Gioco legale e responsabile

Business

L’ennesima FAKE NEWS: “il regalo del fisco all’azzardo online”. Tasse in Italia il quadruplo rispetto ai paesi “concorrenti”

Scritto da
25/06/2018 12:30

2.802


In queste settimane stiamo assistendo ad un “gioco” al massacro contro l’ “azzardo online”. Una violenta campagna mediatica (e politica) vuol far credere che l’e-gaming sia il male assoluto (ma i numeri dicono che l’online copre una minima percentuale della spesa del gioco, pari al 5,5%). Una caccia alle streghe ben organizzata. Il vortice delle fake news è in atto.

Di Maio prima ed alcuni media, in seguito, hanno puntato il dito contro il gioco online (in particolare il poker) associandolo al problema delle dipendenze, trascurando tutto il resto. A noi piace rispondere alla demagogia e alle fake news con numeri ufficiali, dati di fatto verificati.

Nel 2016 gli italiani hanno perso €17 miliardi nel terrestre, 1 miliardo nell’online

Anno fiscale 2016, statistiche ufficiali da fonti del Ministero dell’economia. La spesa (la differenza tra denaro scommesso e vinto, quindi i soldi persi dagli italiani) è stato di 18 miliardi di euro (dei quali 10 sono andati allo Stato e 8 agli operatori di gioco). Nell’online la spesa lorda è stata di 1 miliardo di euro.

Quindi stiamo parlando, per quanto concerne l’online, di un rapporto di 1 a 18 rispetto al totale, pari al 5,5% del denaro perso dagli italiani. Di fatto 1 miliardo è stato perso online, 17 miliardi di euro in altri giochi. Se si vuole parlare di contrasto alla ludopatia bisogna farlo in maniera organica, non fare finta di contrastare solo il 5% ma preservare i 10 miliardi di euro di gettito.

“Azzardo online, ecco il regalo del fisco”

Questo per farvi capire il contesto che si è creato, il clima che si respira. Oggi però non vogliamo parlare solo degli interventi prospettati dal Governo giallo-verde ma di politiche fiscali nel settore dell’online. Ratio legis, obiettivi e aliquote. Lo spunto ce lo dà un articolo che è stato pubblicato da un noto quotidiano sabato scorso, dal titolo: “Azzardo online, ecco il regalo del fisco“.

Non vogliamo citare la fonte per un semplice motivo: non vogliamo essere fraintesi. Vogliamo alimentare una discussione sui contenuti ma nessuna campagna contro un giornale o un giornalista.  Il nostro focus è sui numeri e dati di fatto. Le polemiche personali non ci interessano.

Impatti sociali: li crea l’online?

L’articolo inizia così: “Pressoché ovunque il fisco segue un principio logico: le tasse più pesanti gravano su ciò che ha il maggior impatto sociale, anche dal lato sanitario. Per la ragione ovvia di dissuadere i consumi più nocivi e anche compensare i costi per la collettività delle relative conseguenze. C’è però nella nostra Italia una significativa eccezione, che illustra bene un numero: nei primi cinque mesi di quest’anno il fisco ha incassato 71 milioni di euro dal gioco d’azzardo online”. 

La solita confusione tra turnover e margini

Si fa paragone poi con il giro d’affari che è di 9 miliardi e 478 milioni. Solo lo 0,75% del turnover va nelle casse dello stato. Ma i due dati non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

La maggior parte di quei 9 miliardi e 478 milioni rientrano nelle tasche dei giocatori, non vanno agli operatori. Vogliamo colpire e tassare ancora i players per indurli a non giocare?

Ma lo vogliamo capire che siamo nel 2018 e l’accesso ad un sito di Curacao è possibile con un clic? Pensate che il gambler rinuncerà a giocare o semplicemente si sposterà su un’altra piaffarma illegale ad una velocità sorprendente?

Il payout dell’online superiore al 90%

Il payout (il denaro che ritorna ai players) nell’online varia dal 93% al 97% (a seconda dei giochi). Nelle slot terresti (awp) per esempio sfiora il 70%, Vlt è dell’85%. E quando parlano di ludopatia, ultimamente, politici e  media fanno riferimento all’online e non al terrestre. Per quale ragione? Li conoscono i numeri oppure gli fa comodo ignorarli? C’è un motivo?

