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Poker online USA: rischiano il carcere i grinder con il “nuovo” Wire Act?

Con l'aggiornamento del Wire Act voluto dai conservatori vicini al Presidente Donald Trump si va a re-interpretare una legge degli anni 60' voluta dai Fratelli John e Robert Kennedy. Cosa rischiano oggi i grinder?

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02/02/2019 12:03

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Nella community del poker online statunitense c’è una crescente preoccupazione sulla nuova interpretazione del Wire Act da parte del Dipartimento di Giustizia USA (DoJ) che, di fatto, vieta qualsiasi gioco telematico inter-statale (non solo betting ma anche poker, casinò e Daily Fantasy Sports che da quelle parti vanno per la maggiore).

Furono i fratelli Roberte Jonh Kennedy a proporre il Wire Act in Congresso preoccupati dal giro di scommesse telefoniche che veniva gestito in Nevada verso i residenti degli altri stati. Non ha senso oggi reinterpretare una vecchia legge degli anni ’60 la cui ratio legis è fuori dal tempo.

In molti sono preoccupati: giocare online potrebbe presto essere considerato un reato penale anche negli Stati dove è stato regolamentato (al momento sono quattro)? Negli USA per certi reati non si scherza ed in certi stati per gioco d’azzardo si finisce in prigione.

Noti avvocati e consulenti hanno tenuto a sottolineare e ribadire che le leggi penali federali possono essere applicate se il business o l’attività si sviluppa solo tra due o più stati.

Anche le leggi federali penali non possono essere applicate in ambito statale: da questo punto di vista ogni singolo stato mantiene il suo apparato normativo penale intatto, la sua indipendenza legislativa, pertanto se fumare erba può essere lecito in Nevada a scopo terapeutico, è invece considerato un reato penale in un altro stato. Stesso discorso per il gioco. Si tratta però di interpretazioni.

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Dopo la pubblicazione dell’aggiornamento del Wire Act non vi sono certezze e il quadro normativo rimane molto confuso riguardo al poker online: ma secondo esperti giuristi la vecchia legge federale (che fu stata approvata in Congresso su impulso ed iniziativa dei Fratelli Kennedy negli anni ’60 per impedire le scommesse telefoniche) può essere applicata solo ai giochi che hanno una rete inter-statale.

Il Wire Act potrebbe quindi essere applicato nei confronti degli operatori e dei giocatori che organizzano e partecipano alla liquidità condivisa nel poker online (tra Nevada, Delaware e New Jersey) e soprattutto per i Daily Fantasy Sports che sono presenti in molti stati e la cui liquidità è nazionale.

In questi ambiti è molto probabile che presto le gaming company dovranno fare un passo indietro. Il Procuratore Generale ha concesso tempo: entro 90 giorni però dovranno tutti adeguarsi al “nuovo” Wire Act.

Nei 4 stati il poker online rimarrà attivo ma è comunque una mazzata per il settore, soprattutto nel betting. Molti Stati, dopo questa interpretazione, ci penseranno bene prima di dare il via ad una regolamentazione.

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