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Mario Adinolfi

Mario Adinolfi agli arresti domiciliari: accuse di truffa e evasione fiscale. Com’era strutturata la “Scommessa collettiva”

Mario Adinolfi è finito nella bufera stamani, dopo la diffusione della notizia del suo arresto da parte della Guardia di Finanza, a seguito delle indagini per quello che gli inquirenti definiscono una presunta truffa: “La Scommessa Collettiva” .

I capi d’accusa sono proprio truffa ed evasione fiscale (per circa 400.000 euro). Per la Procura di Roma sarebbero stati raccolti circa 5 milioni di euro. Il giornalista-politico-influencer è agli arresti domiciliari. Naturalmente anche per Mario vale la presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza di condanna.

Dall'Isola dei Famosi a "Le Iene"

Solo un anno fa, nel luglio 2025, Adinolfi raggiungeva un picco di popolarità, dopo essere arrivato secondo nel concorso “L’isola dei Famosi Vip”. Popolarità che però ha scatenato la reazione dei partecipanti della sua iniziativa sul betting “La Scommessa collettiva”.

La luna di miele con Mediaset è però durata poco, a indagare su Adinolfi è stata in autunno la trasmissione di Italia 1 “Le Iene” che ha raccolto le testimonianze di alcuni risparmiatori che hanno denunciato di non aver mai ricevuto il denaro investito e i rendimenti promessi. Nell'occasione Adinolfi ha accusato il programma e denunciato proprio Mediaset.

Si tratta di una vicenda controversa ma alcuni presunti truffati avevano già presentato esposti alle varie Procure della Repubblica competenti. Adinolfi ha sempre pubblicamente rigettato queste accuse.

Mario Adinolfi, i capi d’accusa

Giornalista, influencer, politico (è stato parlamentare in passato per il partito democratico) e grande appassionato di poker: Mario Adinolfi è da stamani agli arresti domiciliari a Roma.

A muovere accuse gravi al leader del “Popolo della Famiglia” è la Procura della Capitale, per via del sistema de “La Scommessa collettiva”.  Per i procuratori “il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400mila euro sarebbero invece il frutto dell'evasione fiscale” contestata dagli investigatori. La sua posizione è molto delicata.

Secondo la versione del quotidiano “La Repubblica” (la prima testata a riportare la notizia stamani) la ricostruzione dei Procuratori sarebbe un presunto schema di truffa: “Bonifici sui conti personali, rendimenti garantiti e nessun contratto: per la Procura, solo una minima parte delle somme finiva nelle giocate. Il resto sarebbe stato usato per rimborsi, trasferimenti e spese di lusso, in un meccanismo ritenuto compatibile con uno schema Ponzi”. Accuse molto gravi che dovranno essere provate di fronte a un giudice".

Secondo tale versione, Adinolfi avrebbe (il condizionale è d’obbligo perché riguarda la versione della Pubblica accusa ma non ancora una verità processuale) raccolto denaro verso i risparmiatori senza alcuna autorizzazione (in genere è la Banca d’Italia che rilascia le licenze a enti e società).

Mario Adinolfi
Mario Adinolfi impegnato in un torneo internazionale di poker (photo courtesy of Pokernews - Danny Maxwell)

La “Scommessa collettiva”, il club del betting esclusivo

Grande comunicatore, Mario Adinolfi sul web avrebbe promosso il suo progetto sul betting, una sorta di quello che in Gran Bretagna chiamano “sindacato” (più scommettitori uniscono le loro forze finanziarie per condizionare il mercato delle scommesse e trarre vantaggio).

Un esempio legale, forse il più famoso, è quello messo in atto da un altro ex poker player come Tony Bloom, attuale presidente del Brighton e di altre squadre in Europa, che ha costruito un impero finanziario nelle scommesse e nello sport proprio dopo aver organizzato un sindacato con migliaia di appassionati di betting coinvolti. Oggi Bloom è miliardario, il suo patrimonio è stimato in 1,5 miliardi.

Nelle intenzioni – con ogni probabilità - di Mario Adinolfi, c’era la volontà di strutturare qualcosa di simile, l’aveva presentato come un “club esclusivo” nel quale era possibile entrare con quote annuali o trimestrali che, secondo il Corriere della Sera, variavano dai 3.000 ai 10.000 euro.

La sua iniziativa è una delle conseguenze della de-regulation che vige nel betting italiano, una zona grigia nella quale tipster e influencer possono agire in libertà. Ne abbiamo parlato nel nostro speciale dedicato ai tipster.

Come funzionava "La Scommessa collettiva"

L’ha chiamato “Scommessa collettiva” e ha raccolto milioni di euro – secondo la Procura – da parte di risparmiatori privati, promettendo rendimenti periodici legati all’esito positivo delle scommesse sportive, attraverso un approccio professionale al mercato. Adinolfi sosteneva di aver organizzato un team di esperti (secondo la ricostruzione degli inquirenti).

Considerando però le testimonianze di alcuni partecipanti, quelle promesse non sarebbero state mantenute dall’ex deputato romano: questi piccoli risparmiatori non avrebbero visto più la restituzione delle somme investite, secondo l’accusa dei procuratori della Capitale. Adinolfi ha sempre negato.

