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Mario Adinolfi

Mario Adinolfi e la presunta evasione da €400k: la tassazione è il vero nodo, vi spieghiamo il "giallo" sulle vincite delle scommesse

Mario Adinolfi ha respinto le accuse davanti al gip di Roma nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, agli arresti domiciliari, ha sostenuto di essere un giocatore e non un truffatore, contestando anche la ricostruzione della presunta evasione fiscale che è alla base dell’inchiesta.

Adinolfi: "Con me almeno 90 persone hanno guadagnato".

Durante l'interrogatorio di Garanzia davanti al Giudice per le indagini Preliminari (GIP) e al Procuratore della Repubblcia Arcuri, Mario Adinolfi si è difeso:

"Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C'è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi. Io non frego le vecchiette" ha detto, rispondendo alle domande del gip e del pm Arcuri.

Le ipotesi formulate dagli inquirenti sono pesanti: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, raccolta abusiva del risparmio e omessa dichiarazione dei redditi. Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa collettiva”, attraverso la quale, secondo la Guardia di Finanza, sarebbero stati raccolti negli ultimi cinque anni oltre 4,7 milioni di euro da privati, ai quali venivano prospettati rendimenti collegati alle scommesse sportive. Adinolfi respinge le accuse e le responsabilità dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento.

"Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C'è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi. Io non frego le vecchiette"

Mario Adinolfi - Interrogatorio Garazia (dal Corriere della Sera)

La tesi difensiva dell'ex parlamentare

Il Corriere della Sera pubblica alcuni passaggi dell'interrogatorio, Mario non arretra di un centimetro e si difende: "Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi".

La tesi difensiva è chiara: Adinolfi scommetteva per conto del suo gruppo, secondo lui, le persone che hanno vinto naturalmente hanno incassato in silenzio mentre chi ha perso lo ha denunciato.

In un suo post sui social, il giornalista-influencer-pokerista indicava proprio la strada delle scommesse: i crediti che ne derivano sono obbligazioni naturali (i creditori non possono fare azioni giudiziarie di rivendicazione di crediti che traggono la loro causa dal gioco d'azzardo). Per lui quindi la raccolta del denaro verso i risparmiatori non era un'azione presentata come un investimento (con rendimento garantito) ma erano vere e proprie scommesse. Per i denuncianti invece è l'opposto.

Alla precisa domanda su come era stato contattato dalle persone che gli mandavano i soldi, lui ha risposto:

"Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte". Dichiarazioni forti, una versione che non risponde alla versione delle parti denuncianti, ma saranno i giudici a stabilire la verità, almeno processuale.

"Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte".

Mario Adinolfi (dal Corriere della Sera)

La presunta evasione fiscale contestata

Parallelamente, gli investigatori contestano una presunta evasione fiscale da circa 400.000 euro. Per un importo equivalente è stato disposto un sequestro preventivo finalizzato all’eventuale confisca.

Senza dubbio la GDF ha calcolato questa cifra calcolata sui movimenti dagli estratti conto del giocatore. Ma su quali operazioni?

È proprio questa parte dell’inchiesta a sollevare il quesito più interessante per chi conosce il settore del gioco: su quale base imponibile è stato calcolato il presunto debito fiscale?

Perché è prassi, come ad esempio, nelle indagini precedenti (per esempio nell'inchiesta All in sui giocatori di poker) la Guardia di Finanza contestava la presunta evasione delle tasse calcolate sulle vincite lorde e non nette nei circuiti non autorizzati da ADM. Io gioco 100 e perdo 90, dovrei pagare le tasse calcolate sul profitto, 10, invece per la legge italiana non è così: le tasse vengono calcolate su 100.

Le fiamme gialle applicano l’articolo 69 del DPR 917 del 22 dicembre 1986, il TUIR, successivamente modificato. Stabilisce la tassazione dell’intero importo percepito senza deduzioni nei casi in cui le vincite costituiscano redditi imponibili; non significa, però, che tutte le vincite realizzate presso concessionari italiani debbano essere dichiarate dal giocatore ed è proprio su questo principio che si basa la tesi di Adinolfi.

La difesa di Adinolfi: le vincite erano già tassate

Nel corso dell’interrogatorio, Adinolfi avrebbe sostenuto che le vincite ottenute attraverso operatori regolarmente autorizzati non dovessero essere inserite nella dichiarazione dei redditi, perché il prelievo fiscale sul gioco viene applicato a monte, alla fonte dai concessionari legali.

