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L’intuito può aiutarci a vincere a poker?

Doyle Brunson, nel suo famoso Super System, scrisse che durante le sue partite gli capitava spesso che gli venisse in mente esattamente quale tipo di gioco stavano facendo i suoi avversari. Brunson, in realtà, sperimentava quella che tecnicamente viene definita “elaborazione implicita”, o più semplicemente “intuito”.
Ma che cos’è l’intuito? In filosofia indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile. Rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi, e sulla cui origine i pareri sono discordi. E’ come una voce che in un momento inatteso ci dice “Folda!!” oppure “re-raise, sta cercando di rubare i bui”. Non si sa da dove salti fuori e perché, ma poi – spesso e in un momento successivo – capiamo il significato di quel messaggio.

E’ una specie di sesto senso? No, se intendiamo qualcosa che ha a che fare con il paranormale. E’ il nostro subconscio? Si. Il nostro cervello è in grado di captare le informazioni che ci circondano in maniera del tutto autonoma, senza il nostro aiuto consapevole. Pensate al nostro linguaggio: noi tutti parliamo e capiamo almeno un lingua. Le regole sintattiche e semantiche sono spesso così complesse che neanche i linguisti più esperti le conoscono tutte. Eppure noi, già da bambini, impariamo queste regole in maniera inconscia. Il nostro cervello memorizza i pattern ricorrenti della nostra lingua madre tutte le volte che ascoltiamo qualcuno che parla. E così avviene anche nel poker.

Possiamo quindi affidarci all’istinto nei nostri processi decisionali al tavolo da gioco? Certamente, ma non al 100%. Può essere un valido aiuto, ma per la perfezione c’è bisogno del controllo della nostra parte conscia. Visto che il poker è un gioco ad informazioni incomplete, il nostro istinto può aiutarci a sistemare alcuni dettagli in modo da avere un quadro il più possibile completo.

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Possiamo imparare ad usare il nostro intuito in maniera più efficace? Sicuramente si, ma c’è bisogno di molta pratica. Soltanto con ore ed ore di gioco il nostro cervello può individuare pattern che si ripetono e, quindi, acquisire una certa sensibilità rispetto a questo sistema così complesso. Naturalmente serve anche una certa attenzione a tutto quello che capita durante il gioco. Un maggior focus sull’azione non farà altro che accelerare questo processo di costruzione dell’intuito. Sentirete, allora, pian piano emergere questo nuovo senso, che come in un percorso zen, vi porterà ad una nuova e più ampia comprensione del gioco.

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