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Di Maio: "Quando andremo al Governo, aumenteremo tasse sul gioco". Salta il banco legale?

Luigi Di Maio, probabile candidato Premier alle prossime elezioni del Movimento 5 Stelle, poche ore fa è stato lapidario nei confronti del futuro del settore del gaming in Italia.

Il vice presidente della Camera ha attaccato: “Mentre il governo Gentiloni con il primo decreto ha dato 20 miliardi di euro alle banche, il nostro sarà sul reddito di cittadinanza e sarà la più grande operazione di giustizia sociale della nostra storia”.

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Di Maio è sicuro della vittoria dei Pentastellati alle urne: “quando andremo al governo perché è solo una questione di ‘quando’ e non di ‘se’, faremo questo decreto come primo atto, che contemporaneamente taglia tutto quello che non serve per trovare le coperture al reddito. Se guardate le coperture a questo nostro decreto, capirete che ci sono tutti i tagli di cui parliamo da una vita, come i tagli agli stipendi dei parlamentari, agli enti statali inutili e la tassazione al gioco d’azzardo“.

Rimaniamo scettici sulle coperture sul reddito di cittadinanza, considerando che oggi il Governo non riesce a trovare un extra gettito (come richiesto da Bruxelles) di 3 miliardi di euro, una cifra ridicola se ipotizziamo una spesa talmente ingente come potrebbe essere il reddito di cittadinanza.

Nell'aprile del 2015, Di Maio quantificò in 17 miliardi il gettito annuale per finanziare il "reddito di cittadinanza".

Concordiamo con i tagli della politica anche se purtroppo questo sembra uno slogan pre elettorale, se pensiamo che i costi dei nostri politici rappresentano una piccola percentuale rispetto alla spesa pubblica, sulla quale pesano tantissimo gli interessi sul debito (vero problema della nostra economia e del bilancio).

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In tutti i casi, i tagli allo stato apparato sembrano necessari e su questo punto i grillini non possono che aver ragione.

Preoccupante è invece l'incoerenza dei 5 Stelle in materia di gaming: diversi esponenti del movimento invocano al divieto assoluto, al ban della pubblicità (che favorirebbe solo l'offerta dei siti internet illegali) quando i vertici (Di Maio, Di Battista e Grillo) vedono il gioco come una risorsa fiscale preziosa. A questo punto sorge spontanea la domanda: a che gioco stanno giocando? Da che parte stanno?

L'ennesimo aumento della tassazione rischierebbe di far saltare il banco, considerando che dopo gli aumenti imposti dal precedente Governo Renzi, si è raggiunto il limite della sostenibilità economica dell'offerta legale. Al momento su 18 miliardi di spesa, 10 miliardi vanno allo Stato. I restanti 8 vengono distribuiti sulla filiera. Con un aumento eccessivo della pressione fiscale, il settore del gioco pubblico legale rischierebbe il collasso, creando dei vuoti che spianerebbero la strada alle organizzazioni criminali.

L'abbassamento dei payout dei giochi legali, renderebbe molto più attrattiva l'offerta non autorizzata, sia online che live con il conseguente spostamento dei giocatori verso altri lidi.

Editor in chief - Giornalista e analista betting
Luciano Del Frate è giornalista iscritto all’Ordine da oltre 25 anni e vive a Malta dal 2012. Laureato in Giurisprudenza, è specializzato nei sistemi regolatori del settore gaming e nella comunicazione del gioco legale in Italia. Dopo gli inizi tra quotidiani e televisioni, dai primi anni 2000 lavora nel mondo delle scommesse come consulente, approfondendo da vicino le dinamiche del mercato internazionale. Dal 2010 fa parte della squadra di Assopoker, dove racconta poker, betting e industria del gioco con un approccio tra analisi, esperienza e passione. Malato di sport fin da bambino, non ha mai smesso di inseguire quel sogno nato sfogliando il Guerin Sportivo