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Storie di Assopoker

Giuseppe Ruocco: sì, ne vale ancora la pena, pochi marginali, ma tanto margine

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12/03/2019 17:08

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Laureato, una testa fuori dal comune, volenteroso nella sua professione, determinato, disponibile a trasferirsi.

Sembra il C.V. di un candidato a qualche posto di una certa rilevanza e in effetti quel posto, Giuseppe Ruocco, probabilmente lo ha davvero in testa, ma dubito possa essere dentro ad un ufficio. 

Conosciuto dalla comunità pokerista come “peppruocc”, il partenopeo ha sempre ottenuto risultati più che discreti, ma la doppietta di domenica 10 marzo la ricorderà a lungo.

Per le “Storie di Assopoker” ho scambiato 4 chiacchiere con Peppe, col quale non avevo mai parlato più di tanto. Ed è stata una piacevolissima sorpresa.

Ciao Peppe e grazie per il tuo tempo. Per non farmi cogliere impreparato, ho letto l’intervista che Domenico ti fece un paio di anni fa, ma non mi torna subito una cosa. A lui dichiarasti che stavi vivendo in una sorta di camping a Orsenigo e che stavi cercando un appartamento nel comasco. A me oggi hai detto la stessa cosa. Stai cercando casa a Como. 

Ma non è che sia tutta una truffa e questo camping di Orsenigo ci porta culo? 

Intanto voglio precisare che sono sempre molto contento quando voi di Assopoker vi interessate a me e per questo vi ringrazio. 

L’ormai mitico camping di Orsenigo

Ormai sono una specie di nomade più che per adozione, per vocazione. Al tempo dell’intervista con Domenico, sì, quello di Orsenigo era un camping “tutto a caso”, ma stavolta, insieme alla mia compagna, vorremmo comprare una casa a Como e per il momento vorremmo trovare una sistemazione temporanea in affitto. 
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Per quanto riguarda la “run”, parliamone 

Memoria selettiva e pianti preventivi, sai benissimo che la fanno sempre da padrone quando si tratta di run, quindi non mi dilungo. 

Subito, a bruciapelo: ti manca Napoli? 

Nonostante io non sia una persona morbosamente attaccata alle proprie origini, sfondi comunque una porta aperta. 

Ho vissuto una decina di anni a Torino da ragazzino per poi tornare a Napoli insieme alla mia famiglia; ma qui si aprono tutta una serie di discorsi che vanno dalla concezione del tenore di vita a quello che è il vero e proprio vissuto quotidiano. 

Pensa ad esempio all’ambiente, alla vivibilità (intesa anche come concezione meteoropatica delle persone), i rapporti col vicino o con lo sconosciuto, ma soprattutto elementi più “terra terra” come la cucina…beh… che te lo dico a fare. 

In proiezione però, se devo pensare anche ad un futuro per mio figlio, devo decisamente fare le mie scelte e riconoscere che Milano e il suo hinterland ti garantiscono tutta un’altra prospettiva. 

Cosa è cambiato a livello professionale da quell’estate del 2017? 

È cambiato un po’ tutto e un po’ niente. 

Il mio percorso professionale è decisamente “sui generis”, ho abbandonato una strada, quella forense, che non regala più la stessa certezza di un tempo, ma che mi avrebbe comunque occupato per un percorso di studi prestabilito. 

Le scelte importanti

Ho scelto un’opzione decisamente più impervia, meno battuta, anche perché nel meridione non è semplice buttarsi a capofitto in un progetto come il poker che spesso non è esattamente appoggiato da chi non ha tutti gli elementi per capire. 

Il mio trasferimento al nord è, per sommi capi, collegato a questo discorso. 

Leggevo che volevi ammortizzare un po’ di varianza per aumentare il tuo spending live, ma con le vicissitudini del Casinò di Campione la cosa non deve essere andata alla grandissima. Come ti sei arrangiato?

Ho unito l’utile della mia scelta al dilettevole della convivenza, con l’idea che il field live potesse regalarmi qualche soddisfazione in più.

Night on Stars peppruocc

In realtà la varianza nel live non la batti MAI, troppo pochi i colpi giocati nell’arco di una qualsiasi sessione e di una carriera intera, non esiste un long term attendibile, per cui la soluzione è una sola: testa bassa, pedalare e attendere quel momento di rush che, rispetto alla partita online, ti da una soddisfazione economica “one shot” molto più ricca. 

Sono cifre, quelle che vinci live, che soprattutto a 30 anni possono aiutarti a cambiare il percorso della tua vita, con un investimento diversificato, un’attività differente, ecc…

Campione, il suo Casinò e tutta la situazione che si è creata ha amplificato questo discorso, si è passati da una situazione di monopolio, o quasi, per poi divenire la certificazione dell’oligopolio prima, e del fallimento poi ( leggete gli sviluppi della situazione qui, ndr).

Non ho mai pensato approfonditamente ad una esperienza sul .com per tante ragioni. 

