Il nostro appuntamento con tutte le novità che riguarda i mercati delle scommesse predittive. L'Ucraina ha bannato Polymarket mentre negli Stati Uniti, i casinò terrestri legali (con le sue potenti lobby) hanno preso una posizione molto dura.
In questo Articolo:
- 1 L'Ucraina non ci sta e banna Polymarket
- 2 La lobby dei casinò americani contro le scommesse predittive
- 2.1 I Casinò: "prediction market? Sono scommesse mascherate da strumenti finanziari"
- 2.2 Il patto sociale e politico alla base delle licenze dei casinò
- 2.3 Il mercato delle sale da gioco legali negli USA
- 2.4 La decisione della Corte Suprema sulle scommesse
- 2.5 I pericoli etici e legali dei prediction markets
L'Ucraina non ci sta e banna Polymarket
L' Ucraina è un paese sotto attacco da quattro anni e ogni dettaglio deve controllato, se possibile. Qualsiasi aspetto, non solo politico, né militare: si tratta del futuro stesso della Nazione che si trova in questo momento quotato, scambiato, monetizzato. Stiamo facendo riferimento, naturalmente, alle scommesse predittive.
Kiev ha ordinato ai provider internet di bloccare l’accesso a centinaia di siti di gioco d’azzardo illegale. Nella rete finita sotto sequestro digitale c’è anche Polymarket, piattaforma globale di scommesse predittive in criptovalute.
L'oscuramento dei siti senza licenza
La decisione arriva attraverso l’agenzia regolatoria del gioco, PlayCity, che da tempo collabora con il governo per ripulire un mercato cresciuto troppo in fretta e troppo male. Dal 2020, quando il presidente Volodymyr Zelensky ha legalizzato i casinò terrestri e l’iGaming (con regole severe: hotel da almeno 100 camere, licenze formali), l’Ucraina ha iniziato a contrastare la diffusione dei siti (in particolare russi) illegali, senza licenza.
Il risultato è una lista nera che supera quota 4.500 siti bloccati, con un’ulteriore stretta decisa a dicembre: altri 200 indirizzi oscurati. Tra questi, Polymarket. Non un bookmaker o casinò tradizionale, ma una vera borsa per le scommesse, un mercato dove si comprano e vendono probabilità. Non fiches, ma quote. Non roulette, ma eventi. E qui il confine legale diventa sottile come una linea del fronte, perché si scommette anche sull'esito della guerra proprio in Ucraina.
I motivi del ban
Secondo le autorità ucraine, Polymarket non è solo gioco illegale: è un luogo dove si specula sull’esito del popolo e della Nazione: dai cessate il fuoco, ai cambi di leadership, agli sviluppi militari.
Numeri che raccontano un disagio profondo per il popolo ucraino: oltre 13 milioni di dollari scommessi su una tregua entro gennaio 2026, con probabilità inchiodate al 3%. Un cessate il fuoco entro marzo sale al 12%. Entro fine anno, al 44%. C’è perfino un contratto che assegna il 28% di probabilità all’uscita di scena di Zelensky entro dodici mesi.
È qui che Kiev dice basta. Perché per uno Stato sotto attacco dal febbraio 2022 — quando Vladimir Putin parlò di “operazione militare speciale” — vedere il proprio destino trasformato in asset finanziario globale non è solo una violazione normativa. È una ferita simbolica. Polymarket, già bandita in 33 Paesi, viene accusata di facilitare la compravendita di “quote di guerra”. Una pratica che nessun sistema regolato ucraino accetterebbe.
Il paradosso, però, è istruttivo. Mentre Polymarket viene oscurata, altre piattaforme di prediction market — Kalshi, Gemini, PredictIt — restano accessibili. E continuano a operare i cosiddetti sweepstakes casinos (giochi play for fun), una zona grigia che anche negli Stati Uniti suscita polemiche. L’Ucraina, insomma, non chiude tutto: seleziona. Traccia una linea tra ciò che considera accettabile e ciò che ritiene intollerabile.
Le ragioni etiche e di dignità nazionale
La lezione va oltre Kiev. I mercati predittivi nascono con un’ambizione nobile: aggregare informazioni, anticipare eventi, “prezzare” il futuro meglio dei sondaggi. Ma quando il futuro coincide con una guerra in corso, con città bombardate come Sloviansk, con milioni di profughi, allora il prezzo diventa un problema morale prima ancora che legale.
L’Ucraina sta dicendo al mondo che non tutto può essere trasformato in scommessa. Che esiste un confine — sottile, contestato, ma necessario — tra informazione e speculazione. In tempi normali è difficile tracciarlo. In tempo di guerra, diventa una questione di sovranità. E di dignità nazionale.

La lobby dei casinò americani contro le scommesse predittive
I mercati predittivi però sono sotto attacco costante anche in "patria" (la maggior parte delle piattaforme hanno liquidità principalmente statunitense). Si sono mosse due potenti associazioni dei casinò legali.
