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WSOP Main Event: da Texas Dolly a Stu Ungar e Hellmuth

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06/07/2011 14:42

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Doyle Brunson, Stu Ungar e Benny Binion: tre leggende in una sola fotoNella prima parte della storia del Main Event WSOP eravamo rimasti alla geniale intuizione del giornalista Ted Thackrey che ne fece – a partire dal 1971 – un torneo “freezeout“, ovvero ad eliminazione diretta. In realtà, la supremazia di Johnny Moss non era in discussione, e lui stesso lo confermò battendo gli altri 5 concorrenti che avevano deciso di pagare il buy-in – fissato in 5.000$ – aggiudicandosi il secondo titolo consecutivo.

Se però il primo era stato aggiudicato su voto dei colleghi, stavolta Moss si prendeva il “back-to-back” sul campo, guadagnando inoltre i 30mila dollari del montepremi.

Il seme era dunque piantato, ed il poker iniziava ad acquisire notorietà grazie a personaggi come Amarillo Slim Preston, il primo a sfruttare in termini “mediatici” la sua vittoria (era il 1972). Preston fu infatti una sorta di “ariete” per il poker, che grazie a lui iniziò a travalicare gli angusti confini di nicchia per gamblers, con interviste e comparsate in radio, cinema e tv.

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Così, in un circolo virtuoso, cresce progressivamente il numero di partecipanti, e con esso cresce anche l’attenzione che le WSOP suscitano nei media. L’edizione del 1973 – vinta ancora una volta da Moss su Walter “Puggy” Pearson – fu la prima di sempre con le telecamere della CBS a riprendere.

Per un prodotto che funzioni servono grandi personaggi, e se Moss – che certamente fu un campione leggendario – era un pò troppo in là con gli anni per diventare un’icona che trascini un’intero movimento, l’apporto di Amarillo Slim fu importantissimo, così come quello di un dinamico 40enne destinato a diventare leggenda: Doyle Brunson.

Il texano era il primo “divo” del texas hold’em, lui che dal Texas (anagraficamente) proveniva e che fu il primo a vedere una mano intitolata a proprio nome: la famosa 10 2, divenuta celebre – per l’appunto – con l’appellativo “Doyle Brunson“: trattasi infatti della mano che permise a Brunson di vincere ben 2 titoli del Main WSOP in fila, nel 1976 e l’anno seguente. La prima volta la mano era un 10 2 e vince contro Jesse Alto (a sinistra nella foto sotto, con Brunson in allin sulla destra). L’anno seguente arriva il back-to-back, con 10 2 contro Gary Berland. Era la nascita di un grande personaggio, che riuscirà ad arrivare ai giorni nostri.

Stu UngarE Doyle Brunson ebbe un ruolo anche nell’esplosione di un altro fenomeno, uno dei più fulgidi talenti che il mondo del poker abbia mai conosciuto, una stella dallo splendore accecante, e la cui parabola di vita purtroppo fu estremamente rapida, al pari di quella di giocatore. Parliamo ovviamente di Stu Ungar.

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Era il 1980, il Main Event da due anni non era più un “winner takes all”, ma premiava anche i posti dal 2° al 5°. Doyle Brunson era sempre lì, e si apprestava a diventare il primo giocatore a raggiungere la quota di 3 titoli di campione. Davanti a lui c’era, come ultimo ostacolo, questo ragazzino magro come una stecca. Dietro quell’apparenza, il “kid” nascondeva un cervello prodigioso, e fu infatti lui a prendersi un titolo che ormai in tanti avevano già pronosticato appannaggio di Brunson. Era l’inizio di un’altra leggenda, e la vittoria-bis dell’anno seguente già lasciava intenderne la portata enorme. Purtroppo ancora non ne poteva rivelare il lato tragico, celato dietro quella sfera di cristallino talento, e che lo avrebbe condotto verso un amaro quanto ingiusto destino…

L’impatto di Stuart Errol Ungar sul Main Event WSOP fu totale e, dopo la sua vittoria-bis del 1981, il “Main” superò per la prima volta la soglia dei 100 iscritti. Si tratta di un dato non legato direttamente a Ungar ma simbolico di una crescita che continuava inarrestabile, parallelamente alla incessante nascita di nuovi personaggi alcuni dei quali – come appunto Ungar – dai contorni quasi mitici.

Johnny Chan al vittorioso Main Event del 1987Gli anni 80 proseguono, ma si verifica un fatto strano. Negli anni seguenti alla doppietta di Ungar, il M.E. WSOP fa registrare un aumento costante dei partecipanti (dal 1982 al 1987 rispettivamente 104, 108, 132, 140, 141 e 152), ma è come se Stu – con la sua storia che andava assumendo connotati sempre più drammatici – facesse ombra ai campioni laureatisi in quegli anni, offuscandoli fatalmente con la sua sola presenza. Dovevamo attendere l’avvento di Johnny “orient express” Chan, per vedere di nuovo una stella vera e propria sul trono più ambito.

Vincitore nel 1987 e 1988, Chan diventa in breve il personaggio più conosciuto del texas hold’em mondiale, e il poker dovrà molto a lui in termini di aumento della popolarità. La famosa mano contro Erik Seidel nell’Heads Up finale del 1988 fu il primo “boom” mediatico del poker e, anche grazie alla citazione che se ne fa nel film “the rounders“, rimane a tutt’oggi la mano più celebre e vista di sempre. Una mano di poker che diventa grande evento-spettacolo sportivo, alla stregua di un gol di Maradona, o di un tiro a fil di sirena di Michael Jordan: ed è a Johnny Chan che dobbiamo tutto questo!

Il primo titolo di un giovanissimo Phil Hellmuth: era il 1989La storia di Johnny sarebbe probabilmente cambiata se avesse vinto il terzo titolo in fila (sarebbe stato il primo nella storia). Ma c’era un nuovo grande personaggio pronto a farsi strada: Phil Hellmuth jr. Nel 1989 il futuro “Poker Brat” divenne così – strappando il titolo dalle mani di Chan – il più giovane campione di M.E. WSOP di sempre, cancellando il nome di Stu Ungar da questo primato. Hellmuth sarà spodestato a sua volta, ma ne parleremo più avanti…
Phil incarna un nuovo tipo di giocatore, dall’ego smisurato e con un modo molto aggressivo di relazionarsi al tavolo. Un “bullo” geniale insomma, che diventerà il recordman di braccialetti vinti, con ben 11. Questo primato resiste fino ad oggi.

Iniziano gli anni 90, e il primo Main Event della decade fa registrare un episodio destinato ad alimentare ulteriormente il mito di Stu Ungar. ‘The Kid’, pur se debilitato dalle droghe, torna alle WSOP e domina in maniera assoluta il Main, ma non si presenta al day3. Verrà ritrovato privo di sensi a causa di una overdose di cocaina e ricoverato d’urgenza. Ma la montagna di chips che aveva accumulato nei giorni precedenti era tale che gli consentì di terminare al nono posto, per un premio di 20.500$. Il vincitore di quella edizone fu Mansour Matloubi, ma non esiste un solo essere umano sulla faccia della terra che dubiti su quale sarebbe stato il nome del vincitore se Stu fosse stato ancora presente…
(2 – continua)