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Pot Limit Omaha: come gestire le 3-bet in un torneo?

[imagebanner gruppo=pokerstars] Giocare cash game oppure tornei, anche di una stessa variante, significa addentrarsi in due mondi piuttosto diversi fra loro: Phil Galfond lo sa bene, ed ecco perché quando si tratta di 3-bettare nel Pot Limit Omaha la sua strategia cambia.

Pur trattandosi evidentemente di un argomento molto denso, difficile da sviscerare in tutte le sue possibili implicazioni, “OMGClayAiken” quando si trova a giocare un torneo pensa che in tutta una serie di circostanze potremmo anche non avere un range di 3-bet, con lo scopo di contenere le dimensioni del piatto preflop, ridurre la varianza ed evitare di pagare un prezzo salato in termini di ICM.

Tuttavia, rinunciare del tutto ad avere un range di 3-bet – anche quando ci troviamo in posizione – può essere una limitazione pesante, impedendoci di giocare tutta una serie di mani a cui non dispiacerebbe affatto giocarsi un piatto in heads-up, anziché multiway. Per questa ragione, Galfond analizza i pro ed i contro di una mini 3-bet in posizione, elencandone sia i benefici che le potenziali criticità.

Può essere una buona opzione con mani come AAxx, o anche 7 6 5 4 , ovvero mani che preferiscono giocare in heads-up e con cui non ci troviamo particolarmente in difficoltà anche nel caso in cui si venga 4-bettati – ha scritto su RunItOnce.com – questo fa anche sì che non possano 4-bettarci spesso in bluff, in quanto una buona parte del nostro range sarà composto da AAxx”.

Tuttavia questa possibilità a suo avviso presenta comunque dei limiti, di cui è indispensabile tenere conto nel momento in cui si decida di imboccare questa strada: “Uno dei limiti maggiori è il fatto di riaprire il giro di puntate, ma non solo. Infatti, se decidiamo di adottare una strategia in cui non 3-bettiamo preflop il nostro flatting range sarà più forte, mentre nel momento in cui iniziamo a 3-bettare lo stiamo indebolendo”.

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E questo, evidentemente, ha delle conseguenze: “In generale, rischiamo di incoraggiare i nostri avversari a squeezare con un range più ampio – proprio perché sapranno che il nostro flatting range è più vulnerabile – ed anche se la maggior parte delle nostre mani non sarebbe particolarmente preoccupata da questa eventualità in una partita di cash game, è uno scenario che vorrei certamente evitare nei tornei“.

C’è inoltre chi sottolinea un altro rischio, ovvero quello di dare informazioni circa il nostro range, nel momento in cui decidiamo di alternare flat a mini 3-bet, anche se per i nostri avversari non sarà comunque banale capire con quali mani lo si stia facendo.

Naturalmente bisogna anche sottolineare che Galfond basa la sua analisi su un field particolarmente preparato, formato in buona parte da professionisti vincenti ad alti livelli tanto online che dal vivo, un problema che fortunatamente molti giocatori non si trovano in realtà ad affrontare…