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Zazano: la filosofia di uno dei re del NL1000

Mirza “zazano” Muhovic è uno dei giocatori più conosciuti e rispettati fra coloro che giocano il NL1000 6-max, visti i suoi risultati eccellenti: capace di multitablare in modo pesante, la sua filosofia è abbastanza diversa da quella di molti altri regular.

Sulle poker room internazionali, infatti, l’utilizzo massiccio di script capaci di piazzarti sistematicamente in posizione su questo o quel giocatore è diventato ormai un’abitudine per molti. Sicuramente si tratta di un modo per trarre un vantaggio sui propri avversari, ma secondo “Zazano” questo genere di mentalità rischia di essere controproducente, guardando al lungo periodo.

“Se concentrate i vostri sforzi sullo studio e sul cercare di diventare più forti, anziché focalizzarvi sempre e soltanto sulla partita più facile, come risultato riuscirete probabilmente ad avere un gioco migliore. Quando sono passato al NL1000 giocavo spesso  in heads-up contro avversari più abili di me. Così facendo ho aumentato la varianza delle mie sessioni, ma al tempo stesso riflettendo su quegli scontri sono migliorato molto“.

Mirza sa bene che chi oggi usa script simili e punta a trovare partite più semplici possa avere successo nel presente, ma dubita che questo possa accadere anche in futuro: “Avranno successo coloro che riconosceranno il valore di essere studenti del gioco, un aspetto più importante rispetto al massimizzare sempre e comunque la propria EV attuale, anche se tutti sembrano preoccuparsene”.

Imboccare la strada più semplice non mette abbastanza alla prova, dal suo punto di vista, e col tempo questo rischia di rivelarsi un problema: “Non imparerete mai a gestire una pesante pressione, e non sarete mai coinvolti in dinamiche davvero complesse, non potrete nemmeno accorgervi del fatto che un giocatore migliore di voi stia adottando una certa strategia, perché tutto ciò su cui sarete concentrati sarà il vostro prossimo Jesus Seat“.

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E questo tipo di percorso, a suo avviso, riguarda anche un incremento del multitabling: “Credetemi, nessuno nasce con l’abilità innata di giocare su 20 tavoli. Nonostante alcuni possano essere più avvantaggiati in questo senso di altri, sono convinto che non si tratti di una capacità che non si possa imparare. Conosco molti regular che giocano con disarmante facilità fino ad otto tavoli, e perciò è sconvolgente che non possano giocare qualcuno in più”.

Naturalmente quella che si rivela una strada profittevole per qualcuno non è detto che la sia anche per qualcun altro, ma in ogni caso le riflessioni di un giocatore tanto affermato – ed al pari di tanti altri non certo famoso per il grande pubblico –  non possono che far riflettere sia chi è già un professionista vincente sia chi lotta per diventarlo.

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