GIOCARE PUÒ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA IL GIOCO È VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

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A Vicenza scoppia la polemica: dispensano “azzardo” in Ospedale dove “vengono curati 94 ludopatici”

La denuncia dell'assessore alla Sanità della Regione Veneto: "Se al primo piano di un ospedale si vendono gratta e vinci e al secondo si curano le malattie collegate al gioco, siamo di fronte a un evidente controsenso...".

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12/10/2017 15:03

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Veneto sempre al centro di polemiche per il gioco d’azzardo patologico. Meno di un mese fa, aveva suscitato scalpore la nota querelle legata a “Nonna Slot” che a Treviso ha speso una fortuna in pochi mesi (circa €200.000) nei tabacchini del centro, “stimolata” dai titolari delle ricevitorie che l’andavano anche a prendere a casa.

Questa volta le polemiche incendiarie sono scattate a Vicenza. In un punto vendita all’interno dell’Ospedale unico Santorso, continuano a vendere Gratta e Vinci: a denunciarlo è l’associazione veneta fondata da don Luigi Ciotti che ha sollevato un vespaio: “Vendere ‘Gratta e vinci’ in un ospedale dove ogni giorno vengono curate persone cadute nelle maglie del gioco patologico è una vera assurdità”.

Purtroppo è tutto vero e, in questa occasione, la denuncia non è dettata dalla demagogia ma da fatti concreti. I giornali veneti hanno reso pubblico che ben 94 persone sono in carico “al Servizio per le dipendenze dell’Ulss 7  da gioco, di cui quattro affetti da disturbi ossessivi compulsivi. Si tratta per lo più di uomini fra i 35 e i 54 anni che sempre più spesso si decidono a chiedere aiuto”.

A confermare tutto ciò ai quotidiani locali ci sono le dichiarazioni del gestore dell’edicola: “un cliente su tre, ha spiegato al Giornale di Vicenza, chiede un ‘Gratta e vinci”.

Una denuncia che deve comunque essere presa come un invito ad una riflessione matura da parte degli operatori di settore, a prescindere dagli slogan demagogici che siamo abituati a leggere ogni giorno.

La presidenza veneta del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) usa termini molto moderati e condivisibili: “Non intendiamo criminalizzare nessuno e siamo consapevoli che il singolo episodio non esprime la complessità di un fenomeno come la dipendenza da gioco – spiega la presidente Silvia Dalla Rosa –. Di certo, quella del nuovo ospedale di Santorso è stata una scelta quanto meno infelice”.

La notizia di Vicenza rappresenta un vero paradosso se consideriamo il contesto. Gli enti locali, in particolare le Regioni ed i Sindaci, continuano nella loro battaglia indiscriminata contro il gambling ed in molti regolamenti regionali e comunali hanno introdotto i famosi distanziometri, ovvero le distanze minime che devono essere mantenute tra i luoghi sensibili (gli stessi ospedali) e i punti vendita (sale slot, agenzie scommesse etc). Dovranno ben definire anche il ruolo, in questo complesso contesto, delle ricevitorie e delle edicole, perché queste ultime due storie (di Treviso e Vicenza) sono emblematiche.

Proprio nella giornata di ieri vi è stata un’importante riunione al Ministero dell’Economia e delle Finanze con i principali concessionari AWP (slot machines) e si è discusso di un taglio netto alle slot nei negozi generalisti secondari (alberghi, edicole, ristoranti, stabilimenti balneari etc).

Riguardo l’ “incidente” di Vicenza, il quotidiano cattolico l’Avvenire, punta il dito contro Ulss 7 del Veneto: “che all’apertura (dell’edicola, ndr) aveva vietato la distribuzione di tabacchi, era informata sulla vendita dei biglietti delle lotterie istantanee”.

L’azienda sanitaria vicentina ha fatto apere che sta valutando attentamente la situazione per prendere eventuali provvedimenti.

E’ intervenuto anche l’assessore alla Sanità della Regione: “Faccio appello a chiunque venda gratta e vinci o altri giochi d’azzardo negli ospedali veneti: vengano subito ritirati. E’ un appello al buon senso e a un gesto significativo contro la ludopatia, che sappia andare oltre gli eventuali contenuti contrattuali”.

“Se al primo piano di un ospedale si vendono gratta e vinci e al secondo si curano le malattie collegate al gioco – aggiunge l’Assessore – siamo di fronte a un evidente controsenso…”.

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