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La versione di Robbi Jade Lew: “Non ho barato, Adelstein mi ha chiesto i soldi del pot!”

Robbi Jade Lew ha parlato. Dopo il polverone sollevato dal raise/call con J4o nella diretta streaming del casinò Hustler, la giocatrice si è concessa per una intervista a Chad Holloway di PokerNews.

In 40 minuti di chiacchierata Lew ha dato la sua versione della vicenda raccontando diversi retroscena di cui eravamo all’oscuro.

15 anni nelle biotecnologie

Per iniziare Holloway chiede a Lew di raccontare la storia della sua vita e di come vi sia entrato il poker.

“Ho lavorato per 15 anni in una industria di biotecnologie. La mia vita è stata sconvolta durante la pandemia. Ho iniziato a giocare a poker online e alla fine volevo solo partecipare alle World Series Of Poker. Quei 15 anni di lavoro mi hanno permesso di avere un bankroll per mettere un piede nei mid e high stakes.”

Giocare stakati e la diretta dell’Hustler

Lew dice che in queste partite ha conosciuto quello che poi è diventato il suo staker, tal Rip, anch’egli presente al tavolo dell’Hustler durante la discussa mano:

“Avevamo giocato diverse partite cash game private insieme a Rip, in particolare tra marzo e aprile. Anche lui lavora nella industria biotecnologica ed è un imprenditore con le mani in pasta un po’ ovunque. Iniziammo a lavorare insieme e poi scoprimmo di condividere una grande passione per il poker. Lui staka molti giocatori e dopo aver visto i miei successi a cash game mi ha chiesto se poteva stakarmi in un paio di tornei.”

Allo streaming del casinò Hustler è stata invitata dopo le partecipazioni a quelli del Live At The Bike:

“Avevo già giocato al Bike e a quanto ne so chi mi aveva vista mi aveva raccomandato a Ryan Feldman (coproprietario del casinò Hustler, ndr). Alla fine l’ambiente è piccolo, basta poco tempo per conoscere tutti”

“Nessun timore reverenziale”

Quando Holloway le chiede se non le sembra strano che una giocatrice ‘di primo pelo’ si sieda a giocare high stakes contro mostri sacri come Adelstein e Ivey, Lew rivela una sua caratteristica:

“Uno dei tratti che mi rende unica, e odio dirlo, è che quando siedo al tavolo penso solo a giocare, i soldi non mi interessano. Non mi interessa se sto giocando 2-5$ o 20-40$. Rip non ha mai perso un dollaro per aver investito su di me”

Cosa è successo in quella mano con J4o

Quando arriva il momento di parlare della mano oggetto di indagine, Lew spiega che era una action cucita sullo specifico avversario:

“Se l’avversario fosse fosse stato chiunque altro non avrei chiamato, Adelstein mi aveva bluffato più volte Sapendo questo, la mia è stata una mossa intuitiva: sapevo che mi stava bluffando.”

Ma la mano non sarebbe mai successa se avesse visto bene le sue carte:

“Ero convinta di avere un 3 in mano. Ero un po’ confusa, poi ho visto che nella mano precedente avevo davvero J3. In game ho guardato le carte senza registrare quello che gli occhi hanno visto. Ho chiamato convinta di avere la bottom pair come bluff catcher anche perché da parte di Adelstein non avrebbe avuto senso un push con mani di valore”.

Ma c’è anche un altro dettaglio da cui è scaturito quel raise/call che finora non è stato messo in risalto:

“Ero arrivata al tavolo con 240 mila dollari ma ne avevo messi in gioco solo centomila. A quel punto dovevo aggiungere 30 mila per un mega pot e ripeto, ero convinta di avere un 3, ma se fosse andato male potevo ricaricare coi 140 mila che mi restavano. Stavo giocando contro l’uomo perché nel mio cuore sapevo che non aveva nulla. La seconda è stata “se anche ha mano andiamo a fare il run it twice” e odio dirlo perché i soldi per me hanno un valore, ma volevo prendermi il rischio, tanto avevo il paracadute dell’altro stack. Avevo un bluff catcher”.

In stato di shock

Lew dice di essere rimasta shockata dopo aver visto che aveva chiamato con J4o. E ancora di più dopo aver vinto entrambi i runout.

Questo stato di shock ha influenzato anche la restituzione del bottino a Garrett nel momento in cui ‘la star’ dello streaming voleva abbandonare la partita.

“Non sono rimasta sorpresa della sua reazione sul momento. Poi se ne è andato dal tavolo e a un certo punto mi hanno chiamato dicendo che mi voleva parlare. Siamo andati vicino al cashier e a un certo punto gli ho chiesto se c’era qualcosa che potessi fare per farlo stare meglio. Lui è la star dello streaming, ero in una situazione scomoda ed ero sotto shock. Non potevo credere di aver vinto quella mano di m***a in entrambi i runout. C’era Ryan Feldman lì accanto che non sapeva bene cosa fare. Adelstein mi ha detto che avrei potuto iniziare dal restituirgli i soldi. Vista la situazione l’ho fatto con l’idea di riprenderli indietro nel resto della sessione o in quella seguente.”

Col senno di poi, però, Lew dice che se potesse tornare indietro non darebbe quei soldi ad Adelstein:

“Non lo rifarei solo perché alcuni ci hanno visto una ammissione di colpevolezza. E in realtà anche perché alla fine ho vinto quella mano, quindi sì, sto un po’ una m***a ora per avergli restituito i soldi. Tanto più che il mio staker Rip si è arrabbiato, giustamente, e ora sono in debito con lui di 135k”

“Non ho barato”

Nel corso di tutta la intervista Lew sottolinea di non aver barato. Quando Holloway le chiede delle stranezze notate da alcuni spettatori, la donna ha la risposta pronta.

“Sulla sedia che vibrava nelle mani precedenti a quelle del raise/call con J4o… Beh, non pensavo di dover mettere sul piatto la mia cartella clinica: stavo sbattendo i piedi sotto al tavolo perché soffro di ADHD (disturbo da iperattività e deficit di attenzione, ndr) e quel giorno non avevo preso le medicine”.

Sul device che secondo alcuni nascondeva nei pantaloni dice che le indagini chiariranno tutto:

“Avevo dei pantaloni Versace molto stretti, non si poteva nascondere nulla. Sicuramente il casinò ha delle riprese in alta definizione in cui si potrà vedere bene tutto”.

Gli strascichi

Adesso Lew non vede l’ora che finiscano le indagini che -dice – proveranno la sua innocenza.

“Ho fiducia nella indagine del casinò Hutler. Spero che arrivi alle conclusioni in fretta perché sia io che Gary al momento non possiamo giocare. Ho piena fiducia che sarà una indagine esaustiva da cui uscirò innocente al 100%. Mi presterò alla macchina della verità senza problemi. In realtà lo farei anche ora se qualcuno me lo chiedesse.”

Nonostante l’incidente l’abbia fatta stare male, e a suo marito ancora di più per il vortice di chiacchiere in cui suo malgrado si è ritrovata invischiata, Lew anticipa che non adirà le vie legali.

Con Adelstein si troverà presto non davanti a un giudice, ma al tavolo verde per una sfida heads-up:

“Una terza parte mi ha detto che lui ha accettato la sfida che gli ho lanciato su Twitter. Sicuramente succederà, adesso è da vedere quando.”

Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico mi sono appassionato al poker e dal 2012 è diventato il mio pane quotidiano. Intanto ho scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco.