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Poker francese UTG: attacco DDoS per Winamax e 6 giocatori vanno in tribunale per la querelle sui bot

Poker room francese domenica è finita sotto attacco hacker mentre sei players vogliono portare Winamax davanti ad un giudice per la questione dei robot negli Espresso operata da due account sospetti.

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27/09/2018 14:03

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Non è un bel momento per Winamax finita sotto attacco degli hacker ed ancora al centro di polemiche per la questione della presenza di potenziali bot sulla piattaforma che avrebbe indotto 6 players francesi a citare in giudizio la poker room. Ma procediamo con ordine.

Come PokerStars, PartyPoker, 888Poker e America’s CardRoom, anche la room transalpina è stata Under The Gun: domenica gli hacker hanno pianificato verso i suoi server un massiccio attacco DDOS che ha mandato in tilt il network.

Domenica scorsa annullati tutti i tornei e giochi cash

E’ stata un’estate rovente per il poker online mondiale con le principali rooms che sono state vittime di diversi attacchi DDoS (distributed denial of service). La società ha confermato l’offensiva informatica su Twitter: l’azione è stata compiuta domenica nel bel mezzo dei tornei più importanti della settimana. Naturalmente l’effetto è stato quello di un sovraccarico dei server. Tuttavia, il comunicato di Winamax rivelava durante la tempesta che “non tutti i giocatori sono interessati”.

I manager francesi hanno sottolineato twittando che “questi attacchi riguardano un numero molto limitato di players. La maggior parte dei giocatori può continuare a giocare”. Ma il sito è stato comunque costretto ad annullare i tornei e chiudere tutti i tavoli di cash game per garantire la regolarità dei giochi.

Winamax: “qualità dei nostri server mai messa in discussione”

Winamax è stata categorica: “Né la qualità dei server Winamax né la qualità della nostra sicurezza informatica sono stati messi in discussione a causa di questi attacchi. Non hanno alcun impatto sui dati o sui fondi dei giocatori, che sono completamente sicuri.”

Gli attacchi DDoS accadono quando gli hacker mandano ai server una raffica di richieste di comunicazione mandandoli in tilt per l’eccessivo traffico. Queste richieste risultano mandate da tantissime fonti diverse, così i server non riescono a capire se è una richiesta legittima o solo spam. Ad un certo punto il server rischia di collassare.

La querelle sui bot negli Espresso finisce in tribunale

Da un problema ad un altro. In settimana, il quotidiano francese si è occupato di una vicenda che i lettori di Assopoker conoscono bene. Ve ne abbiamo parlato in diversi articoli della storia di due account VictoriaMo e Twopandas, sospettati di essere dei bot (hanno guadagnato molti soldi soprattutto con la rakeback negli ultimi due anni negli Espresso). Su segnalazione di diversi players, i due account sono finiti sotto l’esame di Winamax che ha convocato a Parigi, i titolari dei due conti per delle verifiche, simulando nuove sessioni di gioco.

VictoriaMo si è presentato ed ha superato i test: gli sono stati così sbloccati i profitti maturati (circa 228.000 euro) ma l’account è rimasto sospeso mentre Twopandas non si è presentato e, di fatto, è stato quindi sanzionato dal sito.

Winamax ha proceduto a rimborsare gli altri giocatori ma non è bastato. Il player Batmax che aveva denunciato sui forum l’accaduto ed altri 5 suoi colleghi però si sono sentiti truffati.

I 6 players francesi si sono così rivolti all’avvocato Justine Orier e rivendicano di aver subito danni fino a €50.000 a testa. L’avvocato rivendica che potrebbero aderire all’iniziativa anche altri giocatori (e non esclude una class action) perchè, a suo avviso, la “truffa” dei bot è stata di circa €500.000.

Nonostante la room sia stata molto attenta nell’intervenire subito e rimborsare agli avversari i fondi, per il legale “i controlli non sono stati effettuati”. L’obiettivo è accertare davanti ad un giudice se VictoriaMo e Twopandas siano effettivamente dei bot ed inoltre, “lo scopo dei miei clienti è che si faccia pulizia” dei bot sospetti. “Vogliono che la piattaforma sia sicura al 100%”.

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