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Poker Amarcord: quando Ilari “Zigmund” Sahamies scambiava il cappellino con Joni Jouhkimainen

Dopo l’abbuffata di poker live alle WSOP del 2023, con la vittoria del Main Event da parte dello statunitense Daniel Weinmann, è tempo di riprendere una delle rubriche più fortunate e che più hanno incontrato il favore dei lettori di Assopoker, il Poker Amarcord.

In questa rubrica ci occupiamo di ciò che successe negli anni d’oro del “nuovo poker“, quello esploso all’indomani della vittoria di Chris Moneymaker al Main Event delle World Series Of Poker del 2003.

Ilari Sahamies Zigmund Courtesy Neil Stoddart & Pokernews

La spasmodica aggressività di Ilari “Zigmund” Sahamies

Riapriamo il nostro appuntamento con un episodio che all’epoca fu commentato in mille salse dai blog di tutto il pianeta, un siparietto che durò il tempo sufficiente a risolvere la late stage a tre giocatori left, in quello che fu uno dei tavoli più belli e spettacolari della storia dell‘European Poker Tour, quello di Barcellona del 25 agosto del 2012.

Chi ha avuto la fortuna di vedere quel Final Table, ha ammirato le giocate iper aggressive di uno che con l’aggressività ci andava piuttosto d’accordo, quell’Ilari Sahamies, per gli amici più fidati “Ziigmund“, che accendeva fuoco e fiamme in ogni dove, quando si trattava di metterle dentro senza fare mille calcoli.

Parliamo di un giocatore che, come caratteristica principale comune a buona parte degli scandinavi dell’epoca, fece da precursore rispetto a ciò che diventò piuttosto comune negli anni successivi. Uno dei pochi che allargava i range di apertura, di call e, soprattutto, di 3Bet.

Il 2° posto all’EPT di Barcellona

Se vogliamo fare della facile ironia, potremmo immediatamente apostrofare la vittoria del bielorusso Mikalai Pobal, con tre parole, “tanto di cappello“.

In quella occasione, infatti, tra gli otto giocatori del tavolo finale, si presentò gente del calibro di Joh Juanda, Antonin Duda, rispettivamente ottavo e settimo, oltre ai già citati tre occupanti del podio, Mikalai Pobal e i due connazionali finlandesi, Ilari Sahamies e Joni Jouhkimainen.

Sahamies e Jouhkimainen se le diedero di santa ragione per tutto il tavolo finale, anche se la superiorità tecnica del più esperto tra i due, venne fuori anche in virtù del piazzamento, che vide “Zigmund” prevalere al secondo posto, per poi giocare un po’ troppo aggressivamente il testa a testa decisivo contro Pobal, decisamente più paziente dei suoi due avversari.

Joni ha successivamente costruito una carriera importante dedicandosi al Pot Limit Omaha, probabilmente instradato dal suo mentore, che vedeva in lui delle qualità piuttosto importanti, in un gioco ad altissima varianza come il PLO.

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Joni Jouhkimainen courtesy Pokernews & Neil Stoddart

La ridda dei cappellini

Ma la caratteristica più importante per la quale viene ricordato quel final table a tre, è senza dubbio lo scambio dei cappellini tra i tre, un modo per passarsi lo scettro di chipleader.

A seconda del colore di ognuno dei copricapi, presi chissà dove in quel del Casino catalano, la leadership momentanea e del tutto provvisoria tra i tre, veniva “ufficializzata” dallo scambio dei cappellini stessi.

Ed ecco che il chipleader ne indossava uno giallo, il secondo nel count ne metteva uno argento, mentre il provvisorio occupante del terzo posto ne indossava uno rosso.

Alla competizione, del tutto goliardica e senza significato alcuno, partecipò in un primo momento Pobal, il quale però, a manifestare un temperamento ben diverso da quello dei due finnici, si ritirò molto presto dalla gazzarra, eliminando così il colore rosso, anche e soprattutto per il fatto che aveva bisogno di una concentrazione maggiore rispetto a quella dimostrata dai due nordici.

E alla fine, a vedere il risultato finale, ebbe ragione lui.

1) Mikalai Pobal 1.007.550 €
2) Ilari Sahamies 629.700 €
3) Joni Jouhkimainen 404.050 €
4) Anaras Alekberovas  301.750 €
5) Samuel Rodriguez 230.900 €
6) Sinel Antono 178.400 €
7) Antonin Duda 125.950 €
8) John Juanda 76.100 € 

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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