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Assopoker intervista Jonathan Duhamel: “Non vedevo l’ora di tornare a Malta”

[imagebanner gruppo=pokerstars] Jonathan Duhamel è uno dei giocatori che, pur di non mancare all’ EPT di Malta, non ha esitato ad affrontare un volo intercontinentale: non sorprende quindi che il canadese si mostri genuinamente entusiasta di questa location, che pare aver colpito in modo positivo anche chi l’ha visitata per la prima volta.

“Io ci ero già stato tre anni fa, Malta mi era piaciuta molto e quindi non vedevo l’ora di tornarci – mi spiega – per me non c’è cosa migliore che svegliarmi al mattino, affacciarmi al balcone della mia camera d’albergo e vedere il mare. Si tratta di un posto dove la gente è amichevole, ci sono alcuni buoni ristoranti e le spiagge sono a portata di mano. Come giocatori, spesso finiamo col visitare sempre gli stessi posti, e così poterne scoprire di nuovi è sempre un’esperienza piacevole”.

Ed in questo senso, anche la decisione di inserire in programma un torneo da 25.000 € di buy-in a suo avviso ha influito in modo positivo: “Diversi giocatori di alto profilo in questo modo sono stati più motivati a prendere parte all’EPT – spiega – certo, non è stato un torneo così facile come magari accade a Montecarlo o alla PCA, ma ci sono stati un’ottantina di iscritti e sicuramente non mi aspettavo questo genere di partecipazione”.

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Duhamel è stato eliminato alla fine del day 1, ma malgrado questo ha deciso di non fare re-buy: “Non c’era così tanto valore e ho preferito evitarlo. Inoltre, contrariamente a quanto faccio di solito avevo partecipato al torneo satellite ed ero riuscito a vincerlo, così mi sono sentito anche più libero di non fare re-buy”.

Jonathan fra l’altro doveva partecipare con tutto il Canada al Global Poker Masters, un impegno che tutti hanno preso più sul serio di quanto si poteva magari immaginare alla vigilia: “I giocatori si stanno divertendo e questa nuova formula piace – ha sottolineato – il fatto stesso di giocare in squadra e di rappresentare il proprio Paese in genere è qualcosa che non esiste nel mondo del poker. Noi con gli altri ragazzi ci troviamo al mattino per discuterne, e tutti volevano giocare i tornei heads-up, così per decidere chi dovesse partecipare abbiamo dovuto tirare a sorte…“.

Per il pro di PokerStars si tratta di una piacevole novità, in quanto tale certamente gradita nel mondo del poker, e che a parte qualche piccolo accorgimento anche in futuro dovrà rimanere così com’è. Tuttavia, di qui a non molto lui – come molti altri – sarà impegnato alle World Series Of Poker, a cui pensa di partecipare dall’inizio alla fine: “Giocherò anche diversi tornei di varianti, per massimizzare le mie possibilità di vincere un braccialetto – spiega – l’unica ragione per cui potrei pensare di tornare a casa è se i Montreal Canadiens arrivassero in finale alla Stanley Cup…”.

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Perché in fondo, anche se da Las Vegas lui se ne è già tornato con il Main Event, c’è sempre qualcosa per cui competere: “Non si tratta solamente di soldi naturalmente, per esempio non ho mai vinto un EPT e sono convinto che sia una bella sensazione – dice sorridendo – quando partecipi ad un torneo del genere semplicemente non pensi di vincerlo, ti concentri solo sull’idea di andare più avanti possibile. Una volta arrivato al tavolo finale, malgrado sapessi di avere una chance completa cercai di non pensarci troppo, in fondo se deve succedere succede…”.

E così, anche se la competizione si fa sempre più agguerrita, Jonathan Duhamel non ha intenzione di mollarla: “Oggi c’è molta più consapevolezza su come giocare quando si ha uno stack attorno ai 20 big blind nei tornei dal vivo, fino a cinque anni fa non era certamente così. In questo senso, rimanere costantemente aggiornati è fondamentale, ma per fortuna a Montreal c’è una community numerosa di giocatori di talento”.

E se in un torneo High Roller a suo avviso di giocatori davvero money scared non ce ne sono, paradossalmente in un torneo dal buy-in minore come l’EPT è più probabile che accada: “Molti si qualificano attraverso i satelliti, quindi può capitare che esitino ed è lì che cerchi di picchiare duro. In ogni caso, ogni volta è una maratona, nella quale sei chiamato a giocare il tuo A game il più a lungo possibile ed a massimizzare il risultato delle tue deep run, il mio obiettivo non è certo quello di un min cash”. Ma questo, in fondo, era facile intuirlo.