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Annette lavori per il nemico? La seconda vita a Vegas della Obrestad. L’etica nel poker esiste?

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17/02/2016 09:03

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Ambasciatrice non porta pena. Annette Obrestad, ex fenomeno del poker online mondiale, ha accettato l’offerta di Sheldon Adelson: presterà il suo volto per la poker room del “Venetian” di Las Vegas. A dare l’annuncio è proprio la giocatrice norvegese su Twitter che celebra il matrimonio con uno dei casinò più celebri del Nevada: “Ragazzi, è ufficiale! Sono la nuova ambasciatrice del Venetian Poker. Sono così eccitata. Spero presto di darvi molte possibilità di giocare con me “.

In rete sono scattate polemiche feroci sulla scelta di Annette di diventare ambasciatrice per Adelson, l’uomo più potente del gambling mondiale, colui che sta sabotando negli Stati Uniti (e di recente anche a Macao) il gioco online ed in particolare il poker, per rafforzare la sua offerta live (è proprietario di Las Vegas Sands, primo operatore di casinò nel globo).

Annette-Obrestad

Annette Obrestad

Adelson vuole distruggere l’online

Adelson finanzia una lobby trasversale formata da magistrati, senatori e Governatori che ha rallentato il processo di regolamentazione del gioco online negli States. Il businessman ha finanziato inoltre il Partito Repubblicano (nelle ultime elezioni presidenziali ha donato 100 milioni di dollari) per contrastare, in modo definitivo, l’e-gaming.

Gli scheletri nell’armadio

Il boss di Las Vegas Sands denuncia da anni i problemi etici e morali che, secondo lui, comporta il business dell’online  salvo poi adottare strategie al limite, in particolare in partnership con gli junkets, i discussi intermediari di Macao (vi è una relazione interessante di una commissione d’inchiesta parlamentare del Congresso USA in tal senso).

Questa relazione stretta con gli agenti cinesi (nella gran parte dei casi collusi con le triadi) ha consentito ai propri casinò di battere record su record di incassi. L’obiettivo di Adelson è chiaro: distruggere il gioco online, sotto la bandiera della moralità (…) e legalità.

L’etica nel poker

Tornando però ad Annette, la scelta è stata criticata in maniera feroce vista la partnership ingombrante con il boss di Las Vegas Sands. C’è però chi prende le sue difese ed è James Guill, editorialista di PokerFuse.

Il blogger statunitense apre un’interessante parentesi sull’eticità e moralità nel poker. Ecco alcuni passaggi del suo intervento:

“Perché la maggior parte dei poker players gioca? Per fare soldi. Lo scopo nel poker è fare soldi. E’ sempre stato così. La maggior parte di noi gioca perché crediamo sia il modo migliore per guadagnare e mantenere lo stile di vita che desideriamo. Tale piano non sempre funziona. Alcuni di noi si rendono conto che non potranno mai diventare giocatori professionisti ed iniziano a lavorare nel settore.

Se un player non vince in maniera costante, può essere coinvolto in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

Ecco perché alcuni preferiscono lavorare nell’industria del poker, per un sito online o intraprendendo altre opportunità di business. Il poker è un gioco individuale, non è un gioco di squadra. Ogni volta che sento qualcuno parlare di come quel giocatore stia violando la morale quando si tratta di poker… mi viene da ridere”.

C’è però da fare a nostro avviso una precisazione: quando si violano leggi e regolamenti ed il comportamento poco etico sfocia in truffe e reati di vario genere, in questo caso c’è poco da ridere.

Scelte di business

Nel caso della Obrestad si tratta solo di scelte di vita e business, ma nessuna regola è stata violata. La giocatrice norvegese ha solo colto un’opportunità ed il suo comportamento non influirà nel processo di regolamentazione.

Condivisibile invece la denuncia del giornalista americano su un altro aspetto:

“In questo mondo ci sono anche giocatori moralmente discutibili ma il sistema li rende delle superstar. Si tratta di un gioco nel quale i degenerati sono celebrati e pubblicizzati come le Kardashian.

Sembra che il mondo del poker abbia un concetto del tutto selettivo dell’etica e della morale. In poche parole, se questa morale è in linea con gli interessi del poker, tutto è ammesso. Nel caso contrario, se non fai gli interessi di qualcuno, sei trattato come se tu avessi la rabbia“.

Concetto selettivo della morale nel poker

Su questo punto James Guill ha ragione: se viene sorpreso un giocatore sconosciuto a barare, rubare chips o fare multiaccount, sui social e sui forum si scatena il finimondo, con accuse e critiche legittime sul suo comportamento come è giusto che sia.

Se la stessa condotta viene posta in essere da un professionista bravo in questi anni a strizzare l’occhio ai colleghi, media e manager, protetto magari da qualche “potere occulto”, allora fioccano le giustificazioni. Tutto si riduce ad uno scherzo, quando le manette dovrebbero essere l’unica risposta.

Nel poker esiste la “morale selettiva”, i “marchettari” sguazzano in queste situazioni, ma nessuno si salva, tutti purtroppo siamo complici, ma non dovremmo esserlo.

L’editorialista americano va avanti: “Qualche settimana fa, un ragazzo ha fatto la pipì sotto il tavolo da gioco davanti ad altri giocatori, ma è considerato una bella persona perché ha dato i soldi in beneficenza (si riferisce ad Esfandiari, ndr).

Ora qualcuno (Obrestad, ndr) ha preso una legittima decisione d’affari, una scelta che alla fine ha scarso impatto sulla regolamentazione dell’e-gaming negli States. Se il mondo del poker non vuole vedere la Obrestad lavorare per il nemico, allora offritegli un contratto migliore. Annette è un’ex campionessa WSOPE ed ha un solido curriculum alle spalle. Ci sono giocatori professionisti in tutto il mondo che in questo momento hanno un cv peggiore. Per lei è un’ottima opportunità per la sua attuale situazione a Las Vegas”.

L’esempio di Esfandiari è abbastanza chiaro: nessuno l’ha criticato, solo i direttori del PCA hanno avuto gli attributi per squalificarlo. Ma se lo stesso comportamento fosse stato tenuto dal signor Mario Rossi?

Semmai, c’è da porsi un’altra domanda: la scelta del Venetian di affidarsi ad un nome così conosciuto nel mondo dell’online e del poker in generale, potrebbe essere il preludio per un cambio di rotta deciso sotto il profilo politico nei confronti dell’industria dell’e-gaming? Con il crash del mercato a Macao, anche Las Vegas Sands dovrà studiare forme alternative di business, per compensare in parte i mancati guadagni. Certo, l’online non è nulla rispetto ai mercati asiatici ma quando si parla del primo mercato mondiale (Stati Uniti), il discorso si fa molto serio…

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