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WSOP 2017

Scott Blumstein: il pro low stakes che conquista il titolo iridato da esordiente!

La storia del neo campione del Mondo Scott Blumstein, fino a poche ore fa, poker pro della East Coast low stakes. Il suo Main Event.

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23/07/2017 11:14

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“Non giocherò le WSOP ma vincerò il Main Event”. Parole e musica del neo campione mondiale Scott Blumstein  qualche mese fa, quando aveva confidato i suoi “modesti” programmi estivi all’amico Chris Horter. Una semplice battuta che si è trasformata in qualcosa di magico che condizionerà per sempre la sua vita. Questo è il Main Event!

Il neo campione del Mondo Scott Blumstein

E’ un vero bullo che si lascia andare a frasi ad effetto come quando si è presentato chipleader al final table ed ha esclamato: “Alla fine, un torneo è solamente un torneo: è solo poker”. Ma pochi minuti dopo, quando si è accorto di averla forse detta grossa ha corretto il tiro: “Certo questo è il Main Event, un torneo speciale”, ma anche nei momenti chiave ha sempre dato l’impressione di essere calmo e tranquillo, nonostante i milioni in ballo.

Scott e Chris: un filo conduttore che li unisce dal 2003

Scott ha appena battuto il terzo field più numeroso nella storia del Main. E c’è un filo conduttore che lo lega proprio a questo torneo: “ho iniziato – rivela – a giocare a poker quando nel 2003 trionfò Chris Moneymaker. Ero solo un ragazzino”.

Con Chris però ha altre cose in comune: prima di tutto si è laureato anche lui in contabilità (Temple University) ed ha vinto  da esordiente. Pur essendo un regular professionista della East Coast da 4 anni, solo quest’anno, per la prima volta ha messo piede a Las Vegas, una città che può anche destabilizzare la tua anima nei primi giorni ma lui ha retto l’impatto. con la città ddel peccato.

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“Non esiste posto più difficile che giocare nella East Coast”. Residente a Morristown, nel New Jersey, è però originario di Brigantine.

Non aveva mai giocato le World Series, quelle vere ed ha esordito nel Main. Gioca online nel circuito legale statunitense (con i nick ‘SBlast2711’, ‘2Due4U’ e ‘TooDue4U) ed ha vinto $140.000 negli mtt.

Grinder Low Stakes

Fino a qualche giorno fa era un semplice e sconosciuto grinder low stakes che aveva partecipato a qualche tappa del WSOPC ma il salto di qualità l’ha fatto la scorsa estate quando ha vinto quasi 200mila dollari trionfando in un torneo da $500 al Borgata, per il festival Summer Poker Open. Nonostante tutto ha continuato a giocare eventi low stakes.

Quella vincita ad Atlantic City è stata ossigeno puro per il suo bankroll ma oggi è passato per le casse del Rio per incassare l’assegno da oltre 8 milioni di dollari, risolvendo ogni suo problema. Rivela: ““Non ho mai avuto un lavoro vero, sono un pro da 4 anni e gioco a poker dal 2003″.

Il Main di Scott Blumstein

Il pro 25enne di Brigantine era partito in sordina e il day 1 aveva chiuso con 86.200 fiches, la svolta nel day 2 quando è riuscito ad entrare nella top 100. Ottavo nel terzo giorno del torneo, 44esimo nel day 4, poi di nuovo ottavo ed infine al final table si è presentato da chipleader con uno stack pari a 97,2 milioni. Da quel momento non c’è stata storia.

Nonostante qualche frase ad effetto da bullo, in realtà Scott è un ragazzo umile ed onesto: “sono stato fortunato perché ho avuto la possibilità di giocare tutto il torneo con un enorme stack e questo mi ha permesso di esercitare una pressione importante che ha aumentato le mie chances di vittoria”.

Le due mani decisive

Il suo Main Event è stato speciale grazie soprattutto a due mani chiave nelle fasi finali: la prima nel day 7 contro il francese Valentin Messina che si è suicidato pokeristicamente in poche mani.

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Blumstein ricorda: “Ho rilanciato da UTG e lui ha chiamato. Il flop era J-4-2. Ho flopato un set e ho puntato. Lui ha fatto call. Sul turn, un 6, ho fatto check e Messina ha puntato più di un milione. Ovviamente io ho chiamato. Al river, un 3, facendo di nuovo check ho rischiato, ma ero sicuro che lui avrebbe puntato di nuovo, e lo ha fatto. Ha puntato quasi 3 milioni e io ho rilanciato a 7,2. Mi è sembrato che ci mettesse una vita prima di chiamare. Ma alla fine lo ha fatto”.

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La mano fondamentale del final table è stata contro il nonno inglese John Hesp, l’altro deep stack. Un pot da 151 milioni di chips (che puoi leggere qui analizzata da Doug Polk) che è volato verso il player del New Jersey che si è trovato dalla parte giusta del cooler.

Un momento decisivo che ha segnato l’andamento di tutto il tavolo finale ed ha dato a Blumstein la possibilità di assicurare il suo nome alla storia di questo fantastico torneo.

Leggi la cronaca dell’ultimo giorno del final table

 

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