 "Ho sempre rispettato con convinzione la legge. Se vinci a poker, le tasse le paga il concessionario. Penso che lo stesso discorso vada esteso alle scommesse online".

Gli avvocati De Luca e Di Lorenzo hanno presentato una richiesta di revoca della misura del sequestro sui beni per 400mila euro.

Il principio, considerato in astratto, contiene un elemento corretto. Quando un giocatore italiano scommette attraverso un concessionario autorizzato, il sistema fiscale grava normalmente sull’operatore e non prevede che il cliente debba successivamente dichiarare come reddito ordinario ogni vincita accreditata sul proprio conto di gioco. In poche parole: la tassazione viene applicata alla fonte.

Nel mercato regolamentato italiano l’imposta sulle scommesse è infatti versata dal concessionario. Dal 2016, per le scommesse sportive a quota fissa, il prelievo è stato impostato sul margine dell’operatore, cioè sulla differenza tra la raccolta e le vincite pagate ai giocatori.

Ma questo principio non è necessariamente sufficiente per risolvere il caso Adinolfi.

La differenza tra giocare il proprio denaro e raccogliere quello degli altri

Il vero problema dell’inchiesta non sembra essere rappresentato soltanto dalle scommesse effettuate da Adinolfi. La Procura contesta un sistema nel quale sarebbero stati raccolti milioni di euro da soggetti terzi, con la prospettazione di rendimenti legati all’attività di betting. Secondo la Procura di Roma, il giocatore di poker e ex parlamentare, avrebbe raccolto denaro presentando le scommesse come un investimento a rendimento garantito. Adinolfi invece smentisce questa tesi.

Questa distinzione è determinante. Un conto è un giocatore che deposita il proprio denaro presso un concessionario autorizzato, effettua una scommessa e incassa l’eventuale vincita. Un altro conto è ricevere denaro da altre persone, amministrarlo, utilizzarlo per scommettere e promettere o riconoscere un rendimento.

Nel secondo caso, i flussi economici potrebbero essere qualificati dagli inquirenti non come semplici vincite personali, ma come compensi, redditi derivanti da un’attività organizzata oppure proventi di un’attività ritenuta abusiva. Ed è proprio su questa qualificazione giuridica che presumibilmente si giocherà una parte importante del confronto tra accusa e difesa.

Il fatto che le scommesse siano state eventualmente piazzate presso concessionari autorizzati non rende automaticamente irrilevanti, dal punto di vista fiscale e finanziario, i rapporti intercorsi tra chi raccoglie il denaro e le persone che lo affidano. Dipenderà molto dalle presunte prove esistenti o meni a favore dell'una o dell'altra tesi.

 "Ho sempre rispettato con convinzione la legge. Se vinci a poker, le tasse le paga il concessionario. Penso che lo stesso discorso vada esteso alle scommesse online"

Mario Adinolfi (dichiarazione riportata dal Corriere della Sera)

I 400.000 euro sono stati calcolati sulle vincite lorde?

Resta poi una domanda alla quale, sulla base delle informazioni pubbliche disponibili, non è ancora possibile rispondere: la Guardia di Finanza ha ricostruito il presunto reddito imponibile considerando le vincite lorde accreditate sui conti oppure il risultato economico effettivo dell’attività?

La differenza anche qui è enorme.

In Italia sui giochi non autorizzati le tasse si applicano sulle vincite lorde

Un giocatore può incassare vincite per un milione di euro in un circuito non autorizzato (o fuori dall'Unione Europea), ma aver effettuato giocate per 950.000 euro. In questo esempio, il volume lordo delle vincite sarebbe pari a un milione, mentre il profitto reale ammonterebbe soltanto a 50.000 euro. Considerare integralmente gli accrediti senza sottrarre le somme impiegate nelle giocate produrrebbe quindi una rappresentazione economica molto diversa dalla realtà.

Il problema non è nuovo. L’articolo 69 del Testo unico delle imposte sui redditi stabilisce, per le vincite che rientrano tra i redditi diversi imponibili, che esse concorrano a formare il reddito per l’intero ammontare percepito, senza alcuna deduzione. È una disposizione particolarmente severa, perché non consente in linea generale di compensare la singola vincita con i costi o con le perdite sostenute per ottenerla.

La regola riguarda soprattutto i casi nei quali la vincita debba effettivamente essere inserita nella dichiarazione del giocatore (ovvero quando a organizzare i giochi e le scommesse sono società estere o casinò che non si trovano nello spazio economico europeo (SEE).

Non deve essere confusa con il regime delle scommesse effettuate presso concessionari italiani, per le quali il prelievo è assolto nell’ambito del sistema concessorio.

