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Dagli States provocano: “con il prelievo del 2% sul pot in Francia, come potrebbe funzionare liquidità condivisa?” Rake al 6,5%…

Le nostre perplessità espresse nella giornata di ieri sul progetto di liquidità comune tra Italia e Francia, sono state condivise anche dai media internazionali, in particolare da un osservatore attento come Nick Jones, l’editorialista della prestigiosa testata di settore PokerIndustryPro.

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Dagli Stati Uniti sono perplessi sul “progetto” francese

Negli Stati Uniti sono convinti che non ci siano le condizioni tecniche per poter attuare un mercato condiviso europeo seguendo le regole francesi.

“Il prossimo ostacolo – scrive Jones – principale sarà quello di siglare accordi bilaterali con le altre nazioni come Italia, Spagna e potenzialmente il Portogallo. E dato che la Francia applica una tassa del 2% sul pot, è difficile capire come realmente un pool condiviso di giocatori possa funzionare“.

Dall’altra parte dell’Atlantico riservano quindi una stoccata pesante nei confronti di Parigi. D’altronde, il progetto, con presupposti simili, fa acqua da tutte le parti ancor prima di iniziare.

Servono regole e soluzioni alternative a quelle transalpine

Scherzi a parte, gli scenari sarebbero disastrosi: fuga degli operatori, taglio ai Vip Sistem, investimenti pubblicitari nulli (quindi senza possibilità di avvicinare al poker nuovi giocatori) e soprattutto rake imbattibile per i players. A guadagnarci sarebbe lo Stato solo per un annetto dopo di che le entrate fiscali si azzererebbero.

In poche parole, ci guadagnerebbe solo la Francia che ringrazierebbe i cugini italiani per l’autogol.

Urge da parte di Italia, Spagna e Portogallo pensare a regole diverse, con la Francia che dovrà adeguarsi. Nel caso contrario meglio scegliere altri partner.

L’esperienza fallimentare voluta da Parigi

I problemi dei transalpini sono noti dal 2010: in una vecchia discussione sul forum americano 2+2 parlavano già di illogicità del sistema voluto da Parigi, sette anni fa. C’è da stupirsi semmai che i francesi, dopo un’esperienza così fallimentare, propongano di esportare il proprio modello ancora oggi. Su che presupposti? Non certo meritocratici ma solo politici. E sarebbe un grave errore – da parte nostra – cadere nella trappola.

Come detto, a Parigi applicano un prelievo nel cash game che è pari al 2% del pot lordo. Secondo diverse ricerche, equivarrebbe ad un’aliquota media che varia dal 35% al 42% del rake lordo (in Italia è il 20%, in Spagna il 25%!) ma si può arrivare anche, in rari casi,al 60% (per questo parlavamo di una pressione fiscale che poteva anche triplicare). Certo si tratta di eccezioni, ma la regola sarebbe quella di avere un prelievo medio pari al doppio di quella odierno.

Difendere gettito fiscale del poker online italiano

Facciamo una premessa doverosa: se il mercato fosse in costante crescita, anche il poker online dovrebbe dare un equo contributo alla collettività e in questi sette anni grazie al poker l’erario ha comunque incassato milioni, nonostante la crisi. Lo Stato vuole rinunciare in futuro a questo gruzzoletto solo per fare un favore all’Arjel?

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La realtà del cash game italiano è diversa: è in caduta libera da 4 anni, in parte anche a causa di una tassazione che è già oltre il limite (in Gran Bretagna ad esempio è del 15%, a Malta del 5%) e con un livello di rake che ha mandato rotti parecchi giocatori.

Rake a confronto

Con il sistema francese che dovrebbe adottare anche l’Italia (in nome della liquidità condivisa) la rake diventerebbe insostenibile anche per i più forti.

Al momento, su PokerStars.it, la rake è del 5,5% ad ogni livello. In questo caso, il 20% del prelievo effettuato dalla room va allo stato, quindi circa l’1,1%.

In Francia, la rake su PokerStars.fr parte dal 6% per arrivare al 6,5%. Di fatto quindi sarebbe quasi un punto percentuale in più, senza pensare alle ricadute sugli operatori, con tagli sul personale (quindi servizi per i giocatori), marketing etc. Un vero disastro per i players e gli appassionati.

La rake su PokerStars.fr:

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Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.