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Josh Arieh e l’aiuto delle pot odds al World Poker Tour

Tra gli indicatori matematici più utili nel poker figurano senz’altro le pot odds, vale a dire le possibilità di aggiudicarsi un piatto calcolate rapportando la somma di denaro presente nel pot stesso con l’importo che bisogna investire per continuare a giocare.

Per le decisioni al tavolo di alcuni player, le pot odds hanno sempre l’ultima parola, mentre per professionisti del calibro di Josh Arieh bisogna bilanciarle con la lettura sull’avversario e la specifica situazione di torneo.

“Non amo troppo la matematica” racconta Arieh che in carriera ha conquistato due braccialetti delle World Series of Poker. “Qualcuno potrebbe foldare in determinate circostanze quando la decisione è close, ma a me piace correre il rischio.” Tuttavia, a volte anche i giocatori più spavaldi devono ringraziare di aver fatto i conti giusti dopo una lettura sbagliata, esattamente come ci dimostra Josh in questa mano giocata al WPT Doyle Brunson Five Diamond World Poker Classic del 2009.

Con bui 400/800 e ante di 75, l’avversario da utg apre di 2.000. Arieh effettua il call con a j e lo stesso fa il big blind. Sul flop arrivano q 9 q e Josh hitta dunque il nut flush draw su un board che offre possibilità anche per un full-house. Il grande buio decide di checkare e l’original raiser punta 2.400 trovando il call di Arieh. Il big blind rilancia allora fino a 13.000 costringendo al fold il primo giocatore.

“Mi sono messo a pensare così a lungo che dopo un po’ mi sono chiamato da solo il ‘time’ per darci un taglio. Mi stavo scervellando sulle mie pot odds. Lui poteva avere un 9 oppure k 10. Propendevo comunque per la prima ipotesi.” Se la lettura di Josh era esatta, aveva nove outs per il colore su 47 carte sconosciute e con il turn e river ancora da scoprire. Un metodo veloce per calcolare le odds con due carte da vedere consiste nel moltiplicare le outs per 4; con una sola carta ancora da scoprire bisogna invece moltiplicarle per 2. Il risultato non è perfetto ma molto vicino a quello reale.

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Pertanto, Arieh aveva circa il 36% di hittare un cuori, ossia partiva svantaggiato di 2 a 1. Doveva chiamare 8.800 in un piatto da più di 21.000 per cui le pot odds erano più che sufficienti per il call. “Quando ho chiamato il suo raise al flop, gli restavano 19.000 dietro. Pertanto mi ero praticamente committato per tutto lo stack a meno che sul board non si fosse formata una doppia coppia, visto che ero convinto che avesso il 9” spiega Arieh. “Anche perdendo quegli ulteriori 19.000, sarei comunque rimasto con uno stack da 50.000.”

Sul turn arriva il 7 e il big blind va all-in. “La sua leggera esitazione mi ha fatto ricredere sulla possibilità che avesse il 9, tuttavia non importava: avrei chiamato lo stesso.” L’avversario mostra q 10: “Pensavo avesse KT di cuori oppure un 9, ma non ritenevo invece che quella mano fosse nel suo range.” Il river è infine un 3 che consegna il piatto ad Arieh grazie al flush vincente.

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