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Sammartino e Pescatori, poi il vuoto: perchè l’Italia è andata così male alle WSOP 2017

Siamo giunti all’epilogo delle WSOP 2017 e, per quanto riguarda i colori italiani, non è stata un’edizione memorabile. Se si eccettuano le ottime performance di Dario Sammartino e Max Pescatori, si tratta di una delle edizioni più povere di risultati che si ricordino.

Italiani alle WSOP 2017: Sammartino e Pescatori super, poi il vuoto

Ufficialmente, la “spedizione” italiana ha accumulato 96 piazzamenti alle World Series Of Poker 2017 (in realtà sono almeno un centinaio, considerando occasionali errori di nazionalità attribuita come nei casi di Luigi Curcio e Antonio Scalzi), con 5 tavoli finali e un payout globale di 2.914.892$. Il dato è però inevitabilmente “drogato” da Dario Sammartino, che pesa per 2.122.586$ (di cui 1,6 milioni nel solo One Drop High Roller).

Dario Sammartino

Notevole il contributo anche di Max Pescatori, per il terzo anno consecutivo finalista nella Poker Hall Of Fame e che ha contribuito per 7 piazzamenti, 3 tavoli finali e un payout di 205.773$.

Ne consegue che, se non considerassimo i due sopracitati, l’Italia alle WSOP 2017 avrebbe totalizzato ben altri numeri. Andiamoli a vedere.

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Italia alle WSOP 2017 con Sammartino e Pescatori

  • 96 piazzamenti
  • 0 braccialetti
  • 5 tavoli finali
  • 2.914.892$ in premi totali

Italia alle WSOP 2017 senza Sammartino e Pescatori

  • 81 piazzamenti
  • 0 braccialetti
  • 0 tavoli finali
  • 586.533$ in premi totali

Una differenza imbarazzante, che va a beneficio dei due top player azzurri ma fotografa un’edizione davvero povera di soddisfazioni per il movimento azzurro.

Max Pescatori: lui e Sammartino hanno “salvato” l’Italia alle WSOP 2017

WSOP Italia: i perchè di un annus horribilis

Le ragioni di questa defaillance possono essere tante, a cominciare dalla “varianza”, o come la si voglia chiamare. Arrivare in field sempre più numerosi (battuto il record di presenze di tutti i tempi) non è impresa semplice.

La varianza

Quest’anno non abbiamo a disposizione il numero totale di iscrizioni italiane ai tornei delle WSOP, per una ragione molto semplice: l’organizzazione fornisce solo la classifica dei primi 10 paesi come numero di entries totali. Lo scorso anno l’Italia chiuse al decimo posto con 658 iscrizioni, che generarono 135 piazzamenti a premio. Questa volta il Bel Paese esce dalla top 10 in favore della Cina, che ha totalizzato 696 entries. L’impressione è che i numeri siano inferiori al 2016, ma difficilmente si discosteranno da un 10% in meno, che significherebbe comunque 600 ingressi. I piazzamenti sono invece in crollo verticale: da 135 a 96, prendendo per buoni i dati ufficiali.

Le varianti

In un post sul suo profilo Facebook, Michele Limongi identifica nella scarsa competitività nelle varianti di poker una delle ragioni del fallimento azzurro. Sono d’accordo solo in parte. Non è un segreto che gli italiani si cimentino poco nelle specialità che non siano No Limit Hold’em e Pot Limit Omaha, ma ciò è anche comprensibile per via di offerta e traffico del tutto inesistenti in Italia, e non solo online.

Competere nei tornei di Stud o nei Mixed e Draw Games significa avere a che fare con field numericamente ridotti e quindi con varianza meno assassina. Dall’altro lato, una eventuale competitività in certe specialità di nicchia sarebbe un toccasana per il numero di piazzamenti (o braccialetti, perchè no?), ma difficilmente sposterebbe nei bilanci economici di fine WSOP di ciascun giocatore, quindi neanche in quello globale dei pokeristi italiani alle WSOP.

