Duecento catalani truffati a Girona recuperano il 38% delle perdite. Ma i soldi non arrivano dal presunto truffatore Iban Juvanteny Gómez: arrivano dalle sanzioni antiriciclaggio inflitte dal regolatore britannico del gioco online agli operatori dove quel denaro era stato bruciato. Un meccanismo che in Italia non esiste — e che a Londra, da tre settimane, potrebbe non esistere più nemmeno lì.
Il banco non vince sempre: chi è Iban Juvanteny Gómez
Circa 200 persone che tra il 2012 e il 2019 avevano affidato i propri risparmi a Iban Juvanteny Gómez, presunto ideatore di uno schema piramidale da oltre 15 milioni di euro. Sono state truffate, i soldi sono spariti.
Ma c'è una discreta notizia per gli ingenui risparmiatori: riceveranno un primo acconto pari a circa il 38% delle somme che il tribunale ha riconosciuto loro. Lo ha autorizzato il giudice di Girona, come riportato dal quotidiano catalano APD su fonte dell'avvocata Sandra Rodríguez del Gabinet Solà.
La cifra in distribuzione è di quasi 6 milioni di euro. E qui viene il punto che rende questa vicenda diversa da qualsiasi altra cronaca giudiziaria sulle truffe finanziarie: quei soldi non provengono dal patrimonio dell'imputato. Provengono dai casinò e dai bookmaker online britannici dove Juvanteny avrebbe giocato — e perso — buona parte del denaro raccolto.
Iban Juvanteny Gómez: il broker che non era un broker
La ricostruzione degli inquirenti è quella classica dello schema Ponzi, con una copertura sociale particolarmente efficace.
Laureato in Economia all'Università di Girona, Juvanteny si sarebbe presentato ad amici, parenti e conoscenti come broker di Barclays, promettendo rendimenti fuori mercato. Il passaparola ha fatto il resto: secondo le ricostruzioni della stampa catalana tra le vittime figurano giocatori del Girona FC, dipendenti del Deutsche Bank e imprenditori di lungo corso. Non sprovveduti, insomma.
Gli investigatori della Divisió d'Investigació Criminal dei Mossos d'Esquadra sostengono che il denaro dei nuovi clienti servisse a pagare gli "interessi" ai vecchi, generando l'illusione di un rendimento reale. Il meccanismo si è inceppato nel 2019, quando le denunce hanno iniziato ad accumularsi sul tavolo del giudice istruttore numero 2 di Girona.
Juvanteny si è costituito nell'aprile del 2019, dopo un periodo trascorso in Germania. Ha poi passato due anni e mezzo in custodia cautelare: uno dei periodi più lunghi mai registrati dai tribunali di Girona per un reato non violento.
Da allora, il nulla. L'istruttoria è di fatto chiusa, ma restano pendenti un ricorso e un incidente probatorio. Il processo, scrive APD, potrebbe non celebrarsi prima del 2028 — quasi nove anni dopo l'arresto.
Iban Juvanteny Gómez non è mai stato processato e per l'ordinamento spagnolo, come per quello italiano, resta presunto innocente fino a sentenza definitiva.
Che cos'è uno schema Ponzi (e perché regge finché regge)
Uno schema Ponzi è una truffa che non produce nulla. Non investe, non specula, non compra e non vende: paga i vecchi clienti con i soldi dei nuovi, e chiama "rendimento" quello che in realtà è il capitale di qualcun altro.
Il nome arriva da Carlo Ponzi, nato a Lugo di Romagna nel 1882 ed emigrato in America a vent'anni. A Boston, nel 1920, promise di raddoppiare il denaro in novanta giorni sfruttando un arbitraggio sui buoni di risposta postale internazionali. L'arbitraggio esisteva davvero, sulla carta. Solo che Ponzi non lo praticò mai: si limitò a raccogliere circa 15 milioni di dollari da quarantamila persone — cifra che, per una singolare coincidenza, è la stessa contestata oggi a Girona — e a girarli a chi chiedeva di incassare.
Il meccanismo è elegante nella sua semplicità e ha tre caratteristiche costanti.