 

L’effetto “rigioco” che gonfia il volume d’affari

Ritornando all’online e all’articolo. Chi non conosce le dinamiche di settore, potrebbero dire: perché ad un turnover del genere corrispondono margini così bassi?  Si ignora l’effetto rigioco delle vincite. Il player che incassa la vincita, la rigioca N. volte. Per esempio uno scommettitore con 10 euro può generare anche un volume di 100/200 euro, spendendo solo i 10 euro iniziali. Un torneista che con 5 euro vince un Mtt da 2.000 euro può creare un turnover con cifre importanti ma, in realtà, ha “speso” 5 euro.

Le politiche ventennali del Governo italiano: l’emersione del gioco illegale

In questi 20 anni, nel mercato pubblico, i vari Governi sono intervenuti seguendo una logica ben precisa: l’emersione del gioco nero nell’ online (dove la concorrenza estera è più accentuata). E lo Stato sta vincendo questa battaglia. Questo aspetto lo si è perso di vista.

Stimolare i players a giocare su siti regolamentati

L’obiettivo è duplice: da una parte incrementare le entrate dello Stato che finirebbero per favorire le casse di altri Governi (Malta, Gibilterra, Curacao etc) e dell’altra indurre i giocatori italiani a frequentare piattaforme autorizzate e maggiormente monitorate e tutelanti come quelle italiane con concessione rilasciata dai Monopoli di Stato.

“Il rischio ludopatia è più elevato che nel caso delle slot” (cit.)

L’articolo citato sembra essere un inno alle macchinette e contro l’online: “...il rischio della ludopatia è più elevato che nel caso delle slot o di altre forme di gioco ossessivo“. Questa frase rischia di passare alla storia. Non abbiamo nulla contro le macchinette ma se l’autore dell’articolo fa certi paragoni non si può certo voltarsi dall’altra parte dinanzi ad una tale assurdità. Ripetiamo la spesa nell’online è del 5.5% del totale del gambling pubblico, quello delle slot+VLT è più del 50%. Perché si prende di mira un settore di nicchia quando la maggior parte dei soldi spesi dagli italiani è nel terrestre (95%!) per non parlare di giochi compulsivi e d’azzardo che si trovano in quasi ogni bar e tabacchino.

Come distruggere le politiche ventennali contro il gioco illegale con le fake news

Finalmente il nostro paese sta vincendo questa battaglia con il gioco illegale su internet ma si vuole distruggere tutto con politiche discutibili, ad iniziare dal ban della pubblicità che vanificherà quasi del tutto questa lotta di contrasto al gioco “nero”. L’obiettivo dell’attuale Governo e dell’opinione pubblica è realmente contrastare la ludopatia? Non sembra.

Quanto pagano negli altri paesi gli operatori dell’online

Ma la fake news più evidente è il “favore fiscale al gioco online” . I concessionari italiani online non pagano poco, anzi. Viene da sorridere quando si sente la parola “favore”. Ai numeri non si mente.

Prendiamo ad esempio il poker online che rappresenta una percentuale ridicola della spesa totale del gioco online (ma Di Maio ha citato solo questo gioco…).

Il prelievo italiano il quadruplo rispetto a Malta e 20 volte superiore a Gibilterra

In Italia sia nel cash game che nei tornei, il prelievo è al 20% del rake lordo (nelle scommesse è del 22% sui margini). A Malta, per esempio è del 5%, a Gibilterra dell’1%. Abbiamo citato queste due giurisdizioni perché è proprio dove c’è la più alta concentrazione di operatori al Mondo.

I concessionari italiani, rispetto ai concorrenti, pagano da 4 a 20 volte di più. Se questo è un favore…

Ma c’è di più. La maggior parte degli operatori italiani presenti a Malta, grazie a questa politica dei precedenti Governi di grande equilibrio, oramai lavora sotto regime concessorio pagando le tasse sul denaro raccolto, allo Stato Italiano. 

L’effetto sui giocatori

Il tema della tassazione è però molto delicato perché poi si riflette in modo inevitabile sulla rake sui giocatori e sulla qualità dell’offerta. La tassazione e le rake italiane non sono basse, tutt’altro. Ma si è voluto mantenere un certo equilibrio per rendere il prodotto comunque attrattivo rispetto alla concorrenza estera. Perché i giocatori, se le tasse sono più alte e la rake viene incrementata, scappano alla velocità della luce.