Walter Treccarichi

Dunque, i Treccarichi e i Sammartino che si cimentano in giochi differenti sono speranze in più per le loro carriere e per i numeri del poker italiano. Tuttavia, per i due citati come per altri pro, si tratta di “varianti in corso d’opera” su schedule già robusti. Rimane impensabile che un variantista italiano “puro” affronti i costi di una trasferta transoceanica inseguendo traguardi che economicamente spostano poco o nulla.

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I costi

Le altre ragioni di una performance italiana inferiore alle attese sono di ordine economico e/o fiscale. La trasferta a Las Vegas costa, anche se si decide di adottare un approccio professionale evitando party ed eccessi vari. Di fatto, un buco nell’acqua pokeristico (che siano tornei o cash game) può costare diverse decine di migliaia di euro.

Le tasse

Inoltre non è da sottovalutare il discorso-tasse, su cui avevamo fatto chiarezza qualche mese fa ma che rappresenta comunque un disincentivo per i giocatori. Anche evitando la doppia imposizione, la trasferta a Las Vegas è un investimento oneroso, che va programmato e gestito nel modo più oculato possibile.

Tra defezioni e riduzioni

In ordine puramente alfabetico: Dario Alioto, Andrea Benelli, Antonio Bernaudo, Filippo Candio, Andrea Dato, Alessio Isaia, Gabriele Lepore, Luca Pagano, Carlo Savinelli. Sono nomi importanti del poker italiano che quest’anno, per le ragioni più varie, non si sono proprio visti a Las Vegas o comunque alle WSOP.

Altri hanno ridimensionato molto la loro presenza ai tavoli del Rio. Sergio Castelluccio, che lo scorso anno aveva rinunciato per via del National Championship da disputare in agosto, questa volta si è visto solo poco prima del Main Event (ben giocato anche se senza fortuna, tra l’altro). Arrivo negli ultimi giorni anche per Salvatore Bonavena ed Enrico Mosca. Permanenze lunghe ma calendario un po’ ridimensionato invece per Rocco Palumbo e Raffaele Sorrentino.

Mustapha Kanit, uno che Vegas non l’ha mai amata

C’è poi chi Las Vegas non l’ha mai amata e ci trascorre il minimo indispensabile. Parliamo ovviamente di Mustapha Kanit, il cui “odio” per Sin City è noto e infatti abbiamo visto comparire Mustacchione solo per il One Drop High Roller e a ridosso del Main Event.

Tutti questi elementi hanno inciso – e non poco – sull’efficacia delle performance italiane alle World Series Of Poker 2017. Rimane da capire se si tratta di una tendenza o di una casualità.

La competitività e le prospettive

L’attuale fase del mercato è strana, un misto fra lo stallo e l’attesa per una svolta epocale. Il poker online .it si è quasi abituato a un generale ridimensionamento, dai volumi di gioco e rake ai montepremi garantiti. Una buona parte degli italiani presenti a Las Vegas era infatti composta da regular online che hanno programmato per tempo la trasferta, o top reg che risiedono all’estero e giocano sulle .com. In particolare per costoro (si pensi a Sammartino) il braccialetto non è tanto un obiettivo economico quanto di prestigio e carriera, quando non oggetto di qualche prop bet.

Il valore aggiunto in termini di ritorno d’immagine, per un braccialetto di campione del mondo, è venuto meno con la crisi del poker online e le conseguenti mutate strategie che comprendono il taglio dei budget per le sponsorizzazioni.

Con la liquidità condivisa, anche quest’ultimo elemento potrebbe forse vivere una seconda giovinezza. Ma molto dipenderà da quanto la nuova piattaforma online continentale sapràa attrarre gli agognati nuovi giocatori.

John Hesp: una sua vittoria potrebbe avvicinare molti nuovi amatori al poker

In questo senso, una vittoria di John Hesp al Main Event di quest’anno potrebbe essere il boost giusto: un amatore puro al 100%, per giunta simpatico e quindi in grado di rinverdire il vecchio sogno di emulazione partito con Chris Moneymaker 14 anni fa e un po’ appannatosi nel corso degli anni.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".