Un dipendente del Casinò de la Vallée è stato sospeso dopo essere stato ripreso mentre favoriva un giocatore ai tavoli verdi. Un episodio isolato, sì, ma che arriva nel momento peggiore: quello in cui la casa da gioco valdostana è finita sotto amministrazione giudiziaria per riciclaggio.
In questo Articolo:
L'occhio lungo del Casinò di Saint Vincent
C'è un occhio, al casinò, che non sbaglia mai. È quello della sorveglianza, le decine di telecamere puntate sui tavoli verdi che registrano ogni gesto, ogni fiche, ogni carta. E proprio quell'occhio, a Saint Vincent, ha inchiodato uno dei suoi dipendenti.
Un croupier in servizio al Casinò de la Vallée è stato sospeso dopo essere stato sorpreso a favorire un giocatore. Secondo quanto ricostruito dalla sicurezza della sala, l'uomo — di cui non sono state rese note le generalità — sarebbe stato ripreso dalle telecamere interne mentre faceva intravedere le carte a un cliente che stava per piazzare la propria giocata. Un dettaglio che, ai tavoli, può valere un'enormità: conoscere in anticipo anche una sola carta ribalta completamente le probabilità a favore del giocatore. E, di conseguenza, a sfavore del banco.
Dopo i controlli interni, è scattata la sospensione in attesa dell'esito del procedimento disciplinare. L'amministratore unico del Casinò, Rodolfo Buat, ha scelto la linea del silenzio: nessuna dichiarazione sulla vicenda.
Il croupier "infedele"
In teoria, "il banco vince sempre". È il mantra di ogni casa da gioco, l'assioma matematico su cui si regge l'intera industria. Ma il banco vince sempre a una condizione: che le regole vengano rispettate da entrambe le parti del tavolo. Croupier compreso.
Un dealer che mostra le carte non è un imbroglio del giocatore contro la casa. È un cortocircuito interno, il dipendente che tradisce proprio chi lo paga. Si chiama, non a caso, croupier "infedele". Ed è esattamente il tipo di falla che ogni casinò teme più di un baro: perché viene da dentro.
Ci sono dei giochi nei quali i casinò, anche i casinò oline con i dealer dal vivo, conservano un house edge (vantaggio matematico della casa da gioco) minimo e basta un dettaglio, una regola per invertire il vantaggio a favore del giocatore.
Episodio circoscritto, per carità. Una questione disciplinare che nulla ha a che vedere, almeno formalmente, con il fascicolo ben più pesante che da mesi tiene sotto pressione la casa da gioco. Ma il tempismo è impietoso. Perché a Saint-Vincent, in questo momento, si respira un'aria tutt'altro che serena.

Il punto sull'inchiesta: il Casinò sotto amministrazione giudiziaria
Facciamo ordine. Lo scorso 28 maggio è arrivata una misura che non ha precedenti nella storia del gioco italiano: il Tribunale di Torino ha disposto l'amministrazione giudiziaria della Casinò de la Vallée Spa. È la prima volta in assoluto che lo strumento colpisce una delle quattro case da gioco autorizzate sul territorio nazionale.
Il decreto — cinquantasei pagine firmate dalle giudici Costanza Isabella Goria, Lucilla Raffaelli e Irene Gallesio — è stato notificato dalla Guardia di Finanza ai due soci della società: la Regione Valle d'Aosta (che ne detiene il 99,96%) e il Comune di Saint-Vincent (lo 0,04% restante).
Le radici affondano nell'inchiesta esplosa a dicembre, quando le Fiamme gialle di Aosta avevano fatto scattare sequestri per circa 5 milioni di euro a carico di oltre trenta indagati. Le ipotesi di reato: riciclaggio, autoriciclaggio, associazione per delinquere e corruzione.