Primo: i rendimenti sono alti e soprattutto regolari all'inizio... Un investimento vero oscilla, va male, ha mesi storti. Uno schema Ponzi no: il rendimento è sempre lì, puntuale, perché non dipende dal mercato ma dalla contabilità del truffatore.
Secondo: funziona per fiducia sociale, non per numeri. Non si entra leggendo un prospetto, si entra perché ci è entrato un amico, un collega, un parente che ha già incassato. È il motivo per cui le vittime tendono a essere concentrate in una comunità ristretta — un paese, un ufficio, uno spogliatoio — e per cui reclutano involontariamente altre vittime in perfetta buona fede.
Terzo: matematicamente è condannato in partenza. Per pagare gli interessi servono sempre più capitali freschi, in progressione esponenziale. A un certo punto la platea dei nuovi entrati non basta più a coprire le uscite dei vecchi. Basta un'ondata di richieste di rimborso simultanee — una crisi, una voce, un articolo di giornale — e il castello viene giù in pochi giorni.
Come i truffatori fanno sparire i soldi attraverso i book
Sovente, i truffatori che attuano questi scam piramidali dichiarano di aver perso tutto al gioco (e questo dettaglio può essere utile per farsi riconoscere delle attenuanti generiche o una semi infermità mentale). E all'apparenza può sembrare così ma non sempre avviene quello che pare nella realtà, ma riciclano una parte dei soldi sottratti ai risparmiatori per pulirli nei casinò e bookmakers senza licenza statale e senza controllo rigidi (non è questo il caso). A volte va bene, a volte no.
In particolare nelle scommesse possono risultare perdenti nei bookmakers legali ma in realtà i soldi vengono fatti sparire in bookmakers attraverso complicati sistemi di arbitraggio e riciclaggio. In questo caso si crea un ammanco che pare reale nel book legale, ma effettivamente il truffatore ha fatto sparire i propri soldi in conti esteri e paradisi fiscali collegati a bookmaker illegali, invisibili i cui conti sono protetti da trust e da massima riservatezza possibile.
Da Girona a Leeds: come sono tornati indietro i soldi
Qui la vicenda esce dalla sfera della giustizia della Catalogna e diventa un caso di scuola per l'intera industria del gioco europea.
Ricostruendo i flussi finanziari, i Mossos scoprono che Juvanteny ha giocato diversi milioni di sterline su siti di casinò e scommesse con licenza britannica. Parte l'indagine congiunta con Europol e la West Yorkshire Police, la forza di polizia competente per l'area di Leeds.
Perché gli operatori sono ritenuti responsabili
Quella notizia di reato arriva sul tavolo della UK Gambling Commission, che apre un fascicolo su diversi operatori per possibili violazioni delle norme antiriciclaggio: la domanda dell'ente regolatore non è stata ai bookmakers e casinò: "il cliente ha vinto o perso", ma "avete verificato da dove venivano quei soldi?".
Perché gli operatori con regolare licenza hanno il dovere di verificare la provenienza del denaro dei clienti, soprattutto se arriva un cliente nuovo con fondi quasi illimitati. Il sospetto dovrebbe essere sollevato dai manager che gestiscono il casinò online.
C'è un obbligo di vigilanza da parte degli operatori che hanno una regolare licenza. La vigilanza deve essere attenta soprattutto sulla provenienza dei fondi oltre che sui comportamenti anomali dei clienti (per esempio se alzano improvvisamente le puntate). Nella realtà però spesso i VIP Manager di alcuni casinò incoraggiano questi comportamenti.
Le sanzioni destinate al risarcimento delle vittime
Le irregolarità accertate dalla Gambling Commission si traducono in sanzioni per quasi 6 milioni di euro complessivi. La novità è che la sanzione non viene utilizzata dal Governo britannico ma viene destinata alle vittime spagnole.
A fine aprile 2021 la West Yorkshire Police trasferisce l'intera somma all'autorità giudiziaria di Girona, vincolata all'eventuale rimborso delle vittime se e quando un giudice spagnolo lo avesse autorizzato.
Ci sono voluti cinque anni. Ma l'autorizzazione è arrivata.
Nessun operatore è stato identificato pubblicamente in relazione a questo caso.