La pubblica accusa sostiene che erano stati promessi (a seguito del versamento delle quote periodiche da 3.000 fino a 10.000 euro) rendimenti che potevano arrivare fino al 40%, un rendimento impensabile nel mondo delle scommesse nel lungo periodo. Per questa ragione, i pubblici ministeri sostengono la tesi – se confermata – di un potenziale Schema Ponzi (una catena, ovvero i profitti degli investitori più vecchi non derivano da reali attività economiche, ma vengono pagati con i soldi versati dai nuovi aderenti che entrano nello schema, la condizione è infatti quella di far arrivare con continuità nuovi investitori).

Laura Martellini della redazione romana del Corriere della Sera, cita una vecchia intervista nella quale Mario Adinolfi spiega: “La somma investita è sempre e comunque garantita ma chi ne richiedesse la restituzione fuori dalle finestre trimestrali in cui l’operazione è consentita accetta di rinunciare alle vincite maturate e non reinvestite”.

Due anni fa, in occasione degli Europei, Adinolfi commentava il sistema: “Se compri la quota entro febbraio la paghi 9.500 euro, si chiamerà Vip Plus e ti scade il 31 dicembre 2024 con la maggiorazione del 150% (200% se l’Italia vince l’Europeo)”.

Le difficoltà nell'attuare il piano

"La scommessa Collettiva" - dal punto di vista pratico - era però molto difficile da attuare per diverse ragioni tecniche che possono essere sollevate solo da chi conosce bene il mercato del betting. Per prima cosa, soprattutto nel mercato italiano, è difficile poter movimentare cifre per milioni di euro con l'accettazione di puntate high roller da parte dei bookmakers.

E' possibile che Adinolfi nell'attuare il piano si sia trovato in difficoltà anche per questi ostacoli tecnici, sempre che le pubbliche accuse verranno confermate.

Inoltre, difficilmente tali momenti (superiori alla soglia di segnalazione) sarebbero potuti essere esenti da una segnalazione all' UIF - Banca d'Italia per presunta attività di riciclaggio (scattano in automatico).

Le segnalazioni nel betting

Per la normativa anti-riciclaggio, la soglia generale per i trasferimenti in cash è di 5.000 euro, ma solo per puntate superiori a 2.000 euro scatta l'obbligo di identificazione del cliente. Le giocate sospette vengono analizzate dagli operatori e, se ritenute anomale, segnalate all'UIF (Unità di Informazione Finanziaria).

Inoltre i bookmakers non concedono vantaggi per somme ingenti. Mi spiego meglio: nelle scommesse l'unico modo per essere vincenti nel lungo periodo è scommettere per valore, ovvero individuare quote "sbagliate" offerte dai concessionari, ma i book stessi hanno un monitoraggio costante (oramai sono i software che fanno tutto in automatico) e quando vengono piazzate delle puntate su alcune quote di valore, queste cambiano e si abbassano, si annulla di fatto il valore. Diventa quindi difficile poter essere vincenti in un mercato ristretto e monitorato come quello legale italiano per i giocatori high roller.

La difesa di Adinolfi

Come ricordato, esiste la presunzione di innocenza e le varie accuse dovranno essere dimostrate in un tribunale, così come le legittime denunce di chi si sente truffato dal sistema de “La Scommessa Collettiva”.

C’è da sottolineare che, pubblicamente, Adinolfi ha sempre smentito le testimonianze pubbliche dei suoi accusatori-risparmiatori.

Adinolfi, in un recente passato, ha cercato di difendersi, dichiarando di aver chiuso l’attività e che nei periodi d’oro riguardava solo un numero molto ristretto di persone, un dettaglio che potrebbe essere decisivo a scagionarlo da un'eventuale accusa di evasione fiscale.

Gli inquirenti però avrebbero raccolto e osservato diversi post sui social del 2022 e del 2023 che testimoniavano movimenti.

Le accuse dei risparmiatori

La Guardia di Finanza ha iniziato a indagare dopo aver raccolto le denunce dei partecipanti che si sono sentiti traditi dalla “Scommessa Collettiva” e hanno tentato di recuperare il denaro consegnato.

Le accuse dei risparmiatori sono state raccolte e messe in onda anche dalla trasmissione di Italia 1 de “Le Iene” ma Adinolfi, intervistato, ha accusato a sua volta il programma di aver “usato” dei “figuranti” ad hoc per montare il caso e ha negato l’esistenza di tali debiti contestati.

C’è stato anche davanti alle telecamere – a Prato – un duro diverbio tra l’influencer e politico con Filippo Roma, l’inviato di Mediaset. Il programma ha accusato Adinolfi di una presunta “aggressione fisica”.

Adinolfi ha querelato Le Iene e Mediaset e ha negato le accuse degli intervistati. Un tribunale potrà stabilire la verità della controversa vicenda. La speranza è che non si consumi un processo mediatico nei suoi confronti e chi - eventualmente - ha subito dei torti possa essere risarcito.

Siamo aperti a dare spazio sia alle tesi difensive di Mario Adinolfi che le accuse di chi si è sentito truffato ed ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. Seguiranno aggiornamenti su Assopoker.