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Bisca clandestina

A Catania giocano a carte in un locale non autorizzato: 17 denunciati. Quando il gioco diventa illegale?

Scala quaranta “pokerata”, carioca e VLT fuori rete: la Polizia Locale e i Carabinieri chiudono una bisca in via del Bosco a Catania: venti euro per sedersi al tavolo, fiches da uno, due e tre euro, e un registro che teneva il conto di tutto. Una vera sala da gioco, non autorizzata.

Il blitz delle forze dell'ordine a Catania

Un locale trasformato in un mini casinò abusivo, con tanto di registri contabili, quote d'ingresso e apparecchi non collegati alla rete dei Monopoli, fino al blitz della Polizia Locale e dei Carabinieri in via del Bosco: sequestrati denaro, attrezzature e l'intero immobile.

A Catania, dietro le porte di un anonimo immobile di via del Bosco, c' era una vera e propria bisca clandestina. Niente insegne, nessuna autorizzazione, ma un'attività di gioco apparentemente ben organizzata: tavoli da carte, fiches con valori in euro, quote di partecipazione e persino una contabilità delle vincite e delle perdite.

Un piccolo casinò abusivo, almeno secondo la ricostruzione degli investigatori, dove si poteva giocare a carte e tentare la fortuna anche con apparecchi elettronici non autorizzati.

Il blitz di polizia locale e Carabinieri

A mettere fine all'attività è stata un'operazione congiunta del Reparto Polizia Commerciale della Polizia Locale di Catania e dei Carabinieri della stazione di piazza Verga, intervenuti lo scorso 6 ottobre.

Il bilancio è di 17 persone denunciate all'Autorità Giudiziaria, attrezzature sequestrate e locali posti sotto sigilli. Ma sono soprattutto i dettagli emersi durante i controlli a raccontare come funzionasse questa piccola economia sommersa del gioco.

Come funzionava la sala

Al momento dell'irruzione gli agenti hanno sorpreso 15 persone impegnate in alcune partite a carte. Non si trattava di Texas Hold'em o delle altre varianti del poker più diffuse nei casinò, bensì di giochi tradizionali come la scala quaranta pokerata e la carioca.

Giochi che normalmente trovano spazio nelle abitazioni private o nei circoli ricreativi, ma che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano praticati con puntate in denaro all'interno di un'attività organizzata e non autorizzata.

Il meccanismo era piuttosto semplice: per partecipare alle partite, stando alle dichiarazioni raccolte dagli agenti, i frequentatori versavano una quota di 20 euro. Una volta al tavolo, si utilizzavano fiches con valori da 1, 2 e 3 euro.

Un sistema che permetteva di organizzare le partite e gestire il denaro attraverso i gettoni, proprio come avviene nelle sale da gioco tradizionali, ma al di fuori di qualsiasi circuito autorizzato. Quindi, era una versione cash game di quei giochi tradizionali.

Cos'è la scala 40 carioca? E' legale?

La scala 40 carioca è conosciuta anche come Ramino pokerato in alcune varianti italiane, è un gioco di carte che unisce elementi del Ramino e combinazioni tipiche del poker. Si disputa generalmente su più mani, ciascuna caratterizzata da un obiettivo differente: realizzare coppie, tris, full, poker o scale, secondo la variante adottata. Lo scopo è completare le combinazioni richieste e liberarsi delle carte, limitando i punti di penalità.

Le due versioni di scala 40 che si giocavano nella bisca di Catania sono illegali? Non necessariamente. Entrambi i giochi possono essere praticati a livello ricreativo, senza denaro in palio. La loro eventuale qualificazione come gioco d'azzardo dipende dalle modalità concrete, dalla presenza di uno scopo di lucro e dal ruolo della fortuna. Nel caso di Catania, a finire sotto la lente degli investigatori sono state soprattutto le partite con puntate in denaro e l'organizzazione dell'attività clandestina.

Le attrezzature

Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti numerosi strumenti utilizzati per le partite: mazzi di carte, dadi, sabot e fiches recanti valori monetari. C'era però un particolare ancora più interessante che potrebbe aggravare le posizioni penali.

Gli organizzatori tenevano anche una contabilità dell'attività di gioco. Gli investigatori hanno infatti sequestrato registri, ricevute manoscritte e documentazione relativa alle somme vinte e perse dai partecipanti, oltre alle consumazioni effettuate nel locale.

Una sorta di libro mastro della bisca, utile a ricostruire il volume delle giocate e i flussi di denaro.

Non solo carte, anche VLT non collegate

L'attività clandestina non si limitava ai tavoli da gioco. All'interno dell'immobile erano presenti anche diversi apparecchi elettronici destinati al gioco con vincite in denaro.

Le verifiche hanno evidenziato irregolarità sostanziali: le macchine VLT erano prive dei necessari nulla osta dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e non risultavano collegate alla rete telematica attraverso la quale vengono monitorati gli apparecchi autorizzati.

Mancava inoltre la prescritta tabella dei giochi proibiti.

Quest'ultimo aspetto è particolarmente rilevante sul piano fiscale. Gli apparecchi irregolari, non essendo collegati ai sistemi di controllo dell'ADM, possono consentire la raccolta di giocate al di fuori dei meccanismi di monitoraggio e tassazione previsti dalla normativa.

Nel caso specifico gli investigatori hanno rilevato possibili profili di evasione del PREU, il Prelievo Erariale Unico applicato agli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro.

