Dopo aver parlato con Liberato 'babydonk' Savino, vincitore della maxi taglia misteriosa da centomila euro al Sunday Million XXIII di PokerStars Poker - Sisal,, siamo riusciti a rintracciare anche il vincitore del torneo più grande del poker online italiano.
Per la verità è stato lo stesso 'MaxCos' a palesarsi con un messaggio privato sui nostri social.

Dopo un rapido scambio di numeri di telefono ci siamo sentiti: a seguire la trascrizione della chiacchierata.
In questo Articolo:
Chi è 'MaxCos'
Massimo, per iniziare dicci chi sei: quanti anni hai, da dove vieni, cosa fai nella vita?
Ho 47 anni, sono di Palermo e faccio l’agente immobiliare. È la mia attività principale qui in città.
Da quanto tempo giochi a poker online?
In pratica sono iscritto da sempre. Prima su punto com di PokerStars, poi quando nel 2009 c’è stata la separazione ho continuato sulla estensione italiana.
Su SharkScope sei introvabile.
Sì, chiesi di essere tolto tra il 2011 e il 2012 perché molti ti facevano le pulci su SharkScope, controllavano i tuoi risultati, le vincite, le perdite… All’epoca ero più giovane e per evitare di dare troppe informazioni preferii togliermi dal database.
A un certo punto però ti sei allontanato dal poker. Perché?
Perché secondo me quando hanno inserito il casinò dentro le piattaforme è stata una mazzata. Noi vogliamo giocare a poker, non altro. Se mi metti accanto la possibilità di giocare a tutto, è chiaro che finisci una cosa e ne inizi un’altra. Quella scelta ha ucciso molta della passione. Ho continuato a giocare sempre meno, dedicandomi soprattutto al lavoro.
Cosa ti ha riportato a giocare con più entusiasmo?
Da pochissimo ho ritrovato l'entusiasmo, perché io voglio giocare a poker, punto. Nel frattempo ho fatto anche qualche live, tipo a Malta, ma niente di straordinario. Nei tornei serve anche tanta fortuna.
I soldi sono importanti, ma arrivare primi ha un valore diverso. Ora sono nell’albo d’oro del Sunday Million italiano e questo resta.
Massimo Cosentino
Il racconto del Sunday Million
A proposito di fortuna, passiamo alla vittoria al Sunday Million: ti sei iscritto domenica pagando il buy-in?
No, il venerdì ho giocato un satellite di qualificazione da 25€ con 10 posti garantiti, che poi sono diventati di più. Mi sono qualificato così. Il sabato avevo provato altri tornei, ma come tutti cerco di darmi dei limiti di deposito. La domenica mi sono ritrovato praticamente con 10€ nel conto: ho fatto il Sunday Million e un altro torneo da 10€, ma in quello sono uscito subito. Al Million invece sono andato avanti.
C’è una mano chiave del day 1?
Sì, dopo qualche ora avevo circa 240.000 chip, mi arriva una coppia di assi in middle position. Un giocatore apre, quello prima di me flatta. Al tavolo siamo in quattro o cinque. Non volevo giocarla in multiway, così tribetto forte. Rimaniamo io e l'altro big stack del tavolo, che era più o meno a pari con me. A un certo punto mi rilancia pesante. Ci penso dieci secondi e gli metto tutto. Lui chiama immediatamente con due donne. Da lì passo a circa 500.000 chip e chiudo la giornata tra i primi del chipcount.
Con quello stack il tuo approccio è cambiato?
Sì. Io sono un giocatore solido: da lì in poi non ho più inseguito mani inutili. Il tavolo finale è tutta un’altra storia, ma fino a quel momento ho giocato molto disciplinato.
La rinuncia alle taglie misteriose
Arrivati alla 'mystery bounty zone' come ti sei trovato?
A dire la verità è stato come veder aprire le gabbie dei leoni. Per i primi 15 minuti ho avuto quasi paura, non me l’aspettavo. In una mano ho perso diverse taglie perché io stavo ancora giocando a poker, mentre molti altri no.
Racconta
C’era un giocatore molto più aggressivo di me: andava sempre all-in. In una mano avevo doppia coppia, c'erano tre o quattro giocatori in all-in, cercavo di tenere il piatto basso ma lui mi shovato in faccia. Avevo il dubbio che non avesse nulla ma non volevo uscire. Così ho foldato. Col senno di poi ho perso quelle taglie, ma ho avuto la certezza di restare nel torneo.
Andando avanti hai preso le misure?
Da 35-40 left ho avuto sempre al tavolo un giocatore che chiaramente non giocava a poker. Rilanciava sempre, chiamava qualsiasi cosa, puntava su ogni board senza logica. All’inizio non lo avevo capito e sono stato un po' in difficoltà, poi ho iniziato semplicemente ad aspettare le mani buone. Mi ha regalato tantissime chip.
Quando siete rimasti in cinque è arrivato il deal. Tu come ti sei posto nei confronti dell'accordo?
Alle otto di mattina, dopo 12 ore di gioco, contro un giocatore così imprevedibile, rischiare tutto per 9.000€ di differenza non aveva senso. Il discorso economico si è chiuso circa un’ora prima della fine. Da lì in poi il mio obiettivo non erano più i soldi: volevo vincere.
La gioia della gloria
C’è stato un momento in cui hai capito che avresti vinto?
Sì, nella mano finale. Ho fatto scala, lui mi ha messo tutto. Se avesse avuto la scala più alta non lo avrebbe mai fatto. In quel momento ho capito che non aveva niente. Non c’era nulla da pensare. Quando ho visto lo showdown ho capito che era finita.
La stanchezza ha pesato? Come hai fatto a restare lucido fino alle sette del mattino?
L'adrenalina, soprattutto. E un amico che è rimasto sveglio a chattare con me da quando sono entrato nei primi 30. Poi ero solo in casa.
Dopo una vittoria così, cambierà qualcosa nel tuo percorso pokeristico?
No. Non sono più un ragazzino. È una soddisfazione enorme, soprattutto verso gli amici con cui giochiamo spesso live, quelli che ti dicono “io sono più bravo di te”. Questo risultato serve anche a quello. I soldi sono importanti, ma arrivare primi ha un valore diverso. Ora sono nell’albo d’oro del Sunday Million italiano e questo resta.