Una inchiesta parlamentare britannica del 2021 citava Betway, Gamesys, Platinum Gaming e Petfre (Betfred) tra le società a cui la Commission aveva chiesto di risarcire vittime di reato con denaro giocato sulle proprie piattaforme, per oltre 6,2 milioni di sterline complessivi — ma quel documento non specificava i reati sottostanti né collegava alcuna di quelle società alla vicenda Juvanteny.
Qualsiasi accostamento sarebbe, allo stato, arbitrario, ma il sospetto che si tratti di quelle società rimane.
Il "regulatory settlement": l'arma che l'Italia non ha
Il vero elemento di interesse per chi segue il settore è lo strumento giuridico.
Nel Regno Unito la Gambling Commission può chiudere un'istruttoria con un regulatory settlement: un accordo in cui l'operatore versa una somma in lieu of financial penalty, in luogo della sanzione pecuniaria. E qui sta la differenza sostanziale — nello statement of principles della Commission è scritto che, ove praticabile, l'operatore deve restituire il denaro alle vittime identificate del reato presupposto. Solo se le vittime non sono identificabili la somma va a scopi socialmente responsabili.
Non è teoria. Nel 2016 Betfred ha versato 443.000 sterline alle vittime di un dipendente infedele che aveva rubato al proprio datore di lavoro per giocare. Nel 2020 Gamesys ha restituito 460.472 sterline di denaro rubato ai legittimi proprietari. In entrambi i casi il regolatore aveva contestato falle nel KYC e nel monitoraggio della source of funds.
In Italia un meccanismo equivalente non esiste. Le sanzioni amministrative irrogate da ADM ai concessionari per violazioni antiriciclaggio — previste dal d.lgs. 231/2007 — hanno natura afflittiva e confluiscono nell'Erario statale. Non c'è alcuno strumento che consenta al regolatore di indirizzare quel denaro verso le vittime del reato che ha generato il flusso sospetto. Chi è stato truffato deve percorrere la strada ordinaria: sequestro preventivo, confisca, costituzione di parte civile. Tempi biblici, esito incerto.
Detto altrimenti: se Juvanteny avesse giocato su siti con licenza ADM anziché UKGC, con ogni probabilità quei 6 milioni non sarebbero mai tornati a Girona.
La beffa nella beffa: Londra ha appena cambiato le regole
Però, è giusto segnalarlo, c'è un elemento di attualità che rende questa storia, potenzialmente, un pezzo di archeologia regolatoria.
Il 22 luglio 2026 la Gambling Commission ha chiuso una consultazione durata otto settimane stabilendo che i fondi derivanti dai regulatory settlement confluiranno d'ora in avanti nel Consolidated Fund, il calderone generale delle finanze pubbliche britanniche. La modifica è entrata in vigore immediatamente, nonostante oltre la metà dei 28 rispondenti si fosse dichiarata contraria.
La ragione formale è l'introduzione della statutory levy, il prelievo obbligatorio sull'industria, e la chiusura di GambleAware il 31 marzo 2026: la Commission ha ritenuto che destinare quei fondi a un ente terzo esulasse dal proprio mandato di regolatore, e il Consolidated Fund è risultato "l'unica opzione praticabile".
Il dibattito britannico si è concentrato quasi interamente sul finanziamento della ricerca e della cura del gioco problematico. Molto meno sull'altro tema, ovvero la restituzione alle vittime di reato. Quanto spazio resti, nel nuovo assetto, per operazioni come quella di Girona è una domanda che al momento non ha una risposta pubblica.
Una forma di giustiza
Duecento persone a Girona hanno perso 15 milioni fidandosi di un uomo che diceva di lavorare per Barclays. Ne rivedranno poco più di un terzo, e non perché il presunto truffatore abbia restituito qualcosa: perché qualcuno, a Leeds, ha guardato i registri di alcuni conti gioco e si è chiesto da dove arrivassero quei bonifici.
È una forma di giustizia obliqua, imperfetta, arrivata con sette anni di ritardo e priva di qualsiasi soddisfazione morale. Ma è pur sempre denaro che torna in tasca a chi l'aveva perso — cosa che nelle truffe piramidali quasi mai accade.
Il resto delle perdite, oltre il 60%, non è mai stato recuperato. E il processo, forse, si celebrerà nel 2028.