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Jamie Gold: “Dopo la vittoria alle WSOP 2006 non festeggiai perché mio padre…”

L’ex campione del mondo Jamie Gold torna a parlare della sua vittoria al Main Event delle World Series of Poker 2006, che gli valse un premio record di $12 milioni. Gold ha spiegato il motivo per il quale, dopo quell’incredibile successo, i festeggiamenti durarono ben poco.

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12/05/2019 19:17

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L’estate del 2006, per noi italiani, significa la testata di Zinedine Zidane a Fabio Materazzi, l’errore di David Trezeguet, il rigore di Fabio Grosso e il resto di quel 9 luglio passato a festeggiare tra le vie e le piazze di tutte le città, con Seven Nation Army dei The White Stripes in loop.

Per un curioso scherzo del destino, il 9 luglio 2006 fu anche il giorno in cui Max Pescatori si portò a casa il primo dei suoi quattro braccialetti in carriera alle World Series of Poker (con tanto di arrivo in ritardo al final table, proprio per seguire gli azzurri contro la Francia), praticamente un mese prima che Jamie Gold conquistasse quello che ad oggi rimane il WSOP Main Event più ricco di sempre.

 

Jamie Gold

Jamie Gold con il giocatore di baseball Yasiel Puig

 

All’improvviso uno sconosciuto

Potremmo riassumere così, con il titolo di un film del 1987 – o se preferite di una nota rubrica di Mai Dire Gol – l’incredibile run dell’allora ignoto Jamie Gold al Main Event WSOP 2006, conclusasi con l’eliminazione di sette dei suoi otto avversari al final table e un primo premio da 12 milioni di dollari.

Ricordo che mi sentivo sia fiducioso sia nervoso, spiega Gold a quasi 13 anni da quel giorno, in un’intervista ai colleghi di PokerNews. “Avevo vinto una serie di piccoli eventi in California, prima delle World Series of Poker, ma ero al mio primo Main Event WSOP”.

Per quanto in pochi lo conoscessero, Jamie Gold aveva già avuto modo di partecipare a tornei con giocatori del calibro di Johnny Chan e Chris Ferguson, che di Main Event WSOP ne aveavno già vinti: Capii quanto avevo da imparare: mi ispirarono a lavorare più duramente sul mio gioco. Ammiro e rispetto il duro lavoro che hanno svolto per raggiungere i loro risultati”.

La gloria e le critiche

Della vittoria di Jamie Gold al WSOP Main Event 2006 si è parlato tantissimo, spesso con un’accezione piuttosto negativa della sua performance: “Penso che la gente spesso giudichi senza conoscere i fatti”, ha dichiarato. “Il modo in cui è stata presentata la mia vittoria nel 2006 fu limitato dalla televisione. Poteva essere interpretato in modo positivo o negativo, quindi lo capisco”.

I maligni hanno criticato lo stile di gioco di Gold come troppo dipendente dalla fortuna, ma Jamie si è difeso affermando che molte delle sue vittorie all’epoca non furono registrate, perché a quei tempi erano pochi i tornei dal buy-in basso che ricevevano copertura mediatica.

Tuttavia, il pro americano riconosce che non si smette mai di imparare e che spesso si vergogna ancora degli errori che commette, ma che sta lavorando per commetterne sempre meno: “I momenti in cui sono più orgoglioso del mio gioco spesso non vengono ripresi dalle telecamere: il 99% delle mani che gioco non saranno mai viste da nessuno. La cosa più  importante è che io giochi al meglio e capisca quando sbaglio”.

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Jamie Gold e il famigerato tavolo finale

Tornando a quel Main Event WSOP 2006, Jamie Gold ricorda: “I miei amici e la mia famiglia erano orgogliosi ed entusiasti, fu un momento bellissimo. Sono fortunato a poter vivere una vita grandiosa, con persone eccezionali e gentili attorno a me”.

Un momento anche storico, perché quel Main Event raccolse quasi 9.000 giocatori e diede vita al primo premio più alto nella storia del campionato mondiale di Texas Hold’em: “Se ne parlava ogni giorno, la copertura mediatica fu incredibile”.

Jamie eliminò come detto sette degli otto avversari al tavolo finale: Si sa che l’elemento fortuna può aiutarti o distruggerti, ma io cercai di minimizzarlo il più possibile. Solo una volta volli giocarmi un flip, per cercare di eliminare Allen Cunningham, quello che per me era il pericolo numero uno”.

Un trionfo, quello di Gold, ma in agrodolce: “Mio papà aveva ancora pochi giorni di vita, non sapevamo gene quanto. Perciò cercai di passare con lui e con la mia famiglia quanto più tempo possibile. Ecco perché non mi interessava molto altro”.

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