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Charlie Carrel analizza un all-in in bluff su David Peters in un high roller da €100.000

Non è necessario essere dei giocatori professionisti per comprendere quanto è difficile imporsi nei tornei high roller. In questi eventi con un buy-in compreso tra i €25.000 e i €100.000 (a Las Vegas e all’Aussie Millions si sale fino a $300.000) la concorrenza è spietata, perché vi prendono parte i più forti giocatori di poker al mondo. Per riuscire a vincerli è dunque necessario giocare senza paura nonostante le cifre in ballo, ma al tempo stesso essere estremamente preparati dal punto di vista tecnico.

Per questo motivo, alcune giocate che sembrano essere puramente istintive sono invece ragionate nel minimo dettaglio e pianificate fin dal preflop, come dimostra un’analisi che Charlie Carrel ha fatto nel corso di un’intervista per Pokernews.com. Il professionista inglese ha spiegato perché ha deciso di mettere a rischio un torneo da €100.000 di buy-in al Pokerstars Championship di Montecarlo nel tentativo di bluffare il temibile David Peters.

 

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Charlie Carrel analizza un bluff contro David Peters nell’high roller da €100.000

La mano inizia con il rilancio a 10.000 del giovane fenomeno britannico, che ha in mano a 6 . Alla sua sinistra, Peters piazza la 3-bet direttamente dal bottone a 35.000. Foldano tutti e Carrel chiama, nonostante una mano che non gioca bene postflop fuori posizione.

È un call molto loose“, ammette Charlie. “L’ho effettuato perché in questi tornei devi prenderti tutto l’edge possibile, anche il più piccolo. Più vai avanti e più la concorrenza si fa pesante. Al contrario, in altri tornei con field più semplici questo era un fold perché contro avversari più deboli è meglio aspettare spot con una maggiore equity”.

Il flop è k **c7 4 ed entrambi i giocatori fanno check

“Non ho nessun backdoor flush draw qui e faccio check”, spiega. “David fa check back, ma lo fa in un modo molto strano, molto rapidamente. Con questo check, il suo range è già sorprendentemente stretto: lo metto su Q-Q, J-J o 10-10. Non penso che faccia una mossa del genere con un Re, non con quel check così veloce. Con un Re prenderebbe almeno in considerazione la c-bet”.

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Si giunge dunque sul turn 3 . Ora ci sono due possibili flush draw, uno a cuori e uno a fiori. Charlie Carrel punta 2/3 del piatto e David Peters chiama.

“La ragione per cui l’ho fatto è in primis che abbiamo un gutshot e un’overcard. Mi aspetto che foldi spesso qua, ma ho anche pensato che avrei sempre ricevuto un call dal range 10-10, J-J, Q-Q, quindi il mio obiettivo era fare una puntata per costruire un pot sufficiente a bluffare con un’altra puntata al river, magari shovando. Così, invece di preoccuparmi del suo range al turn, avrei spostato tutto il ragionamento sul river”.

Dopo il call di Peters viene girato un 7 al river. Charlie Carrel va all-in e David Peters folda.

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“Il river è un altro 7 che completa un possibile colore a fiori“, prosegue “Epiphany77”. “Una buona notizia per noi, perché abbiamo molti flush draw nel nostro range con cui chiamiamo la 3-bet preflop e puntiamo sul turn. Abbiamo anche mani come set, A-A a volte, A-K, K-Q, K-J e forse K-10 con le quali al river shoviamo”.

L’analisi si sposta quindi più in profondità: “Mettendoci dal suo punto di vista, se ha una mano come Q-Q o J-J ci sono due casi: se ha in mano carte a cuori che blockerano un possibile flush draw folderà sempre, e la ragione è che i giocatori che seguono la GTO (come me) amano sfruttare i blocker. Se lui mi toglie dei blocker significa che avrò meno bluff nel mio range“.

“Ritengo che con Q-Q o J-J con carte a fiori folderebbe al 100%, ma se non ha carte a fiori credo che folderebbe comunque una buon percentuale di volte considerando che ho un value range molto ampio su questo board con tutti i Kx, i colori e i set. Alla fine ho deciso di andare all-in. Dopo aver utilizzato tutto il minuto a disposizione per decidere, ha foldato“.

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