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Bally's Casino Dover

Gamblers sbancano il Bally's per 1,4 milioni: "Abbiamo battuto il casinò sfruttando il Vip System, garantendoci un edge matematico"

Un gruppo di giocatori, dopo aver frequentato per 116 giorni la casa da gioco del Bally's in Rhode Island, Stati Uniti. hanno vinto oltre un milione di dollari alle slot ma sono stati arrestati e accusati di truffa. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto che sfruttavano solo il programma fedeltà riservato ai clienti che gli avrebbe garantito un vantaggio matematico sul banco.

Di fatto, sta emergendo che il metodo matematico applicato al sistema VIP del casinò (utilizzando più di 100 carte fedeltà) gli ha fruttato vincite per 1,4 milioni di dollari alle slot in quasi 4 mesi di action.

Per l'accusa è una truffa ai danni del Bally's Lincoln Casino. Per la difesa, invece, i giocatori hanno semplicemente "out-mathed" la casa: hanno letto meglio del casinò le regole del suo stesso programma fedeltà e le hanno sfruttate a proprio vantaggio. Una tesi che — almeno sul fronte della revoca della custodia cautelare — ha già convinto il giudice, nonostante i numerosi precedenti penali dei protagonisti.

L'accusa: 1,4 milioni con oltre 100 carte fedeltà

I fatti, riportati da MassLive, ruotano attorno a cinque uomini arrestati e accusati di aver truffato il Bally's Lincoln Casino e di aver ottenuto beni con falsi pretesti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe utilizzato più di 100 carte del programma rewards di Bally's intestate ad altre persone per giocare alle slot high roller, accumulando 1,4 milioni di dollari di vincite in 116 giorni.

Il presunto capo dell'organizzazione, Giuseppe "Little Joe" Manzi — descritto dalle autorità statunitensi come vicino ad ambienti della criminalità organizzata — avrebbe vinto da solo 1,2 milioni di dollari, in circostanze che un dirigente del casinò, nell'affidavit d'arresto, ha definito «statisticamente impossibili».

La difesa: «Hanno solo fatto meglio i conti del casinò»

È qui che la vicenda prende la piega che la rende interessante per chiunque mastichi il concetto di edge matematico (un vantaggio statistico) applicato alla teoria dei giochi.

All'udienza per la cauzione, l'avvocato di Alfonso B. Lalli, Daniel Hagan, ha rovesciato la prospettiva: nessuna truffa, ma advantage play. I suoi assistiti, ha sostenuto, sono stati semplicemente più bravi del casinò a fare i conti, giocando all'interno dei parametri del programma fedeltà e sfruttandone le falle.

Non hanno barato: hanno "out-mathed" il casinò. Hanno letto le regole del VIP system meglio di chi le aveva scritte.

L'advantage play è il terrore per tutti i manager dei casinò online legali anche in Italia. Gli abusi sono molto frequenti nell'online perché le case da gioco mettono a disposizione dei nuovi iscritti, in genere, promozioni vantaggiose e bonus di benvenuto casinò.

La tesi difensiva poggia su un principio ben noto agli advantage player di tutto il mondo: i programmi VIP e i sistemi di rewards dei casinò — tra cashback, free play, bonus a soglia e promozioni mirate — possono in determinate condizioni ribaltare il valore atteso di un gioco, trasformando una slot con margine per il banco in un'operazione a valore atteso positivo per il giocatore. Se le promozioni sono generose e mal calibrate, il vantaggio della casa evapora. E non è illegale accorgersene.

L'argomento, sul piano cautelare, ha funzionato: il giudice ha revocato la propria precedente decisione che negava la libertà su cauzione a Lalli e a Salvatore Fusco. Lo stesso Manzi era già stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione da 50mila dollari.

Che cos'è l'Advantage Play

Con advantage play si indica l'insieme delle tecniche con cui un giocatore ribalta legalmente il vantaggio matematico del banco, senza alterare il gioco né violare le regole: non bara, semplicemente sfrutta informazioni e condizioni che il casinò stesso mette a disposizione.

