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Scommesse

Strategia scommesse: cos’è e come si scova una value bet

Scritto da
01/01/2017 08:03

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Nei nostri articoli sulle scommesse abbiamo menzionato spesso il termine “value bet“, che nel poker ha un significato ben preciso (una puntata effettuata ottenere il call dell’avversario, ovvero il contrario di un bluff) mentre nel mondo del betting spesso viene utilizzata a sproposito. In realtà il concetto di value bet è piuttosto semplice ed è veramente fondamentale per chiunque voglia approcciare le scommesse in maniera professionistica. La vera abilità non sta nel capire cos’è e come si calcola una value bet, ma nel riuscire a scovarla. Vediamo, passo per passo, tutti questi aspetti.

Definizione

La value bet nelle scommesse non ha nulla a che fare con quella del poker. In termini molto generici, nel betting la value bet è una scommessa che si effettua quando si ritiene che la quota offerta dai bookmakers sia sbagliata, ovvero che abbia un valore (da qui “value”) intrinseco. Più nello specifico, si ha una value bet nel momento in cui la quota che ci interessa è superiore a quella che noi riteniamo essere giusta.

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Attraverso questa definizione comprendiamo il concetto-chiave della value bet: per capire se una scommessa è una value bet, dobbiamo necessariamente affidarci a un giudizio soggettivo – il nostro – che deve essere il più preciso possibile. D’altronde solo attraverso un’analisi profonda e dettagliata possiamo dire se una quota è giusta oppure no.

Come si calcola una value bet

Ogni quota rappresenta la percentuale di riuscita di un evento secondo i quotisti. Per calcolare una value bet è necessario saper convertire le quote in percentuali. La formuletta per farlo è semplicissima:

100/quota = percentuale assegnata

Facciamo un esempio pratico guardando le quote di Barcellona-Roma di Champions League:

Barcellona @1.28

X @6.5

Roma @11

Utilizzando la formula di prima, le percentuali assegnate dai bookmakers ai tre segni di questa partita sono le seguenti:

Barcellona 78.12%

X  15.38%

Roma 9.09%

Qualcuno avrà già notato che la somma delle tre selezioni supera il 100%, attestandosi al 102.59%. Se facciamo 100 diviso la somma delle percentuali otteniamo il payout, in questo caso pari al 97.4%. Lo scarto tra questa percentuale e il 100% è il vantaggio del bookmaker nei confronti degli scommettitori: quel 2.6% (100-97.4) rappresenta l’equivalente della rake nelle scommesse. In ogni caso, del payout parleremo eventualmente in un altro articolo.

Come si scova una value bet

Il procedimento per scovare una value bet non è complicato:

  1. prima ancora di guardare le quote, assegnate una percentuale di riuscita a un evento
  2. calcolate quella dei bookmaker (attraverso il procedimento precedente)
  3. confrontatele: se la vostra è superiore allora avete una value bet, in caso contrario non c’è valore in quella scommessa

Restiamo sull’esempio di Barcellona-Roma:

  1. senza guardare le quote stabiliamo che la Roma possa vincere questa partita il 15% delle volte
  2. calcoliamo la percentuale attribuita dai bookmaker (100/quota): 9.09%
  3. la nostra è superiore per  il 5.91%. Questa è una value bet

Poniamo invece di voler puntare sul Barcellona. Un errore molto comune in questi casi è quello di scommettere sui favoriti senza ragionare in termini di value bet ma basandosi esclusivamente sul blasone e sulla forza nel campionato nazionale:

  1. crediamo che il Barcellona abbia il 75% delle possibilità di vittoria
  2. il bookmaker gli assegna il 78.12%
  3. la nostra probabilità è inferiore a quella dei bookmaker, quindi non dovremmo mai puntare su questa quota

In questo caso, infatti, la nostra stima è inferiore a quella dei quotisti e quel 3% di differenza sarebbe sostanzialmente un vantaggio per il bookmaker nei nostri confronti.

La nostra capacità di giudizio è tutto

Uno scommettitore bravo non è colui che ha più coraggio o punta più forte. La caratteristica principale dello scommettitore vincente è un metro di giudizio che rasenta la perfezione. Se volete vincere con le scommesse dovete essere più bravi a determinare la percentuale di riuscita di un evento rispetto a un quotista.

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Ovviamente voi state rischiando i vostri soldi su ogni scommessa, quindi siete penalizzati, mentre il quotista è pagato per fare le quote indipendentemente dall’esito finale e può avvalersi di strumenti di analisi che in pochi hanno o sanno utilizzare. Per lui è un lavoro, per la maggior parte degli scommettitori è un hobby. Con queste premesse è facile capire perché il numero di vincenti nelle scommesse è molto più basso rispetto al poker, dove tutti partono alla pari.

Come abbiamo già visto, vincere con le scommesse è comunque fattibile, ma è impossibile  pensare di farlo senza uno studio approfondito che ci permetta di determinare se una scommessa è una value bet. Analizzate le statistiche, guardate gli scontri diretti e il calendario, leggete la lista degli infortunati, le dichiarazioni dei tecnici, dei giocatori, dei dirigenti, dei tifosi… insomma, fate tutto ciò che è in vostro possesso per acquisire una conoscenza quasi perfetta dei valori in campo. Solo così sarete in grado di determinare le percentuali di riuscita di un evento in maniera più accurata rispetto alla valutazione dei quotisti. In altre parole, dovete costruirvi un edge, un vantaggio.

In fondo le scommesse si riducono a una sfida tra scommettitori e bookmaker: quando effettuiamo una value bet stiamo facendo una mossa EV+ che ci premierà sul lungo periodo, mentre quando puntiamo su quote che sono prive di valore facciamo il gioco dei bookmaker, risultando perdenti sul long term. Va sempre tenuto a mente che anche dietro alle quote ci sono delle valutazioni soggettive e che nessuno è perfetto: ogni giorno i bookmaker commettono decine di errori più o meno grandi ed è in quei casi che il professionista si butta a capofitto per approfittarne. Tutto ciò che non rappresenta una value bet, deve invece essere tralasciato se si vuole vincere con le scommesse.

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