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Rodolfo “Rudy” Zirio: “come si diventa Tournament Director nel poker. Il Battle of Malta sfida eccitante”

Intervista con l'esperto TD Rodolfo Zirio che sta dirigendo il torneo dei record del Battle of Malta. Ci racconta la sua carriera e. del rapporto complicato tra i casinò italiani ed il poker.

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26/10/2018 18:45

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Rodolfo Zirio, noto nell’ambiente come Rudy, lo abbiamo conosciuto diversi anni fa in un torneo nella freddissima Kiev e ci ha colpito per la sua professionalità e serietà in sala. E’ stato un piacere rivederlo al Battle of Malta come Tournament Director di uno dei tornei più “caldi” dell’anno. Con lui è stata l’occasione per fare un’analisi sul momento del poker live italiano e del rapporto ambiguo tra poker e casinò.

Rodolfo Zirio

Nelle prossime due settimane Malta sarà la capitale del poker europeo e dovrai gestire uno dei tornei più importanti dell’anno, il BOM. Quali sono i pro e i contro nel dovere organizzare e gestire eventi con field così estesi?

Non è mai una problematica essere il TD di un torneo così bello, semmai un punto di partenza, qualcosa di eccitante, entusiasmante, è una continua sfida, oltre al blasone. Un’esperienza che può arricchirti a livello personale e professionale. Ci sono tante aspettative nel gestire un field del genere, ma è il sale del nostro lavoro.

Il primo giorno è andato oltre le aspettative.

Si l’anno scorso le entries al day 1A sono state 320, quest’anno 451. Oggi siamo nel day 1B a 1.314 players. Inoltre la novità è che nei 4 days 1 ci fermiamo al 15% del field. I qualificati vanno al day 2 già a premio e saperlo in anticipo non è poco per un giocatore.

Levaci una curiosità. Ma come si diventa tournament director nel poker?

Sono cresciuto nel mondo dei casinò . Sono nato in questo settore. Papà per anni è stato nella dirigenza del Casinò di Sanremo. Da quando avevo 18 anni ho iniziato a lavorare, ho fatto la mia bella gavetta come tutti: dealer, capotavola, ispettore, passando prima per i casinò e dopo nel poker. Quando lavoravo a Lugano avevamo già Hold’em e PLO e lì ho maturato esperienza. Il percorso nel poker l’ho iniziato circa 10 anni fa in questo modo ed alla fine ho lavorato per i brand più famosi dell’industria.

Sold out la Eden BOM Arena nel day 1B: tra Main Event e satellite oggi in sala ci sono più di 2mila giocatori seduti in 140 tavoli

L’episodio più curioso al quale hai assistito nella tua carriera in una poker room?

Si, mi trovavo a Dublino. Fui costretto di chiedere di lasciare il tavolo ad un player che stava giocando ad un tavolo di Omaha. Era distrutto, ubriaco e non riusciva a stare neanche seduto o capire cosa stesse succedendo al tavolo.

In modo molto tranquillo lui accettò la mia decisione e mi disse: “si, è meglio se vado a dormire. Domani mi fa entrare nel casinò?”. Io gli risposi che non c’erano problemi, di stare sereno.

Dopo un’ora lo vidi giocare ad un tavolo di Hold’em. E gli domandai: “mi scusi ma non le avevo di lasciare i tavoli, in modo gentile? Perché è ancora seduto qui? Io la devo tutelare, lei sta perdendo denaro, non è nelle condizioni di giocare”. E lui mi rispose: “guardi, prima al tavolo di PLO non riuscivo a vedere le 4 carte, troppo per le mie condizioni. Ma ora con due carte è easy, non si preoccupi, va molto meglio, riesco a vedere almeno quelle”. A quel punto, dinanzi a quella giustificazione, ho accettato l’over rulling del gambler.

Come valuti la crisi del poker live italiano? Cause secondo te?

La crisi del poker italiano è collegata alla crisi dei casinò italiani che sono obsoleti, passami il termine. Non si sono evoluti per un gioco così dinamico come può essere il poker.

Gli stessi dirigenti interni del casinò vedono il poker come un concorrente che porta via loro clientela, invece di vederlo come un gioco che può contribuire a far crescere l’indotto. Se i casinò in primis mettessero gli organizzatori dei tornei nella migliore condizione possibile per operare, il poker rinascerebbe in Italia. Ma c’è  questa cattiva abitudine di vedere il poker come il fumo negli occhi. I vecchi addetti ai lavori considerano i pokeristi come giocatori di serie B ed è sbagliato.

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