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Ravi Raghavan: i vantaggi di un torneo re-entry nei live sono preziosi, ecco come sfruttarli

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04/11/2019 16:09

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Ravi Raghavan è un giocatore professionista ormai da tanti anni e la sua passione per il poker live lo ha portato a giocare, e vincere, soprattutto tornei nell’Illinois, dove vive e ha studiato. In un’intervista ha parlato della sua simpatia verso i tornei con i re-entries, in contro tendenza con quello che pensano i suoi colleghi. 

Raghavan (Courtesy Pokernews-Jayne Furman)

Chi è Ravi Raghavan

Molti di voi conosceranno, ricorderanno, o almeno avranno sentito parlare almeno una volta di Ravi Raghavan, professionista di poker di 33 anni che con la vittoria del Main Event alle WSOP Circuit da $272.322, ha ormai quasi raggiunto vincite totali per 4 milioni di dollari. 

Dopo la laurea conseguita all’Università dell’Illinois, Ravi ha cominciato quasi subito a giocare a poker da professionista e, soprattutto dopo il black friday, ha deciso di indirizzare tutti i suoi sforzi verso il poker giocato dal vivo. 

Intervistato al “Bernard Lee Poker Show”, Raghavan ha parlato del suo amore verso il poker, di quelle caratteristiche che rendono il suo gioco migliore e dei modi in cui continua a implementare il proprio gioco. 

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Ecco alcuni passaggi dell’intervista ripresi da Pokernews. 

L’intervista

Per quale motivo, soprattutto dopo il Black Friday, hai deciso di giocare praticamente solo tornei?

“Il primo passo che ho fatto come giocatore di poker, è stato cash game dal vivo all’interno di un casinò, ma quando ho intrapreso l’attività di giocatore online, i tornei mi hanno subito fatto sentire protagonista. Quando son tornato a giocare live, dopo la chiusura online negli USA, non sono più riuscito ad abbandonare i tornei. 

La ragione va ricercata nel fatto che è così raro vincere un torneo e quella sensazione così bella vuoi riprovarla, diventi avido di vittorie. Vuoi sentire quelle sensazioni appena possibile”. 

Raghavan (Courtesy Pokernews & Melissa Haereiti)

Hai vinto quasi 4 milioni di dollari, ma non abbandoni i tornei dal buy in tutto sommato contenuto per gli standard di chi ha vinto tanto come te. Perchè?

“Ad essere sincero trovo molta a fatica a non fare una distinzione netta tra un buy in e un altro. 

Credo che ognuno abbia una soglia, o meglio una media di comfort a seconda di quanto spende, la mia ad esempio è quella che si avvicina ai $1.700. 

La mia mentalità, quindi, cambia se partecipo a un torneo da $10.000 di buy in, anche se non dovrei, la cosa influenza il mio modo di giocare”. 

Ci sono altre caratteristiche che pensi ti possano avvantaggiare quando giochi un torneo che prediligi? 

“Rispetto a ciò che sento in giro dai miei colleghi che vorrebbero tornare all’antico con eventi freezeout, per me la questione cambia e non di poco. 

Seppur, come è ovvio che sia, preferirei non fare dei re-entries, il fatto di poterne usufruire devo riconoscere che per me è un vantaggio non da poco”. 

A questo riguardo puoi spiegarci se esiste una strategia più vincente delle altre nei tornei in cui puoi utilizzare più iscrizioni?

“Ad alcuni giocatori, quelli che ne hanno la possibilità, ovviamente, piace rientrare tante volte per sfruttare un atteggiamento quasi maniac al tavolo, ma è una tattica totalmente sbagliata perchè in questo modo, nel lungo periodo, sarà quasi impossibile realizzare del profitto, soprattutto in tornei in cui va a premio solo il 15% del field. 

Per quanto riguarda la strategia in sè, invece, amo molto sfruttare la possibilità di poter ricostruire daccapo “la giornata in ufficio”, il day 1b, per dirla chiaramente. 

Se il day 1a non è andato come volevo, non mi spingo a buttarmi a capofitto alla cassa, aspetto una giornata, ricarico le pile e ci riprovo al il giorno dopo”.

Cosa fai per migliorare il tuo gioco?

“Sono molto fortunato ad avere amici molto intimi con cui discutere di poker, soprattutto di situazioni specifiche. 

Nonostante questo sono convinto che l’auto-riflessione sia il passo decisivo per migliorare il mio gioco e solo dopo aver capito dove ho sbagliato provo a parlarne con amici che possono darti una mano a correggere quel particolare leak. 

Domande come “pensi che io stia giocando troppo aggressivo?” oppure “pensi che dovrei utilizzare delle size più alte?”, si possono fare solo se hai messo a fuoco con convinzione i tuoi errori. 

È il modo più onesto che si ha a disposizione per un proficuo miglioramento e questo, almeno nel mio caso, è iniziato a succedere solo negli ultimi due anni”. 

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