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Di Battista (M5S) avvisa rooms e pokeristi: “vogliamo aumentare di PARECCHIO tassazione nel gioco”

Il Movimento 5 Stelle riserva un'altra promessa al settore cadendo però in contraddizioni: Alessandro Di Battista vuole aumentare di "parecchio" la tassazione nel gioco d'azzardo, parlando però del gambling come di una risorsa per finanziare il programma di Governo. Una proposta che stride rispetto al ban totale della pubblicità e soprattutto incoerente con le accuse dei grillini nei confronti degli altri partiti politici e dello "Stato biscazziere".

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08/12/2016 13:03

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Alessandro Di Battista, 38 anni, uno dei leader del Movimento 5 Stelle, stamani in un’intervista a Repubblica ha illustrato il programma di Governo del suo partito.

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Alessandro Di Battista

Di Battista ha parlato anche di gambling. Ad una precisa domanda su come finanziare il loro programma (reddito di cittadinanza etc), tenendo conto dell’enorme debito pubblico, il politico ha risposto: “Con una seria lotta alla corruzione, che secondo le stime della Corte dei conti costa allo Stato 60 miliardi di euro l’anno”. Per corruzione Di Battista ha spiegato che intende anche “lotta all’evasione fiscale”.  Tutti obiettivi sulla carta condivisibili ma possono essere tradotte in risorse nel breve periodo?

Il giornalista di Repubblica a questo punto ha domandato in maniera forse un po’ maliziosa sulle coperture di bilancio: “la lotta alla corruzione basta da sola?

Di Battista ha risposto: “vogliamo anche aumentare di parecchio le tasse sul gioco d’azzardo”.

Di Battista, con queste parole, ha ammesso di vedere il gioco come una “risorsa” fiscale per finanziare i loro obiettivi. Una grossa contraddizione, considerando le parole di principio spese in campagna elettorale contro il gambling.

Per anni Beppe Grillo ha accusato i partiti politici di fare la stessa identica cosa, con le parole al vetriolo sullo “Stato biscazziere”. Ricordate? In realtà le stesse contraddizioni di Di Battista sono presenti nelle parole di Grillo di tre anni fa.

Nel 2014, il leader del Movimento 5 Stelle, dichiarava a “Porta a Porta”. “Dove trovo i 19 miliardi necessari per il reddito di cittadinanza ? Via i rimborsi elettorali ed editoriali, tasse su gioco d’azzardo, dove siamo i primi del mondo con 90 miliardi, e poi 4 miliardi di entrate Iva non pervenute”.

In realtà siamo i primi al mondo a far emergere il mercato nero (frutto di una lunga politica di emersione del settore) e i 90 miliardi sono la raccolta, i margini sono diversi, quest’anno circa 17 miliardi (spesa dei giocatori) dei quali 10 miliardi sono già destinati allo Stato con  le tasse alla fonte (nel 2016), quindi ballano 7 miliardi tra stipendi, spese marketing, tasse corporate etc. Quante risorse extra è possibile trovare con margini del genere? Forse qualche centinaia di milioni di euro? I conti non tornano.

Per settimane il Movimento 5 Stelle si è battuto per il ban totale della pubblicità del gambling, con una campagna demagogica e violenta solo per qualche voto in più. Non c’è grossa coerenza.

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Beppe Grillo accusa gli altri partiti sul gioco d’azzardo ma poi vede nel settore una risorsa per finanziare il programma politico del M5S

Un conto è dire che vogliono aumentare la tassazione per non incentivare il gioco (ma anche in questo caso si otterrebbe solo l’effetto di spingere i players verso l’offerta illegale) e un conto è parlare delle entrate (potenziali) del gambling come risorse per finanziare il programma di Governo. 

In tutti i casi, c’è grossa confusione e le idee sul settore non sembrano chiare e coerenti. Il divieto totale della pubblicità  è stato venduto nelle commissioni parlamentari e alla stampa come un provvedimento che avrebbe avuto l’effetto di limitare le dipendenze. In realtà, per gli esperti ma anche per chi conosce un minimo il mercato, questo provvedimento avrebbe solo l’effetto di cancellare l’online (quindi rinunciare a preziose risorse fiscali a favore del mercato illegale) ma di non limitare la ludopatia (visto che inciderebbe poco sulla domanda per Vlt e slot). 

Questo “parecchio” in merito all’aumento della pressione fiscale nel settore è senza dubbio inquietante, suona come un avvertimento a tutti coloro che lavorano nell’industria del gioco legale (solo nel settore slot sono 120.000 addetti) ma anche dall’altra parte della barricata c’è poco da stare allegri: pokeristi e scommettitori vedrebbero la rake aumentare il maniera verticale, rendendo di fatto insostenibile il giochino, proprio come è successo in Francia, con una forte diaspora dei players verso l’offerta straniera e non autorizzata.

D’altronde non è una novità: l’invettiva del Movimento 5 Stelle contro il mercato legale continua, un’offensiva  senza precedenti, ma se i grillini pensano di trovare una risorsa ulteriore per finanziare i loro progetti, devono valutare bene perché potrebbero poi mancargli le coperture finanziarie, perché il semplice fatto che il settore è già ultra tartassato.

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Nel 2016, su un margine lordo di 17 miliardi di euro (la spesa dei giocatori), ben 9,8 miliardi andranno allo Stato in maniera diretta essendo prelievi applicati alla fonte (più ci sono le tasse sul corporate, sulla filiera etc.) per una pressione fiscale del 56% e più. Oltre il sistema rimane sostenibile per le imprese? In questo momento, il gettito può essere molto prezioso per finanziare diversi progetti. Perché rischiare di comprometterlo?

Già l’anno scorso le macchinette sono state tassate con un aumento pesante del PREU e l‘ennesimo colpo al payout rischia di provocare – nel lungo periodo – un esodo verso il mercato illegale dei giocatori.

Ma se nella rete fisica i consumatori sono meno consapevoli di queste dinamiche, un aumento della tassazione nell’online spingerebbe i players a fuggire verso un’offerta non autorizzata e più attrattiva. Nei giochi online il payout diventa un punto di equilibrio molto sensibile nel decretare il successo o meno di un mercato (e delle conseguenze entrate fiscali). Vi abbiamo più volte spiegato che esiste anche nell’e-gaming un effetto “spread”.

In questo caso, l’Erario risulterebbe danneggiato in maniera irreparabile, con il crollo del gettito di settore che già si muove su equilibri molto precari, considerando il continuo aumento della tassazione degli ultimi 15 anni soprattutto nel settore degli apparecchi da “intrattenimento”.

Per non parlare del poker online da almeno 5 anni in crisi. Un aumento della tassazione spingerebbe i giocatori tutti verso l’ “estero” o siti non autorizzati.

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