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Bryn Kenney contro GG: la causa che fa tremare il mondo del poker

Il contenzioso avviato da Bryn Kenney contro l'NSUS Group, gruppo proprietario di GGPoker e delle World Series Of Poker, rappresenta uno dei casi legali più rilevanti degli ultimi anni nel mondo del poker. Vediamo di capire cosa è successo.

Bryn Kenney fa causa a NSUS Group (GGPoker)

Quarant'anni da compiere il prossimo 1 novembre, Bryn Kenney è ormai da tempo in testa alla All Time Money List, primo della storia a superare i 90 milioni di dollari in vincite lorde da tornei live. Ma le attività di Kenney esulano, ovviamente, da quelle di semplice giocatore. Tra le più note c'era quella di ambasciatore di GGPoker, ruolo che ha ricoperto dal 2018 al novembre del 2020, mantenendo poi comunque relazioni commerciali con la room. Relazioni che, in tutta evidenza, non erano definite in maniera cristallina.

Infatti, nell'agosto scorso, il newyorkese aveva depositato una causa in Nevada contro NSUS Group, società madre della poker room in questione. Per tutta risposta, il CEO di NSUS Group, Mansoo "Michael" Kim, ha presentato istanza di archiviazione e, mentre scriviamo, non vi è stato alcun pronunciamento.

Bryn Kenney vs NSUS Group: le commissioni contestate

Secondo la causa depositata in Nevada, Kenney sostiene che nel 2018 il CEO di NSUS Group gli avrebbe promesso una quota del 5% della società, oltre a varie commissioni di affiliazione. In cambio, il professionista americano avrebbe svolto attività ben superiori a quelle di un semplice ambassador, contribuendo alla promozione del brand, allo sviluppo dell'offerta high roller e al reclutamento di migliaia di giocatori e agenti.

Kenney afferma che il rapporto commerciale con NSUS Group fosse estremamente redditizio, in un primo periodo. Nella causa sporta, Bryn parla di commissioni da circa 5 milioni di dollari incassate nel solo 2019. Successivamente, secondo il player newyorkese, la piattaforma avrebbe modificato i criteri di attribuzione dei giocatori affiliati, rimosso alcuni account dal suo sistema di tracking di affiliazione, applicato trattenute non autorizzate e contattato direttamente agenti e sub-affiliati. Tutte operazioni che, secondo l'accusa, avrebbero ridotto in maniera scorretta e consistente le sue entrate.

Kenney parla di 3 milioni di dollari in sole commissioni di affiliazione mancanti, senza considerare il famoso 5% della società che - a suo dire - non gli è mai stato corrisposto. Bryn Kenney afferma che, tra commissioni e quote societarie, questa vicenda gli è costata "tens of millions of dollars", decine di milioni di dollari in mancati guadagni.

Le accuse più delicate: cheating, sicurezza e tutela dei giocatori

La parte più esplosiva della causa riguarda però l'integrità del gioco. Kenney sostiene che i vertici della società fossero a conoscenza di episodi di cheating e vulnerabilità dei sistemi di sicurezza. Secondo la sua versione, tali problematiche sarebbero state occultate ai collaboratori e agli utenti, mentre successivamente parte delle responsabilità sarebbe stata scaricata proprio su di lui.

Inoltre, Bryn Kenney afferma di aver utilizzato circa 1 milione di dollari di tasca propria per compensare giocatori che riteneva danneggiati, dopo che una promessa di pagamento superiore (circa 6 milioni di dollari) non sarebbe stata mantenuta dalla controparte.

La difesa di GGPoker e la questione della prova

Dal canto suo, il gruppo guidato da Kim ha già messo in campo la sua strategia difensiva, chiedendo il rigetto in larga parte delle contestazioni. Nella memoria rilasciata dal CEO di NSUS Group, si afferma che le accuse di Kenney si basano su "an undated, unattributed assurance that his own Complaint shows the entire poker community". In pratica, in base a quanto afferma Kim, non ci sarebbe alcuna prova documentale di tali accordi.

Dal punto di vista giuridico, il cuore della controversia riguarda proprio la validità e l'effettiva esistenza di questi accordi, che secondo la documentazione emersa sarebbero stati in larga parte verbali. Un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo durante il procedimento. Se la promessa della partecipazione societaria non fosse stata formalizzata in modo adeguato, dimostrarne l'esistenza potrebbe risultare complesso. Al contrario, eventuali prove documentali, comunicazioni interne o testimonianze, potrebbero rafforzare la posizione di Kenney.

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Il precedente del 2022: le accuse di Martin Zamani

L'aspetto più paradossale dell'intera vicenda è che oggi Kenney accusa GGPoker di aver chiuso gli occhi davanti a fenomeni di cheating, quando nel 2022 era stato egli stesso al centro di uno dei più grandi scandali della storia recente del poker online. In quell'occasione l'ex membro della sua scuderia, Martin Zamani, aveva sostenuto pubblicamente che all'interno del gruppo gestito da Kenney si verificassero pratiche come collusion, ghosting e utilizzo di strumenti RTA (assistenza in tempo reale, vietata da tutte le room).

Le accuse avevano avuto enorme risonanza mediatica, ma Kenney le aveva respinte con forza durante una lunga intervista, definendole infondate e contestando l'attendibilità di Zamani. Nonostante il clamore suscitato, GGPoker non adottò provvedimenti pubblici nei suoi confronti e non emersero decisioni ufficiali che certificassero responsabilità dirette da parte di Kenney.

Cosa succede adesso?

Sotto il profilo legale, molte delle contestazioni rientrano prevalentemente nell'ambito del diritto contrattuale. Kenney lamenta sia una violazione degli accordi economici, sia una presunta condotta fraudolenta finalizzata a privarlo delle somme maturate nel corso degli anni. Per questo motivo chiede danni compensativi e un esame dettagliato dei registri societari, necessari a ricostruire i ricavi effettivamente generati dalle sue attività.

Ben più pesante è la parte delle accuse relative a falle di sicurezza e tutela dei giocatori. Qualora tale parte fosse supportata da prove concrete, potrebbe portare il campo della disputa oltre il piano strettamente commerciale.

La prossima udienza è stata fissata per il 12 novembre. Superfluo aggiungere che nessuna accusa è stata al momento provata, ma la posta in gioco è altissima. Molto più che da un mero punto di vista giudiziario od economico, ognuna delle parti mette a forte rischio la propria credibilità.

Immagine di copertina e interna: Bryn Kenney (Eloy Cabacas & PokerNews)

Giornalista - Poker e Sport Editor
Nato nel 1972 in Calabria, pratica diversi sport con alterne fortune, anche per via di un fisico non esattamente da Guardia Svizzera. Dai primi anni ’90 ad oggi, il suo percorso lavorativo e di vita non ha mai smesso di accompagnarsi alle varie passioni: dalla musica alle arti visive, alla tecnologia e alla scrittura. Prima DJ in vari club, poi tecnico e regista televisivo, quindi giornalista. Nel 2006 scopre il Texas Hold’em che dal 2007 diventa il suo pane quotidiano, creando la prima redazione online interamente dedicata al poker, in Italia. Anche lo sport non ha mai smesso di essere parte della sua vita, seppur non vissuto ma raccontato. Da anni scrive di calcio, basket e tennis, con particolare amore per quest’ultimo, ben prima che diventasse sport nazionale con la Sinner-mania e tutto ciò che ne consegue.