Oramai su internet la concorrenza è spietata: nell’ultimo anno si allarga il fenomeno che vede molti giocatori italiani gamblare su siti di crypto e sulle piattaforme cinesi che non fanno pagare rake (ma una commissione sui cash out!).

L’effetto spread nel gioco online

Nell’online esiste uno spread tra le varie tassazioni. Più questo spread è consistente e maggiore è il suo effetto sulle entrate fiscali e sul grado di efficacia del mercato nell’attirare i propri giocatori nel circuito legale rispetto all’illegale. Questo è un dato di fatto non una scusa.

Grazie a questa tassazione calibrata, secondo i dati del 2017, l’80% dei giocatori italiani frequenta le rooms legali (ma come detto si sta allargando la moda di giocare su crpyo rooms e network asiatici). In Francia, dove vi è una tassazione sproporzionata (pari al 2% del pot, turnover, ovvero circa il 45% del rake), solo il 54% gioca su siti autorizzati, il resto nell’illegale…

Questi sono i dati sulla tassazione dei mercati e la loro capacità attrattiva. Questo è quello che da anni chiamiamo effetto spread dell’online.

  • Gran Bretagna: tax rate 15% – canalizzazione 95%
  • Danimarca: tax rate 20% – canalizzazione 88%
  • Italia: tax rate 20% – canalizzazione 80%
  • Spagna: tax rate 25% – canalizzazione 70%
  • Portogallo: tax rate 41% – canalizzazione 52%
  • Francia: tax rate 45% – canalizzazione 52%

Se nei titoli di stato lo spread si calcola prendendo come riferimento i titoli tedeschi, nell’online, questo parametro fondamentale viene calcolato sui prelievi di altri paesi, in particolare Malta e Gibilterra che sono le principali giurisdizioni dove vi è la più alta presenza di operatori mondiali:

  • Malta 5%
  • Gibilterra 1%

Ma ci sono altre legislazioni ancora più favorevoli. Curacao, Alderney e Isola di Man per esempio.

I concessionari che pagano tasse all’ Italia da Malta

Nell’articolo si fa riferimento a Malta (che negli ultimi 20 anni è stata la principale concorrente dell’Italia nell’e-gaming) e si vuole giocare sull’equivoco tra tassazione sul corporate e prelievo sul denaro raccolto dai giocatori.

L’autore fa allusioni sulle motivazioni di questo presunto “favore” fiscale: Sarebbe la motivazione di impedire che i giocatori emigrino sui siti stranieri illegali (l’effetto spread tra sistemi fiscali per lui non esiste, ndr.). Quando è noto che la base dei concessionari è proprio all’estero: Malta“.

Ma i concessionari pagano, anche da Malta, le tasse sul gioco raccolto in Italia in virtù di una legge del 2008. Quindi dove è il problema?

Europeisti solo quando ci conviene? La libertà di stabilimento

Riguardo la tassazione sugli utili societari, essendo nell’Unione Europea, esiste la libertà di stabilimento e di servizi, quindi ogni società legittimamente può scegliere la propria sede all’interno dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (ed è riconosciuto questo diritto anche dalla legge italiana per gli adeguamenti degli obblighi comunitari del 2008 che rispetta tali principi contenuti nei Trattati europei).

E’ bello notare che siamo europeisti solo quando ci fa comodo, semmai sarebbe interessante se i giornali italiani (ed i politici) si interessassero realmente ai problemi seri e strutturali del nostro paese (per esempio il cuneo fiscale), invece di dare in pasto alla gente tormentoni demagogici e scandalistici. L’aspetto curioso è che l’articolo è stato pubblicato su un giornale filo-europeista.

Perché invece non proporre un tema serio? Come mai le società italiane scappano all’estero e quelle straniere preferiscono altri paesi?

La caccia alle streghe e le reali intenzioni del Governo nel gaming

Oramai l’abbiamo capito è “Colpa dell’online!”. Peccato che la spesa sia quasi del tutto insussistente rispetto agli altri giochi del terrestre: l’e-gaming copre solo il 5% della spesa totale mentre il 95% del denaro dei gamblers va da altre parti con una percentuale consistente nelle macchinette, lotto, lotterie, gratta e vinci etc etc.

