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Il deal è alla luce del sole: l’EPT dà una lezione alle WSOP

Il bel tavolo finale dell’EPT Super High Roller di Barcellona si è chiuso con un prevedibile deal fra Olivier Busquet e Dan Colman: affare di pochi minuti, trasparente e messo nero su bianco. Eppure, quella che dovrebbe essere soltanto una logica conclusione si trasforma di fatto in una “lezione di stile”.

L’aver introdotto questa modalità, che è andata a sostituire i penosi siparietti di conciliaboli al riparo dalle telecamere ma non dall’evidenza dei fatti, è stata senza dubbio una prova di maturità da parte dell’organizzazione dello European Poker Tour.

Non soltanto sarebbe discutibile pretendere che i giocatori fossero costretti a ballarsi in heads-up differenze di payout spaventose dettate dal marketing, ma appare anche di dubbio gusto prendere in giro chi osserva lo spettacolo facendo finta che certi accordi non esistano. In nome di cosa, poi, a ben guardare non è facile intuirlo.

Da un lato, possiamo considerare dimostrato che payout subottimali attirino maggiormente i giocatori occasionali: ben vengano quindi un numero di premiati superiore al 10% degli iscritti, e poco male se gran parte del montepremi sia concentrato nelle prime tre posizioni, a patto che poi al momento opportuno lo si possa razionalizzare.

Dall’altro, è sacrosanto non soltanto che i diritti di giocatori paganti vengano sempre tenuti nella massima considerazione, ma anche che chi osserva (specie se non particolarmente avvezzo a questo mondo) non corra neppure il rischio di sentirsi vittima di un tranello, perché ne va della fiducia che può decidere di riporre o meno nel mondo del poker nel suo complesso, fiducia che agli operatori del settore dovrebbe stare particolarmente a cuore.

L’accordo basato sull’ICM raggiunto fra Busquet e Colman: non così difficile… (photo courtesy Neil Stoddart)

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In questo senso, pur considerando tutte le attenuanti del caso l’ostinazione da parte delle WSOP di negare formalmente alcun deal nei propri tornei – ed a maggior ragione nel Main Event WSOP – appare incredibilmente miope, incapace di intuire che così come il gioco si è evoluto negli anni parallelamente è accaduto lo stesso nelle esigenze del pubblico.

Pubblico che è sempre meno ingenuo, sempre più informato, e che anche nel caso in cui sappia poco di questo ambiente dimostra una sincera curiosità nel volerne sapere di più, sia da un punto di vista tecnico che più in generale di cosa accada dietro le quinte, e quando ci sono milioni di dollari in ballo come si può pensare che il loro (vero) destino sia irrilevante?

Tra l’altro, nel caso del Main Event delle World Series, anche in caso di accordo al tavolo finale chiunque lo accetti si alza da quella sedia comunque milionario, ed è davvero difficile immaginare che una prospettiva simile possa allontanare un appassionato solo perché non è più possibile sbattere dieci milioni di dollari (farlocchi) in prima pagina.

La trasparenza è la migliore arma che l’industria del poker possa usare per convertire gli scettici, ed a prescindere che questo possa bastare o meno comunque sembrerebbe auspicabile che tutti gli attori in gioco facessero la propria parte in questo senso: alzare cortine di fumo, anziché diradarne il più possibile, non sembra davvero la ricetta ideale.