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Curiosità

Doug Polk: “Un pro del cash game high stakes online deve essere per forza fortissimo. Non è lo stesso negli MTT”

Doug Polk torna a mettere a confronto i professionisti del cash game con quelli dei tornei, concentrandosi soprattutto sulla scena high stakes

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11/09/2017 14:03

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Doug Polk deve molta della sua notorietà a un infuocato podcast con Joey Ingram dello scorso anno. In quell’occasione, il pro di Las Vegas lanciò un attacco durissimo ai professionisti degli MTT: menzionò Mike McDonald, Jason Mercier, Fedor Holz e persino il nostro Mustapha Kanit, definendo tutti i regular di questa disciplina come giocatori nettamente inferiori a un qualsiasi cashgamer dei mid-stakes.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, e Doug ha fatto di tutto da quel podcast: è diventato uno dei volti più noti del poker, ha vinto milioni di dollari proprio nei tornei (live e online) ed è oggi una presenza fissa in tutti gli show televisivi sul poker.

Dopo il successo nel Big One Drop delle ultime WSOP (valido per 3.6 milioni di dollari), Doug è tornato a parlare con Joey Ingram dell’argomento che lo rese così noto in tutto il mondo del poker: il confronto tra torneisti e cashgamer. In particolar modo tra i regular dei tornei high roller e i regular degli High Stakes Online.

Doug Polk spiega perché i torneisti sono meno competitivi dei cashgamer

“Quando ho fatto quel podcast nel quale ho detto che i torneisti sono tutti scarsi, mi sono attirato un sacco di attenzioni“, ha detto Polk. “Da quel momento molti regular degli MTT hanno iniziato a seguirmi per cercare ogni minimo errore che facessi. Ricevo odio da tanti giocatori“.

Ciononostante, Doug non ha cambiato idea: dal suo punto di vista i professionisti dei tornei sono nettamente inferiori ai professionisti del cash game.

“Sinceramente penso che molti torneisti non abbiano assolutamente le conoscenze necessarie per essere considerati dei professionisti“, ha dichiarato Polk prima di spiegare dove sta la netta superiorità dei cashgamer.

Il percorso è il biglietto da visita di ogni pro

“Quando devo giudicare un giocatore, penso immediatamente al contesto in cui è diventato pro“, dichiara Polk. “Ad esempio, riuscire ad arrivare a giocare stabilmente agli High Stakes Online al giorno d’oggi è difficilissimo“.

Proprio per questo motivo, Doug ritiene che i top regular dei limiti più alti di Pokerstars.com siano dei veri fenomeni.

“Quando osservo giocatori come LLinusLLove o limitless, mi viene da pensare che le loro scelte siano per forza giuste. Chi riesce a vincere a quei livelli è inevitabilmente una persona molto intelligente, con una preparazione pazzesca e una strategia fortissima“.

Secondo Doug, lo stesso non si può dire di chi vince nei tornei…

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Il ruolo predominante della fortuna nei tornei

“Nei tornei, invece, ci sono giocatori considerati forti semplicemente perché vincono qualche torneo importante“, prosegue il 3-volte campione WSOP. “Prendiamo un torneo come il Main Event WSOP: negli ultimi vent’anni trovi giocatori indiscutibilmente forti come Martin Jacobson ma anche giocatori scarsi come Jamie Gold e Jerry Yang“.

Polk ritiene che alcuni giocatori non all’altezza siano arrivati a giocare gli high roller seguendo un percorso ben preciso.

Bisogna capire che a volte i giocatori scarsi possono vincere i tornei. C’è troppa fortuna coinvolta in questo format. Questo significa anche che a volte un giocatore può vincere due o tre tornei importanti in breve tempo. Quando succede, è più possibile che il giocatore in questione sia più forte che scarso, ma i suoi risultati sono comunque determinati in larga misura dalla fortuna”.

Succede che qualcuno vinca un po’ di tornei, diventi famoso e inizi a giocare gli high roller. Quando guardo a questi giocatori, penso che non se lo siano pienamente meritato. Sono più scettico nei loro confronti“.

I tedeschi che dominano gli high roller

Collegandosi a questo discorso, Doug sostiene che non tutti i regular tedeschi degli high roller siano davvero forti come si potrebbe pensare.

“Non voglio dire che i tedeschi non siano qualificati per giocare gli high roller, ma indiscutibilmente il loro approccio è stato: mettiamo insieme i soldi e giochiamoli tutti. Ci sono giocatori in quel gruppo che potrebbero essere lì non per meriti ma solo perché in grado di contribuire finanziariamente”.

Quando il nome conta più delle abilità

Un altro aspetto che rende meno meritocratico il mondo degli high roller è la reputazione. Doug crede che alcuni regular dei tornei più ricchi siano lì semplicemente per i loro nomi noti, una circostanza che semplicemente non può esistere nel cash game.

“Diciamo, ipoteticamente, che Isaac Haxton sia scarso nei tornei. Io penso che lui potrebbe comunque continuare a vendere quote per i tornei high roller per un lungo periodo di tempo, solo perché ha un nome importante nella community. La presenza nei tornei high roller non dipende solo dalle abilità, ma anche dal nome”.

WSOP 2017 Doug Polk

I retroscena del mondo high roller

Infine, Doug ha svelato alcuni retroscena interessanti sui tornei high roller.

“Nel mondo degli high roller non ci sono molte persone. Ci sono principalmente due gruppi: i tedeschi, che sono divisi in molteplici piccoli gruppi, e gli americani, di cui fanno parte giocatori come Scott Seiver e Brian Rast. Solo 50-60 persone al mondo possono permettersi di sedersi a questi tavoli”.

Spesso vediamo questi giocatori vincere cifre da capogiro ed è normale pensare che siano ricchissimi. Ma Doug mette in chiaro che la realtà è ben diversa dalle apparenze.

“Consideriamo che almeno un terzo del field è perdente. C’è poi qualcuno che fa breakeven, ovvero vince poco o perde poco. Infine ci sono i big winners, che sono pochissimi. D’altronde, ovviamente non possono vincere tutti. Molti perdono soldi, e quando perdono lo stanno facendo in larga misura con i soldi degli investitori“.

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