Sono passati quasi quattro anni e con un libro in uscita, Garrett Adelstein non ha cambiato una virgola della sua versione e delle sue convinzioni nella famosa mano contro Robbi Jade Lew.
Ricordiamo cosa successe all'Hustler Casino Live nella partita high stakes di cash game il 22 settembre 2022.
La mano che ha fatto discutere tutto il mondo
A contestualizzare il tutto, ripubblichiamo la descrizione della mano da parte del nostro Domenico Gioffrè.
L'HCL consiste in una partita No Limit Hold'em 100$/200/400$ con straddle (800$) per chi siede in UTG. Ad aprire le ostilità è Garrett Adelstein che da terzo buio alza fino a 3.000$ con 8 7 . Sullo straddle siede Robbie Jade Lew, che ha in mano j 4 ed è l'unica ad accettare il rilancio.
Sul flop 10 10 9 Adelstein centra una bilaterale di scala colore e ciò basta per indurlo alla continuation bet. Punta 2.500$, chiamato dalla Lew col suo J alta.
Al turn le cose si complicano ancora, poiché dopo che la dealer serve il 3 Adelstein spara il suo second bullet, stavolta da 10.000$. Robbie a questo punto fa uno strano mini-raise a 20.000$, al quale G-Man risponde con un 3-bet allin da 109.000$ totali.
Tutti si aspetterebbero un fold, ma Robbie Lew decide di chiamare.
I due si accordano per il run it twice, ma il primo river è un 9 , il secondo un a . A questo punto qualcuno deve girare il proprio punto, Adelstein sa già che non può mai vincere ma non crede ai suoi occhi quando l'avversaria gira la sua mano. L'espressione dell'esperto cash gamer cambia repentinamente, perde del tutto il sorriso, si fa serio e inizia a rimuginare. Poi chiede a Robbie perché abbia chiamato con J alta e lei risponde in maniera piuttosto confusa e contraddittoria.
Ecco il video della mano incriminata che da quattro anni fa discutere i pokeristi americani e non solo:
THIS JUST HAPPENED...@RobbiJadeLew vs @GmanPoker in one of the strangest poker hands you've ever seen
— Hustler Casino Live (@HCLPokerShow) September 30, 2022
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E' stato un hero call folle o qualcosa di diverso?
Da quella sera il poker mondiale gira attorno a una sola domanda, sempre la stessa, riformulata mille volte: fu uno degli hero call più folli mai visti, un errore baciato dalla fortuna, o qualcosa di completamente diverso?
Adelstein continua a essere convinto della terza risposta.
Avevo la sensazione che mi avessero fatto un torto, che se la fossero presa con me, che fosse un attacco contro di me. Col tempo ho capito che non riguardava me, che non era una cosa personale.
Garrett Adelstein
Adelstein: “Nulla di personale”
In una nuova intervista pubblicata da Poker.org alla vigilia dell'uscita del suo libro Beneath The Cards, Adelstein è tornato sulla vicenda.
La novità interessante non è tanto che continui a credere di essere stato vittima di cheating. Questo era noto.
È cambiato invece il modo in cui interpreta ciò che sarebbe successo. Per anni Adelstein aveva vissuto quella mano come un attacco personale. Oggi sostiene di aver compreso che, nella sua ricostruzione, non sarebbe stato lui l'obiettivo specifico: si sarebbe semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Adelstein definisce le persone che ritiene coinvolte “alleged con artists”, presunti truffatori, e sostiene che avrebbero individuato vulnerabilità nei sistemi di Hustler Casino Live e colto l'opportunità.
È un'accusa pesante. E proprio per questo bisogna ricordare cosa stabilì l'indagine indipendente.

L'indagine non trovò prove che Lew avesse barato
Dopo lo scandalo, High Stakes Poker Productions commissionò un'indagine indipendente affidata a Bulletproof, The Solution Group e allo studio legale Sheppard Mullin.
Il report venne pubblicato il 14 dicembre 2022. La conclusione - in sintesi - è che l'indagine non trovò prove che Lew avesse ricevuto informazioni sulle carte di Adelstein o che avesse comunicato illecitamente con altri soggetti durante quella mano.
Questo punto è essenziale. Adelstein crede ancora di essere stato vittima di una truffa ma non è mai stato dimostrato che Robbi Jade Lew abbia barato nella mano J-4.
Le due cose devono rimanere distinte.
Eppure l'indagine trovò vulnerabilità reali
Il fatto che non siano state trovate prove di cheating nella mano non significa che il sistema HCL fosse perfetto. L'indagine esaminò proprio la sicurezza della trasmissione e le possibili vulnerabilità.
Ed è questa circostanza che Adelstein continua a utilizzare come elemento della propria convinzione personale.
La vicenda, inoltre, cambiò profondamente la sua carriera. Adelstein si è allontanato per un lungo periodo dai grandi livestream e dal poker televisivo. La mano divenne molto più grande dei $269.000 in palio: divise professionisti, appassionati e community praticamente a metà.
Per come la vedo io, sono dei presunti truffatori, hanno trovato un'occasione, un punto debole — c'erano parecchie vulnerabilità nei sistemi di HCL — e hanno tentato il colpo. Non era una cosa personale, non riguardava me: erano semplicemente delle persone che facevano quello che fanno di solito.
Garrett Adelstein
Quattro anni dopo non sappiamo ancora cosa sia successo
Ed è forse questo il motivo per cui il call con J-4 di Jade continua ad affascinare.
Abbiamo un'indagine che non ha trovato prove di cheating con Robbi Jade Lew che ha sempre respinto le accuse.
E abbiamo uno dei più rispettati cash-game player americani che, quattro anni dopo, continua a essere convinto di essere stato vittima di una truffa. Adelstein sta per raccontare la propria versione completa nel libro in uscita l' 1 settembre.
Probabilmente non sapremo mai con assoluta certezza cosa passò nella testa di Lew quando mise quelle chips al centro con jack high.
Ma una cosa è certa: un piatto da $269.000 è diventato una delle mani più divisive della storia del poker. Non per i soldi. Perché dopo quattro anni stiamo ancora discutendo di quel call.