L'esempio classico è il conteggio delle carte nel blackjack, ma la famiglia è ampia: c'è chi caccia le slot progressive con jackpot ormai saliti oltre la soglia di convenienza, chi sfrutta errori nei regolamenti dei tavoli e chi — come sostenuto dalla difesa nel caso Bally's — fa leva su promozioni, cashback, free play e programmi VIP mal calibrati, capaci di trasformare un gioco a valore atteso negativo in un'operazione matematicamente profittevole.

La distinzione giuridica è cruciale: l'advantage play in sé non è un reato, e i casinò si difendono con contromisure private (inviti ad allontanarsi, esclusioni, revoca dei benefit); diventa frode quando il vantaggio non nasce dalla lettura intelligente delle regole ma dalla loro violazione, ad esempio manipolando il gioco o utilizzando identità altrui. Ed è esattamente su questo confine che si giocherà il processo del Rhode Island.

I punti deboli della tesi difensiva

Onestà intellettuale impone però di segnalare le crepe nel ragionamento difensivo, che anche gli esperti di settore hanno notato nell'osservare lo sviluppo di questa vicenda.

Primo: a differenza del blackjack, le slot machine non offrono di per sé alcuna strategia matematica capace di superare il margine della casa — se un vantaggio c'era, doveva quindi annidarsi interamente nel VIP system e nelle promozioni, non nel gioco in sé. A meno che i gamblers in questione non conoscessero il payout molto alto di alcune slot.

Secondo, e più delicato: l'uso di oltre 100 carte fedeltà intestate ad altre persone, se confermato, difficilmente può definirsi "giocare entro i parametri del programma". I regolamenti dei loyalty program vietano pressoché universalmente l'uso di carte altrui, e la moltiplicazione delle identità serve tipicamente a incassare più volte le stesse promozioni riservate al singolo giocatore.

La procura, va detto, non ha ancora spiegato pubblicamente come l'utilizzo delle carte avrebbe generato le vincite. Ed è proprio in questo vuoto ricostruttivo che la difesa ha potuto inserirsi: finché non sarà chiaro il meccanismo, la linea tra advantage play aggressivo e frode resta tutta da tracciare. Gli imputati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Precedenti pesanti: la "Springfield Crew" e la criminalità di Chicago

A rendere il quadro meno rassicurante contribuiscono i profili di alcuni protagonisti. Manzi, secondo quanto riportato dalla stampa locale, avrebbe legami di lunga data con la "Springfield Crew", considerata dalle autorità un avamposto in New England della famiglia Genovese: nel 2003 patteggiò per racketeering finendo in un carcere federale, da cui uscì nel 2006 dopo circa tre anni. Ad aprile è stato inoltre arrestato con l'accusa di coinvolgimento in un giro di scommesse illegali operante da due ristoranti dell'area di Chicago — accuse che respinge.

Salvatore Fusco è figlio di Emilio Fusco, che sta scontando 25 anni di carcere federale per racketeering e che risulterebbe ricercato anche nel caso Bally's, essendo tuttora latitante. Un altro fratello, Franco "Frankie" Fusco, è sotto processo insieme al fratello Antonio per reati legati a droga e armi.

Semplice leggerezza del casinò o abuso dei giocatori?

C'è una lezione che i casinò imparano e dimenticano a ogni generazione: quando studi e sviluppi un programma VIP, stai scrivendo le regole di un gioco nuovo — e da qualche parte c'è sempre qualcuno che quelle regole le leggerà con più attenzione di te. Se i cinque del Rhode Island abbiano davvero solo "fatto meglio i conti" o abbiano barato moltiplicando le identità, lo decideranno i giudici. Ma una cosa è già certa: al Bally's Lincoln, per 116 giorni, il banco non ha vinto. E quando il banco non vince, non è mai un caso: o qualcuno ha trovato una falla nel sistema (che si basa sempre sull'edge matematico del banco), o l'ha aggirata. Il confine tra le due cose, in fondo, è la chiave sulla quale si disputerà la contesta processuale tra accusa e difesa.