Gli accertamenti fiscali proseguono per chiarire l'effettivo funzionamento delle macchine, l'eventuale ammontare delle giocate e le relative responsabilità.

Contanti e assegni

Durante i controlli è stata rinvenuta anche una cassetta metallica contenente 680,88 euro in contanti e cinque assegni circolari, per un valore complessivo di 2.320 euro.

In totale, poco più di 3.000 euro, dei quali il gestore non avrebbe saputo fornire una spiegazione convincente in merito alla provenienza e alla destinazione. Il denaro e la documentazione acquisita saranno oggetto degli ulteriori accertamenti.

L'intervento delle forze dell'ordine si è concluso con il sequestro probatorio delle attrezzature utilizzate per il gioco e con il sequestro preventivo dell'immobile, disposto per impedire la prosecuzione dell'attività contestata.

Le 17 persone coinvolte sono state deferite all'Autorità Giudiziaria. Naturalmente, le rispettive responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Catania
Catania vista dal mare (Shutterstock)

Il fenomeno del gioco clandestino nel catanese

Quello di via del Bosco non rappresenta un episodio isolato nella provincia etnea. Già nello scorso maggio, a Randazzo, le forze dell'ordine avevano individuato un'altra bisca clandestina all'interno di un circolo privato del centro cittadino.

Due episodi che riportano l'attenzione su un fenomeno spesso meno visibile rispetto alla raccolta abusiva di scommesse online: quello delle sale da gioco non autorizzate, ricavate all'interno di immobili privati o di locali apparentemente destinati ad altre attività.

La dimensione del problema emerge anche dai dati riportati nella relazione sull'evasione fiscale allegata al Documento programmatico di finanza pubblica.

L'Amministrazione finanziaria ha individuato nel catanese 22 punti di raccolta scommesse non autorizzati, procedendo inoltre al sequestro di 149 apparecchi da gioco e di altri 55 dispositivi, tra totem e computer, utilizzati per accedere a piattaforme irregolari.

Si tratta di attività differenti, ma accomunate da un elemento: la raccolta di gioco al di fuori dei circuiti autorizzati e dei relativi controlli.

Quando una partita a carte tra amici diventa illegale?

La vicenda di Catania offre anche l'occasione per chiarire un aspetto spesso frainteso: giocare a carte con gli amici in un locale non costituisce automaticamente un reato, così come la semplice presenza di fiches o di un mazzo di carte non è sufficiente, da sola, a dimostrare l'esistenza di una bisca clandestina.

La questione diventa più delicata quando entrano in gioco puntate in denaro, finalità di lucro e un'organizzazione stabile delle partite.

La normativa italiana distingue infatti i giochi leciti da quelli qualificabili come gioco d'azzardo, anche in base alla prevalenza dell'alea e alla presenza di uno scopo di lucro. In determinati casi assumono rilevanza anche le modalità con cui l'attività viene organizzata e gestita.

Per esempio, per quanto riguarda i circoli di poker, dalla Corte di Cassazione sono ritenuti legittimi e tollerati i tornei freezeout che hanno una struttura che permette al giocatore di conoscere la spesa prima di iniziare la competizione.

Nel caso del locale etneo, secondo la ricostruzione degli investigatori, la presenza di quote d'ingresso, fiches con valori monetari, registri delle vincite e apparecchi irregolari avrebbe contribuito a delineare un'attività clandestina strutturata, considerando che la modalità dei giochi di carte stessi fosse quella del cash game. Ma soprattutto, dipenderà da un dettaglio: se i giocatori fossero liberi di poter ricaricare. Mi spiego meglio: se una volta pagata la quota d'ingresso (20 euro) era loro data la possibilità di ricaricare di nuovo e rimanere al tavolo.

In quel caso, quando un player iniziava la partita non poteva sapere quanto perdeva: questo dettaglio per la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione è decisivo per valurare la condotta penale degli organizzatori delle partite e dei giocatori.

La Suprema Corte, di fatto, contempla un principio ben definito: quello della certezza delle perdite. Se io sono sicuro che partecipando a quel torneo pago solo la quota di iscrizione, il torneo per i giudici ermellini non è illegale sotto il profilo penale.

Resta naturalmente alla magistratura il compito di valutare le contestazioni e le eventuali responsabilità individuali nel caso contreto.

Il problema del gioco illegale non è solo online

Negli ultimi anni l'attenzione delle autorità si è concentrata soprattutto sulle piattaforme di scommesse abusive e sui siti di casinò privi di concessione rispetto alle sale da gioco online legali.

Ma l'operazione di Catania dimostra che esiste ancora un mercato clandestino più tradizionale, fatto di tavoli da gioco, denaro contante e apparecchi fuori controllo che non danno garanzie ai giocatori sui payout e allo Stato sulle entrate fiscali.

Non servono necessariamente sofisticate piattaforme tecnologiche o organizzazioni particolarmente complesse. A volte bastano un immobile, qualche tavolo, un gruppo di frequentatori abituali e un sistema per gestire le puntate.

Il problema non riguarda soltanto il possibile mancato gettito fiscale, ma anche proprio l'assenza delle garanzie previste per il gioco regolamentato, dei controlli sugli apparecchi e delle misure di tutela dei consumatori.

A Catania, almeno secondo quanto emerso dall'operazione, la bisca aveva persino una propria contabilità. Una precauzione organizzativa che potrebbe ora trasformarsi in uno degli elementi più utili agli inquirenti per ricostruire l'attività.

Per i 17 denunciati, la prossima partita si giocherà nelle aule di giustizia.