«Un sistema corruttivo generalizzato e consolidato»
Il cuore della valutazione dei magistrati è netto, e fa male a chi conosce e ama il mondo del gioco legale. Per le giudici non si tratta di «fatti episodici o isolati», bensì di «un vero e proprio sistema corruttivo generalizzato e consolidato», esteso alla generalità della clientela. Naturalmente questa è la tesi accusatoria della Procura di Torino che dovrà passare al vaglio sia dei difensori che dei giudici terzi.
Il meccanismo, secondo l'impostazione accusatoria, viaggiava su un doppio binario: da un lato il Casinò diventava lo strumento per ripulire il contante non dichiarato; dall'altro veniva usato dai dipendenti infedeli per gonfiare le fatture dei "porteur" compiacenti (i procacciatori di clienti). Il tutto, scrivono i giudici, «colposamente alimentato dalla società», che non avrebbe mai messo in piedi controlli efficaci né preso iniziative concrete per spegnere comportamenti dannosi per le proprie casse — pur avendone avuto sentore attraverso numerosi alert.
Nessun controllo sul contante: la "lavatrice" dei finanzieri
Il quadro tracciato dal colonnello Nicola Bia, comandante della Guardia di Finanza di Aosta, è impietoso. All'interno della casa da gioco non esisteva alcun sistema di controllo sul denaro contante cambiato in fiches e viceversa. Il cambio avveniva in modo indiscriminato e illimitato, sia ai tavoli sia alle casse, senza identificazione del cliente e con il classico trucco del frazionamento: più operazioni da 5mila euro l'una, per stare sotto le soglie di attenzione.
Il dato che fotografa tutto: nel triennio 2022-2024, da un casinò di quelle dimensioni sono partite non più di 130 segnalazioni di operazioni sospette. Una manciata. I dipendenti, dice ancora la Finanza, avevano «obblighi di segnalazione del tutto generici» e i modelli organizzativi si sono rivelati semplicemente inadeguati.
La famosa "Cassa 44" , Chasseur e gli interrogatori
Al centro dell'indagine, due ex funzionari oggi licenziati: Augusto Chasseur Vaser, all'epoca direttore dell'ufficio cambio e fidi, e Cristiano Sblendorio, ex direttore del marketing. Le telecamere nascoste avevano cristallizzato più episodi di cambio contanti-fiches. Ma è soprattutto l'interrogatorio di Chasseur ad aver squarciato il velo, facendo emergere il dettaglio destinato a diventare simbolo dell'intera vicenda: la "Cassa 44", l'ufficio privato nel Privé dei VIP dove si cambiavano somme ingenti lontano dalle casse di sala. La sua chiusura — di fatto già avvenuta con il licenziamento di Chasseur — è uno dei compiti affidati agli amministratori.
Cosa cambia adesso (e cosa no)
Attenzione, però a non fare confusione: l'amministratore unico non viene rimosso. È una differenza sostanziale rispetto ad altre misure di prevenzione. I due commercialisti torinesi nominati amministratori giudiziari — Corrado Corradini e Ivano Berardi — eserciteranno una sorta di "tutoraggio" per almeno un anno (prorogabile), con poteri specifici sul fronte antiriciclaggio.
Il decreto indica nel dettaglio gli interventi da realizzare. Alcuni sono perfino "fisici": le casse dovranno essere dotate di vetrate totalmente trasparenti (oggi il cassiere non avrebbe piena visibilità del cliente davanti a sé) e scatterà l'identificazione obbligatoria di chi cambia denaro, soprattutto ai tavoli, con segnalazione di operazione sospetta per chi supera i 4.999 euro in contanti.
L'indagine, intanto, non si ferma. I finanzieri stanno ancora sviluppando il materiale raccolto — numerose intercettazioni telefoniche su tutte — in vista della chiusura da parte della Procura. Sul registro degli indagati, oltre ai due ex funzionari, figurano imprenditori e porteur: le diverse facce, per gli inquirenti, di quell'«articolato sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco». La prima udienza è fissata per il 14 luglio a Torino.