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Storie dell’altro Mondo: blitz della polizia, chiusi 500 poker club, 10.000 posti di lavoro a rischio

In una regione indiana sono stati chiusi oltre 500 poker club nonostante il texas hold'em sia riconosciuto uno skill game dall'High Court.

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08/10/2018 17:27

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Assistiamo ad una vera offensiva globale contro il poker live fuori dai casinò. In Francia, abbiamo registrato la chiusura dell’ultimo circolo autorizzato a Parigi, lo storico Cercle Clichy-Montmartre dove bancavano il poker 21 (una sorta di mix tra poker e blackjack). La capitale sta approvando un nuovo regolamento per disciplinare i nuovi club (l’obiettivo è quello di tenere il gambling fuori dalla porta) ma tutto dovrà passare dall’avvallo del Ministero degli Interni. Si prevedono tempi lunghi.

La popolarità del poker in India ma la polizia usa il pugno duro

Nel frattempo, in uno dei mercati emergenti, dove il poker è oramai molto popolare, in India, la polizia ha usato il pugno duro contro il gioco clandestino. A Bengaluru gli agenti hanno chiuso 500 poker club (questo particolare vi fa capire perché il texas hold’em da quelle parti è ricercatissimo, forse più degli States). A coordinare l’operazione è stato il commissario Alok Kumar.

Il blitz è iniziato nei primi giorni di ottobre ed ora le agenzie di stampa locali (in particolare il Bangalore Mirror) parlano di ben 10.000 posti di lavoro a rischio, in un paese dove la povertà è dilagante.

L’offensiva è stata giustificata per frenare l’attività illegale nella capitale della regione della Karnataka.

Problema di attività criminali collegati e le continue risse

Ma la disputa sulla legittimità dei circoli non è sul problema della legalità dell’attività di gioco in senso stretto, semmai dei business collaterali legati ai circoli indiani sempre più collegati ad attività criminali. Ma c’è anche un problema di ordine pubblico: il commissario Alok Kumar ha fatto riferimento alle continue risse tra ubriachi all’interno dei circoli.

Il poker quindi non è il vero problema. I circoli sperano di poter riaprire ma non si conoscono i tempi della giustizia: è stato presentato un ricorso alla corte suprema del Karnataka sulla legalità o meno del poker nella regione.

“Poker è uno skill game” secondo l’High Court

L’Indian Poker Association (IPA) aveva richiesto all’High Court del Karnataka di riconoscere il poker come un gioco d’abilità ed erano stati accontentati. Il poker viene visto come uno skill game a tutti gli effetti nella regione, il problema, come ha spiegato la polizia locale, rimane tutto quello che è correlato ai circoli indiani.

 

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C’è anche un ostacolo formale: quello dell’High Court è, in ogni caso, un parere e non una effettiva sentenza che può rappresentare un precedente vincolante come accade negli ordinamenti di Common Law.

Nonostante siano stati chiusi più di 500 poker club, i circoli più importanti non sono stati toccati. La polizia si giustifica: “i grandi club dispongono di tutte le strutture sportive e per il tempo libero, comprese piscine e palestre. Rispettano tutte le regole e i regolamenti e per questo motivo non abbiamo intrapreso azioni contro di loro”.

Bisognerà capire se ora la polizia vorrà inserire il poker tra i giochi proibiti per ordine pubblico. In quel caso, per le leggi indiane, per i club ci sarebbero poche speranze.

L’anarchia italiana

L’anarchia del poker live, come si evince, non appartiene solo alla realtà italiana: pochi mesi fa è stato presentato un Disegno di Legge del Ministro leghista Erika Stefani, ma al momento, non si hanno notizie che il progetto sia stato assegnato ad alcuna commissione e questa è una buona notizia per i titolari dei circoli italiani. Anche perché tale disegno legge era stato scritto e redatto dal sottosegretario all’Economia leghista Bitonci (e firmato dalla Stefani), il quale ha presentato due settimane fa un altro disegno legge anti-gambling (nel quale non si menziona il poker live) e che è già stato assegnato alla commissione Bilancio per l’iter di approvazione. E’ evidente che la Lega punti a questo d.l.

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