e alloggio gratuito dal Casinò.

Difficile il movente legato al gioco

In teoria il movente della grossa perdita rimediata nei casinò non regge. Paddock, pur essendo considerato un “ludopatico” dal gioco d’azzardo, non era uno sprovveduto totale e pare non abbia mai registrato perdite sconsiderate rispetto al suo bankroll.

Se nel campo immobiliare è stato un abile uomo d’affari, nel gambling soffriva anche lui dei tipici alti e bassi dei giochi high stakes, ma in ogni caso pare non fosse mai andato rotto al gioco.

La Gambling Commission dello Stato in ogni caso ha aperto un’indagine sulle operazioni di gioco superiori a 10.000 dollari che lo vedevano protagonista.

Wynn: “non era un giocatore problematico e non aveva debiti”

Steve Wynn, il magnate di Las Vegas e proprietario di uno dei casinò dove Paddock era di “casa” ha affermato che il killer “non beveva alcolici e non aveva mai dato segni di squilibri o di possibili problemi. Non aveva problemi di debiti di gioco. Il mio personale lo conosceva bene, dai massaggiatori ai camerieri conoscevano lui e la sua fidanzata”.

Wynn ha anche affermato che i suoi casinò sono muniti di particolari sistemi di sicurezza ed il personale è istruito per individuare potenziali problemi: “nei miei hotel non sarebbe mai potuta accadere una strage del genere” ha affermato il boss di Las Vegas.

I 160.000$ scommessi nelle ultime settimane

Uno degli aspetti che è sotto il focus della polizia riguarda le transazioni bancarie che sono state registrate dai conti dell’uomo a quelli dei casinò di Las Vegas. Quello che emerge in queste ore è che Paddock ha scommesso ai videopoker la bellezza di $160.000 nelle ultime settimane precedenti alla strage.

Wynn ha sottolineato che l’uomo non ha mai avuto problemi di soldi ed in particolare nessun debito dovuto al gambling.

Nessun movente è quindi escluso, ma quello legato al gioco sembra molto remoto. Il  pensionato era ricco grazie alle attività immobiliari che aveva effettuato in passato e qualche giorno prima della strage aveva inviato $100.000, nelle Filippine alla sua compagna Marilou Danley (australiana ma di origini filippine) che è ancora in viaggio in Asia.

Il Daily Mail invece riporta le dichiarazioni di una prostituta anonima di Las Vegas che afferma il contrario di Wynn: “beveva spesso e gli piaceva il sesso estremo. Era un paranoico ed era ossessionato dai complotti”. C’è da crederle? Gli inquirenti faranno luce anche su questa versione dei fatti.

Natura militare dell’azione

Gli inquirenti stanno indagando sulla “natura militare” dell’azione compiuta dal gambler. Federico Rampini, inviato per il quotidiano Repubblica, segue da vicino le indagini: “Uno dei punti che gli investigatori stanno cercando di chiarire in merito alla strage del concerto country è come sia stato possibile, per un pensionato amante del videopoker, che abbia accumulato nel tempo così tante armi e che sia riuscito a mettere in piedi un attacco per il quale, secondo alcuni, sarebbe stato necessario un addestramento nell’esercito”.

Come ha fatto Paddock ha accumulare così tante armi negli anni (42) e soprattutto, come è riuscito ad introdurre al Mandalay Bay Hotel 23 fucili (tra i quali anche un Kalashnikov e un Ar 15)? Perché era in possesso di esplosivi? Sono ancora parecchie le domande che si pongono gli investigatori che sono sempre più convinti che l’autore della strage abbia ricevuto un addestramento militare.

Le ricche speculazioni immobiliari

E’ molto probabile che però, essendo considerato una “balena” dai casinò, il personale del Mandalay Bay gli abbia riservato un trattamento speciale. In questo modo l’uomo è riuscito ad introdurre l’arsenale.

Poteva permettersi poi così tante armi perché si era arricchito con le compravendite immobiliari. Nel 2004 era riuscito anche a comprare un complesso a Dallas con ben 111 appartamenti, facendo un bell’affare con gli affitti e la vendita avvenuta nel 2012, nel post crisi, riuscendo a guadagnare un milione in più rispetto all’investimento iniziale di 8 milioni di dollari. Rimangono invece ancora molti interrogativi sulla sua famiglia, in particolare il padre che era uno dei top 10 ricercati più pericolosi d’America, ben presente nella black list dell’FBI.

Nel frattempo, nonostante il lutto, in città i casinò hanno continuato a lavorare ma la gravissima strage ha comunque fatto registrare un calo degli incassi delle sale da gioco del 4%, per MGM Resort la contrazione dei ricavi è arrivata al 5%. Sheldon Adelson invece, proprietario di Las Vegas Sands, ha donato 4 milioni di dollari alle famiglie delle vittime.

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