La liquidità condivisa che stava per partire, una relazione stabile che mi permetteva e mi permette di mantenere una certa tranquillità e un equilibrio deciso, il comfort del .it, hanno fatto sì che io rimanessi all’interno di una sorta di loop che alla fine non mi dispiace, anche se un’eventuale esperienza sul .com non è del tutto accantonata. 

Immagino che la notte appena passata non sia andata malaccio, ci vuoi raccontare la sua cronaca come se tu fossi un giornalista di poker? Avevi deciso di iscriverti a entrambi i tornei? Hai avuto tavoli semplici? Hai dovuto recuperare Stack? 

Non so se riuscirò a fare una cronaca della mia notte, ma posso dirti che la mia intenzione non è mai stata quella di aprire il maggior numero di tavoli possibile, sono sempre stato convinto che la qualità dei tornei sotto il punto di vista della struttura, soprattutto in un giorno particolare come la domenica, possa aiutarti a far valere le qualità che un professionista dovrebbe avere. 

La notte magica

Quindi schedule chirurgico, scelte oculate e tornei che mi fanno sentire il più confident possibile, tanto ho capito che la parte focale della serata di grinding lo vivi intorno alla mezzanotte, quando capisci se hai fatto la scelta giusta ad aprire i tornei che hai deciso di aprire. 

E la differenza la fanno le situazioni extra poker, un riposo sufficiente, un periodo tranquillo, le persone giuste, gli stimoli adatti, se mancano troppe di queste variabili, è meglio non startare. 

E così la scelta, come quasi sempre accade, è ricaduta sui Full KO dove il mio Roi è interessante, specialmente nei €250 e nei €30. 

Al €30 perso un brutto Flip a 30 left, ma da lì in poi, un po’ facendomi spitare, un po’ approfittando dell’assenza di parecchi reg ai tavoli  (molti di loro sono a Barcellona), sono riuscito a non avere grossissimi problemi. Il Tavolo Finale è stato oggettivamente morbido. 

All’ High Roller penso sia una questione diversa, lo considero un microcosmo a sé stante rispetto al Field del .it, c’è un metagame molto più accentuato, bisogna sempre inventarsi qualcosa, è un po’ come la gazzella che deve scappare dal leone.

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Devi essere il meno exploitabile possibile, ti devi reinventare sempre, ci sono esasperate linee di trapping alle quali devi pedissequamente fare attenzione e, anche se conosci alla perfezione i tuoi avversari e magari alcuni di loro sono veri amici, qui si tratta di vincere i tornei e non devi guardare in faccia a nessuno. 

È successo ad esempio con Ale Meloni che io stesso ho eliminato mettendo da sotto a 4 left, anche se ricordo che proprio con lui ho giocato l’unico colpo in cui ho messo under dog.

 

In Heads Up mi sono scontrato con “Cap” (Nicola Cappellesso, ndr), con il quale, pur avendo uno stack leggermente superiore, ho deciso di dividere alla pari, più per un discorso di relazioni interpersonali che professionali, ci rispettiamo molto entrambi e, alle 5 del mattino, ci è sembrato giusto chiuderla in quel modo. 

Lo spending

In realtà non dovrei fare uno spending troppo elevato rispetto al ROI che ho nella room, ma se devo fare un discorso imprenditoriale so anche che se faccio uno spending da €1.000 durante la settimana, è necessario che si faccia un “primo no deal” per fare almeno even, questo è quello che consiglio sempre anche nella scuola di poker dove faccio coaching, la “Notbad School”. 

E la domanda successiva, quella ancestrale, è la solita: ne vale ancora la pena?

E io rispondo sempre di sì, anche perchè il poker online in Italia è un mercato decisamente saturo, ma non è irresistibile. 

Si può ancora giocare sul .it?

La regola a mio parere è che ci sono pochi marginali ma con molto margine da prendere. Lo dimostra il fatto che molti giocatori sensati abbiano fatto un grosso bagno di umiltà, abbiano comprato pacchetti dai Top, o ne hanno seguito le linee, i TP, abbiano parlato con loro dei colpi, delle strategie da prendere. Se non fai così non hai speranza. 

Rispetto a tre anni fa la mia situazione è cambiata, non dico che l’aspetto economico sia preminente, ma se nel 2015 avevo obiettivi come diventare la mente più accesa del mondo del poker, o imbastire gare di celodurismo con me stesso, diciamo che oggi mi sento più maturo, anche perchè un piazzamento importante al The Big da 15 Euro oggi va tenuto comunque in considerazione. 

Hai toccato marginalmente il discorso della liquidità condivisa, cosa ne pensi?

La Liquidità Condivisa sarebbe una sorta di rivoluzione copernicana, farebbe bene al movimento e, personalmente, mi aiuterebbe con gli stimoli in primis e con tutto il resto, poi.

Ecco, probabilmente mi farebbe tornare anche la voglia di primeggiare, di mettermi in competizione con un mercato più vasto, più interessante. 

E poi c’è il discorso economico: spending decisamente più elevati, ma ROI certamente più alti e soprattutto più appetibili. 

 

 

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