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Psicologia

Il poker live e l’intelligenza emotiva: quando non si vince solo con la tecnica

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07/05/2018 12:30

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Nel racconto di ieri, sulla mia (ahimè) breve esperienza ai tavoli dell’IPO by PokerStars di Campione d’Italia, accennavo ad alcuni elementi che sono assolutamente necessari, nell’arsenale di chi vuole competere nel poker live. Oggi vi parlo di quello a mio avviso più importante: l’intelligenza emotiva.

Intelligenza emotiva

Si tratta di un concetto teorizzato durante gli anni ’90, con cui si definisce (wikipedia) “la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi.” Lo psicologo americano Daniel Goleman, in un libro uscito nel 1995, descriveva così le sue cinque caratteristiche fondamentali:

  • Consapevolezza di sé, capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;
  • Dominio di sé, capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;
  • Motivazione, capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all’azione;
  • Empatia, capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;
  • Abilità sociale, capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone.

La copertina del libro di Goleman. Chi fosse interessato, cliccando sull’immagine può andare sul sito dell’autore per acquistarlo

A noi oggi interessa la sua declinazione pokeristica,  Credo sia la skill più importante in assoluto, per il giocatore di tornei live. Ça va sans dire, non è qualcosa che si possa insegnare, ma va nutrita ed affinata con l’esperienza.

Nella sua accezione specifica applicata al giochino, con il termine si sintetizza una serie di capacità che determinano buona parte dei nostri destini al tavolo. Non si tratta di conoscenze tecniche o matematiche, semmai di un supporto a queste ultime.

Il mistero dei “vincenti per caso”

Quante volte avete sentito dire “Qui se fosse online avrei chiamato, ma live penso di foldare”? Si tratta di valutazioni diverse, deviazioni da linee matematicamente inappuntabili, che però trovano altri tipi di legittimazione. E non si parla solo di lungo periodo (che, si sa, nel live NON ESISTE), ma di una compilation di elementi vari, figli di una percezione soggettiva.

Nell’esperienza personale, prima che nella stessa storia del poker, ciascuno di noi avrà in mente almeno un nome di giocatore che vince per anni a poker, apparentemente senza una ragione. Può essere frutto del caso, ma non sempre. A volte si tratta proprio di giocatori che sono cavalli di razza, vincenti e destinati a rimanere tali anche al di là della profondità delle loro conoscenze tecniche.

Non è simpatico fare nomi e infatti non lo farò, ma è capitato diverse volte di assistere a dibattiti e in particolare su un “giocatore X” che vinceva molto online, ma facendo cose ritenute al tempo da “tard”. Poi capita che il giochino si evolva, e quel raise/fold con 8 big blind che il “giocatore X” faceva 8 anni fa sia poi diventato la norma. Nessuno ha mai pensato di ritirare fuori il dibattito per riabilitare il giocatore X, anche perché sarebbe del tutto inutile.

Inutile perché ci sono giocatori che hanno la fortuna di avere dentro di sè una felice sintesi di intelligenza emotiva. Una sintesi che consente loro di avere una fortissima autocoscienza e quindi di esprimere al massimo le proprie capacità.

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I vantaggi nel poker live

Nel caso del live, le possibili applicazioni dell’intelligenza emotiva sono davvero molte. Si va dall’abilità nel carpire tell a quella di darne di finti, fino alla capacità di mettere in soggezione l’avversario con uno sguardo, con l’aggressività verbale o semplicemente facendolo parlare e regalare info. Questo perché il giocatore dotato di tale qualità emana anche un certo carisma, che però è sempre focalizzato sullo scopo di trarre un vantaggio. Un vantaggio di gioco, dunque anche economico.

Salvatore Bonavena, uno dei più evidenti esempi di intelligenza emotiva applicata al poker, Lui sa sempre cosa fare al tavolo, in ogni momento e contro chiunque.

Non vedrete mai un giocatore dotato di intelligenza emotiva fare una mossa fine a se stessa o usare una size solo perché va di moda. Al contrario si tratta di persone umili, che cercano di usare il loro bagaglio (conoscenze + esperienza) unicamente per ottenere un beneficio.

Intelligenza emotiva vs Fancy Play Syndrome

Avrete già sentito parlare di questi argomenti se conoscete il concetto di Fancy Play Syndrome, la cosiddetta “sindrome da giocate fighette”. Ecco, l’intelligenza emotiva si colloca esattamente all’estremo opposto rispetto alla FPS. Una rappresenta un vuoto culto della forma, l’altra un monumento alla sostanza.

Tutti vorremmo essere come lui al tavolo da poker, ma provare a imitarlo non è un’idea poi così brillante

Fighetti go home!

Non sorprende che i più deficitari da questo punto di vista siano i giocatori nati con l’online e senza una decente esperienza live.
Il ragazzo che ha vinto bene online, e si accosta al live come se fosse un idolo da acclamare, sarà spesso carne da macello. Li riconosci subito: prendono male le mosse poco ortodosse dei loro avversari, nella errata convinzione che a una preparazione matematico-teorica debba corrispondere una immediata ricompensa in termini di showdown vinti live.

I ragazzi che riescono a colmare questo leak diventano dei veri bulli, nel senso pokeristico del termine. Quelli che non ce la fanno gireranno ancora un po’ abbrutiti, incattiviti e con il dubbio di essere vittime di “scherzi a parte”.

Il segreto è quello di lasciarsi alle spalle la frustrazione, dettata dal guardare vincere gente che riteniamo essere meno preparata di noi. Ricordate: il poker è un gioco tendenzialmente meritocratico, ma lo è molto meno quando inizi a reclamare il merito come se fosse un diritto.

Intelligenza emotiva e livelli di pensiero

Nel poker, uno degli aspetti-chiave che differiscono chi possiede intelligenza emotiva da chi ne è sprovvisto è quello relativo all’overthinking.

Come ben sapete, nel poker esistono vari livelli di pensiero che qualificano la profondità con cui è possibile interpretare il gioco. I livelli di pensiero sono potenzialmente infiniti, ma il poker rimane un gioco semplice. Ne consegue che applicare ragionamenti eccessivamente sofisticati su avversari più “basic” non solo non è necessario, ma rischia di essere tragicamente dannoso quando non apertamente comico: lambiccarsi a immaginare cosa l’avversario pensa che io pensi che egli pensi che io pensi che egli pensa io possa avere, quando invece il reale interrogativo che si sta ponendo è “ce l’ha o non ce l’ha?”

L’intelligenza emotiva al tavolo da poker abitua proprio a questa ricerca dell’essenzialità, ovvero “fare in modo di stare un livello di pensiero più in avanti rispetto a chi mi sta di fronte”. Tutto il resto è fuffa per lamentarsi su Facebook.

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