La giurisprudenza e il principio della tassazione al netto

Negli anni, alcune decisioni della giustizia tributaria hanno messo in discussione gli effetti più rigidi della tassazione sul lordo.

In un caso relativo a vincite ottenute all’estero, la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha ritenuto che la capacità contributiva dovesse essere valutata considerando il risultato netto e non esclusivamente l’importo lordo delle vincite. Si tratta però di un orientamento maturato in una vicenda specifica e non di una regola generale definitivamente consolidata per qualsiasi forma di gioco o scommessa.

La materia è stata inoltre profondamente influenzata dalla giurisprudenza europea. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha censurato la disparità di trattamento tra vincite ottenute in Italia e quelle conseguite nei casinò di altri Stati membri. Successivamente il legislatore italiano è intervenuto per adeguare la disciplina.

Questi precedenti dimostrano che la tassazione delle vincite non può essere affrontata con un’unica formula valida per ogni situazione. Bisogna conoscere il luogo nel quale è stata effettuata la giocata, la natura dell’operatore, il regime concessorio applicato e, soprattutto, la reale origine delle somme.

Se dovesse essere accolta la tesi di Adinolfi, sarà necessario probabilmente provare che quelle scommesse sono state effettute su siti concessionari.

Mario Adinolfi
Mario Adinolfi all'Isola dei Famosi ha raggiunto la massima popolarità

La questione decisiva: vincite personali o ricavi della “Scommessa collettiva”?

Nel caso Adinolfi, quindi, non basta affermare che le vincite delle scommesse sono già tassate alla fonte. Erano esclusivamente vincite maturate su conti intestati ad Adinolfi presso concessionari autorizzati? Erano profitti derivanti dalla differenza tra somme giocate e somme incassate? Comprendevano commissioni o percentuali trattenute sulla gestione del denaro affidato da terzi? Oppure la Guardia di Finanza ha considerato reddito una parte dei flussi transitati nel sistema della “Scommessa collettiva”?

Occorre prima stabilire che cosa rappresentassero realmente le somme contestate in base alla ricostruzione dei giudici e dei loro consulenti nominati (con delle perizie tecniche). La Procura è orientata verso la raccolta dei risparmi da parte degli investitori, ma stiamo parlando solo di una parte processuale, va tenuta presente anche la difesa dell'ex parlamentare che rimane innocente fino a una eventuale condanna.

Senza conoscere il processo verbale di constatazione, gli estratti completi dei conti di gioco e il metodo utilizzato dagli investigatori per ricostruire l’imponibile, non è possibile stabilire se i 400.000 euro siano stati quantificati sulle vincite lorde oppure sul profitto effettivamente attribuito all’indagato.

Sarebbe quindi prematuro sostenere come fatto accertato che il Fisco abbia tassato il semplice volume delle vincite.

È però una domanda legittima e centrale. Soprattutto perché, nel betting, il totale degli accrediti non coincide necessariamente con i volumi prodotti dal giocatore.

Come agiva Adinolfi? Da Scommettitore?

La linea difensiva di Adinolfi avrebbe una base più solida qualora fosse dimostrato che i 400.000 euro contestati derivano esclusivamente da vincite regolarmente pagate da concessionari autorizzati, senza compensi aggiuntivi, commissioni o altri proventi personali non dichiarati.

Diventerebbe invece molto più fragile se la contestazione riguardasse i guadagni derivanti dall’organizzazione della raccolta, le somme trattenute ai partecipanti oppure redditi prodotti attraverso un’attività che gli inquirenti considerano finanziaria e abusiva.

Il punto, dunque, non è soltanto stabilire se le vincite delle scommesse siano tassate alla fonte.

La domanda decisiva è un’altra: Mario Adinolfi agiva esclusivamente come scommettitore oppure gestiva il denaro di altre persone ricavandone un reddito e presentando "La Scommessa Collettiva" come un investimento?

Sarà la ricostruzione dei flussi finanziari a fornire la risposta probabilmente. E sarà soprattutto necessario comprendere se il presunto imponibile sia stato calcolato sulle somme effettivamente guadagnate o su un volume lordo che, nel mondo delle scommesse, può risultare molto superiore al profitto reale.

Oggi è prematuro farsi un'idea sulla vicenda, per questa ragione invitiamo tutti ancora una volta a pensare alla presunzione di innocenza. Invitiamo alla massima prudenza, nessuno è portatore della verità oggi.

Per la foto in copertina si ringrazia Pokernews.