In America, quando qualcuno dice “libero mercato”, c’è sempre qualcun altro che afferra il telefono e chiama il Congresso. Stavolta a farlo sono i casinò, quelli veri, con le moquette che odorano di dollari e le regole stampate in caratteri minuscoli.
Contro chi? Contro un nuovo tipo di scommessa che non si fa chiamare scommessa. Si traveste da finanza, si presenta come contratto, e promette di sapere il futuro prima ancora che accada. Ma sulla regolamentazione delle piattaforme, nel dettaglio, ne parleremo presto con un approfondimento.
L’American Gaming Association e l’Indian Gaming Association hanno scritto una lettera congiunta al Senato e alla Camera. Data: 12 gennaio 2026. Tono: allarme rosso.
Tema: i prediction market che offrono contratti su eventi sportivi aggirando – sostengono – le leggi federali, statali e tribali sul gioco. Il trucco starebbe tutto nel nome: non scommesse, ma “sports event contracts”. Come se cambiare etichetta bastasse a cambiare la sostanza. In realtà sono borse (exchange) che si scambiano probabilità (tradotto: quote).
I Casinò: "prediction market? Sono scommesse mascherate da strumenti finanziari"
Secondo le due associazioni, questi contratti sono scommesse sportive in tutto e per tutto, solo mascherate da strumenti finanziari e infilate sotto l’ombrello della Commodity Futures Trading Commission. Una zona grigia che, a loro dire, è diventata una prateria. In meno di un anno si è passati dal puntare sul risultato secco di una partita a costruzioni sempre più elaborate, simili alle multiple, fino a ipotetiche puntate sul transfer portal dello sport universitario. Il tutto senza chiedere permesso ai regolatori del gioco, ma appellandosi a quelli dei futures.
Qui entra in scena il vero nervo scoperto americano: la sovranità. Stati e tribù hanno costruito negli anni un patto molto yankee: se vuoi il gioco, lo regoli; se lo regoli, incassi; e se incassi, quei soldi tornano alla comunità. Scuole, strade, servizi di emergenza.
Secondo AGA e IGA, i prediction market rompono questo patto offrendo scommesse nazionali che ignorano le leggi locali e drenano risorse. Centinaia di milioni di dollari, dicono, che non finiscono più dove dovrebbero.
Il mercato delle sale da gioco legali negli USA
Il paradosso è che l’industria che oggi si sente minacciata (quella dei casinò) è una delle più regolamentate del Paese. I numeri vengono snocciolati come perizia giurata: 329 miliardi di dollari di impatto economico annuo, 53 miliardi di entrate fiscali, 1,8 milioni di posti di lavoro. Un sistema che dialoga con oltre 8.400 autorità statali e tribali e che impone limiti severi: età minima, licenze, antiriciclaggio, controlli d’identità, strumenti di gioco responsabile. Tutto ciò che rende il gioco noioso per chi sogna il Far West, ma accettabile per chi lo governa.
La decisione della Corte Suprema sulle scommesse
Il punto di svolta, ricordano, è il 2018. La Corte Suprema cancella il PASPA e restituisce agli Stati il diritto di decidere sulle scommesse sportive. Da allora, 39 Stati più Washington DC hanno legalizzato il betting, spesso insieme alle autorità tribali.
Regole chiare, confini chiari. Ed è proprio lì che il confronto diventa più aspro: perché alcune piattaforme di prediction market, registrate presso la CFTC, permettono a chiunque abbia 18 anni di scommettere in tutti i 50 Stati, senza licenze locali e senza che quei contratti siano stati formalmente approvati.
I pericoli etici e legali dei prediction markets
C’è poi la questione dei limiti morali, che in America arrivano sempre dopo quelli legali. Le stesse norme della CFTC vietano contratti legati a terrorismo, assassinii, guerre, gioco d’azzardo o attività illegali. Eppure – sostengono AGA e IGA – il confine viene spinto sempre più in là, fino a sfiorare tragedie e conflitti geopolitici. Come le ipotesi di contratti sulla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Roba che nessun casinò regolamentato toccherebbe con un gettone da un dollaro.
Il rischio, scrivono, è duplice: per i consumatori, che credono di investire quando stanno scommettendo; e per il sistema, che apre porte a riciclaggio, manipolazione dei risultati e insider trading. Con un effetto collaterale tutto americano: Stati e tribù costretti a spendere milioni in avvocati per difendere una sovranità che pensavano già riconosciuta.
In mezzo, la CFTC. Il suo presidente, Rostin Behnam, durante l’audizione di conferma avrebbe spiegato di non voler intervenire direttamente sui contratti di scommesse sportive, preferendo aspettare l’esito dei tribunali. Tempi lunghi, giustizia lenta. Ma con una porta socchiusa: se il Congresso decidesse di intervenire, la Commissione si adeguerebbe.
Ed è qui che arriva l’appello finale. Inserire nella nuova legge federale sui mercati delle criptovalute una norma semplice e brutale: vietare il gioco d’azzardo travestito da contratto finanziario sulle piattaforme registrate presso la CFTC. Firmato Bill Miller per l’AGA e David Z. Bean per l’IGA.