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Bad beat

Imparare ad amare le bad beat per il piacere di essere ricompensati nel long term

Una delle situazione con le quali dobbiamo abituarci a convivere, è quella che capita subito dopo aver subito un brutto colpo. Ma se volessimo rivoluzionare il concetto di Bad Beat?

Bryce Yockey non crede ai suoi occhi dopo una bad beat

Cosa è esattamente una bad beat? 

Diciamo subito che lo spunto per questo articolo arriva da un pezzo scritto da Carlos Welch, giocatotore, scrittore di innumerevoli articoli e filosofo del poker che non manca quasi mai di dare il suo contribuito su PokerNews.

La bad beat, dice Carlos, non è nient’altro che un brutto colpo perso alla fine di una mano giocata nel migliore dei modi. 

Carlos racconta di aver perso un coin flip da 100x al Day3 del Main Event delle WSOP contro Maria Ho, quando i due si presentarono allo show down il primo con una coppia di donne la seconda con A-K. 

Ci sono dei colpi che possono spostare la vita e la carriera di un giocatore, e quello contro Maria era probabilmente uno di quelli.

Ma non è esattamente così

In quel momento e onestamente anche nei giorni successivi, scrive Carlos, ho pensato che quella mano fosse la maggior bad beat che si potesse prendere, più che per il colpo in sè, in fondo era solo un coin flip, quanto per il contesto e per ciò che avrebbe potuto rappresentare. 

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Oggi penso invece che una definizione di bad-beat così come tradizionalmente è intesa, sia obsoleta. 

Ora capisco che nemmeno J-J > QQ possa essere considerata una bad-beat, ma semplicemente una circostanza standard che non può essere considerata una BB. 

In quella mano ho aperto da BTN, trovando la 3Bet di Maria dal Big Blind, ho deciso di 4bettare per poi chiamare lo shove della Ho. 

Da quel momento ho imparato che il poker non è mai strettamente legato alla mano reale, ma ai range. 

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QQ vs AK giocano da sole, come dice un detto molto conosciuto tra noi giocatori, ma pure QQ vs JJ sarebbe stato un cooler.

Certo, in quel caso sarei stato piuttosto avanti, ma nel ragionamento di lungo termine, la mia mano avrebbe reso al meglio in quel contesto, così come avrei sfruttato quel piccolo vantaggio che mi portava ad essere leggermente avanti ANCHE con Maria. 

Ecco il punto

Il vero punto dal quale dobbiamo partire, è che dobbiamo riconoscere che più che bad beats, trattasi di cooler e, se QQ vs AK ci darà un piccolo vantaggio in termini di valore atteso, QQ vs JJ quel vantaggio ci verrà restituito in maniera molto più sostanziosa.

Ciò che significa che se non partiamo dal concetto che le nostre Bad Beats andrebbero ignorate perchè facenti parte del gioco, non capiremo mai che esse capitano come capitano i coin flip.

Anche se la cosa può risultare poco ragionevole e comprensibile, nel momento in cui avete perso un colpo in cui partivate parecchio avanti, dovete semplicemente entrare nell’ordine di idee che quel tipo di errore da parte del vostro avversario, è lo stesso per il quale, nel lungo periodo, la ricompensa sarà profumata.  

Se non ci fossero le bad beats, non esisterebbe il poker. 

Fine prima parte

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.