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Il trauma della bad beat, un problema di prospettive

Alzi la mano chi gioca al poker Texas Hold’em e non si sia mai trovato nella condizione di subire una pazzesca, beffarda, crudele bad beat, tanto da sentirsi vittima dei capricci degli dèi del poker e non solo.

Nonostante siano giocatori affermati e campioni vincenti, anche tra i professionisti questa legge non fa eccezione, e anzi assume contorni ancora più paradossali nel momento in cui la sfortuna sceglie di accanirsi su di loro decisamente nel momento sbagliato.

John  DuthieLo sa bene ad esempio John Duthie, che nella scorsa PokerStars Caribbean Adventure durante il Main Event si è visto spazzar via la sua coppia di assi da quella di donne di Tyler Reiman che trovava il set al flop, perdendo un enorme piatto che – rimasti in dodici – lo avrebbe proiettato al tavolo finale con una massiccia chipleading:

“E’ come quando un paracadutista si lancia, sente il vento in faccia finché non arriva il momento di aprire il paracadute, tira la corda ma questa non funziona – ricorda malinconicamente Duthie – si tratta della bad beat più grande che abbia mai subito e che credo subirò mai in carriera, è stato come perdere 1.500.000 dollari in una mano dove sei favorito all’81%”.

E per fortuna che nessuno di noi può dire di aver mai provato niente di simile. Un episodio simile naturalmente si riflette sul proprio gioco anche a distanza di tempo: “Ti aspetti di perdere anche quando parti nettamente in vantaggio – continua John – o cerchi di contenere le dimensioni del piatto in modo da non correre grossi rischi”.

Un drammatico scatto del nostro Alberto 'Albi64' De Nardi, dopo l'eliminazione all'IPT Sanremo

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Tuttavia, Duthie ammette che per quanto duro possa essere accettare una mano dagli esiti tanto pesanti, un vero giocatore superi anche questo tipo di situazioni: “Non vuoi più giocare a poker per molto tempo, e puoi perfino arrivare a dire che non ci giocherai mai più, ma un vero uomo di sport non abbandona le gare solo per essere stato battuto. Non dimenticherò mai quella mano, ma il suo impatto sta diminuendo. Non sono una persona sfortunata, sono convinto si tratti soltanto di un periodo”.

Daniel  NegreanuGli fa eco Daniel Negreanu, che nonostante una carriera splendida di amari secondi posti ne ha vissuti più di uno: “Questo è il poker, situazioni del genere capitano continuamente a chi sceglie questa vita. Serve forza mentale e d’animo. Ci sono persone che affrontano cose assai peggiori nelle proprie vite. Se la cosa peggiore che ti sia mai capitata è stata una bad beat o vedersi sfuggito un primo posto, mi spiace che tu sia fortunato senza rendertene conto. Ci sono persone che hanno perso le braccia, o che sono paralizzate, altre che se la passano ancora peggio. Bisogna pensare a quali siano le vere sfortune, confrontarle con le proprie e capire che la propria vita non è affatto male”.

Un pensiero, quello del pro di PokerStars, che per quanto potrebbe apparire banale dovremmo ricordare forse più spesso.