Ma siamo certi, che dopo questa campagna di-disinformazione, il gettito sul gioco verrà toccato, nonostante sia stato un mantra nella campagna elettorale dei 5 Stelle?

Oppure corrispondono al vero i rumors che l’attuale esecutivo vorrebbe introdurre un nuovo modello di macchinette con entrate fiscali extra per un miliardo?

Dalle parole del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio e di una parte dei media compiacenti, sembra che il male assoluto sia internet quando i dati reali (da fonti ufficiali del Governo) sulla spesa dicono l’esatto contrario (ricordate 5% contro 95%).

Per una efficace politica contro le dipendenze bisognerebbe puntare il mirino su ben altri obiettivi. Ma i 10 miliardi di euro derivanti da questi giochi non si possono buttare a mare o l’Italia rischia grosso, altro che reddito di cittadinanza o flat tax. Ed allora meglio salvare le apparenze fare la guerra all’online che dà un contributo minimo (per forza la spesa è minima) alle casse dello Stato e magari con il ban sulla pubblicità colpire le aziende di alcuni rivali politici.

Di Maio ha sparato a zero contro il poker online

Spesa dell’online solo il 5,5% ma per Di Maio e i media il problema è solo su internet…

Il vice Premier Luigi Di Maio punta il dito contro l’online e si dimostra comprensivo verso le macchinette. Sue testuali parole: “Elevato è il numero di spot che ci sono nelle televisioni, nelle strade e sulle maglie dei calciatori. Gli sponsor del gioco non ti portano più in un centro slot, ma oggi ti portano su un portale di poker online. Puoi stare tutta la giornata chiuso in casa a giocarti tutti i risparmi della famiglia“.

Ban pubblicità: il grande bluff

Di Maio conosce l’entità della spesa online rispetto agli altri giochi?  In ogni caso, come lui stesso ha ammesso indirettamente, il ban sulla pubblicità non risolverà nulla perché è un provvedimento che riguarda solo l’online, ovvero non tocca il 95% della spesa totale. Un bel bluff per non toccare 10 miliardi di gettito.

In questi anni il Ministero dell’Economia e delle Finanze e i Monopoli di Stato hanno giocato con il bilancino ed hanno cercato di calibrare al meglio una tassazione che è comunque notevolmente superiore rispetto agli altri paesi “concorrenti”. Ma l’istinto scandalistico e populista è continuo.

In queste settimane stiamo assistendo ad una campagna d’odio e disinformazione contro l’online. A questo punto è evidente che in questa campagna mediatica gli obiettivi da contrastare non siano le dipendenze ma ben altri. E sorprende che certi media facciano paragoni che non hanno alcuna logica.

Polemiche sul gioco minorile

Si continua ad alimentare polemiche sul gioco minorile, con una frase che genera solo dis-informazione e si conferma la preferenza per le macchinette nell’articolo preso in esame: al gioco online possono accedere tutti, anche i minorenni, ad ogni ora del giorno e della notte. A differenza delle slot machine, per i computer, i tablet e gli smartphone non può esistere una distanza minima dai luoghi più critici, come le scuole”.

La cosa che sfugge è perché si mettono in contrapposizione le slot con il gioco online riguardo i minori? Per quale motivo? L’esempio non risulta molto felice (anzi avviene l’esatto contrario) ma potrebbe essere non casuale.

Al gioco online possono accedere tutti? Si dà per scontato che i minori possano giocare su una piattaforma online con estrema facilità. Su cosa si basa questa argomentazione? Per onore di cronaca, un minore non può registrarsi con i propri documenti, deve quindi rubare un’identità ad un maggiorenne ed usare anche una carta di credito non sua, se vuol giocare per denaro. Quindi deve avere a disposizione un documento falso  e disponibilità economiche risultati a terzi.

La realtà è ben differente: un ragazzino, senza mostrare alcun documento, può invece entrare in un tabacchino, in un bar ed in una sala giochi ed avere accesso a qualsiasi forma d’azzardo.  Esistono controlli in questo caso? L’esempio, come detto, non sembra molto felice…

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento