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Doug Polk spara a zero su Kanit, Mercier e i reg degli MTT: “Sono tremendi, giocano a caso”

Doug Polk non è certamente noto per essere un personaggio pacato e politically correct, come ha dimostrato in più occasioni nel corso degli ultimi anni. Nel 2014, ad esempio, provocò a tal punto Dan “jungleman12” Cates (un altro che di tranquillo non ha niente, nemmeno il nickname) che tra i due volarono insulti e si arrivò quasi alle mani. C’è da dire che da sempre Polk esprime giudizi taglienti apposta per provocare reazioni forti, senza credere fino in fondo a ciò che dichiara. Sembra quasi che si diverta a far tiltare i colleghi, come ha dimostrato anche nel corso del recente podcast con Joe Ingram.

È bene sottolineare che il conduttore del podcast più famoso del poker è anche uno specialista del PLO e un fiero cashgamer. Più volte nel corso delle sue interviste ha stuzzicato i torneisti, pur provando a mantenere sempre una posizione neutrale. Conoscendo bene le idee di Ingram, Polk si è sentito in diritto di impostare l’intera intervista come un attacco nei confronti dei professionisti dei tornei. Sono quindi venute fuori delle dichiarazioni pesantissime verso l’intero mondo degli MTT, nonostante alcune siano state pronunciate in maniera ironica.

Gli MTT sono una pagliacciata“, ha esordito. “Tutti i regular dei tornei che credono di essere forti, sono in realtà tremendi. Tutti gli MTTer che credono di conoscere strategie avanzate, non hanno idea di ciò che fanno. Tutti quelli che vincono un torneo importante e si vantano di aver vinto, non hanno capito niente di questo gioco. Ogni volta che gioco un torneo resto sconvolto dal livello medio dei regular presenti, che sono pure vincenti. Non esiste categoria di poker player che stimo meno dei torneisti (ride, ndr)”.

Ciò che più fa imbestialire Polk è la differenza di capacità, studio e dedizione che c’è tra tornei e cash game. “I regular degli MTT capiscono il poker, sanno che in questo gioco è necessario vincere dei pot, ma non comprendono il poker“, ha spiegato. “Per vincere nel cash game o negli heads-up sit and go devi comprendere il poker, devi conoscere la teoria del gioco, devi analizzare in profondità ogni singolo spot dal tuo punto di vista e da quello del tuo avversario. I torneisti non capiscono nemmeno se è il caso di c-bettare con middle pair! Non sanno nemmeno qual è il loro winrate, quando glielo chiedo mi rispondono semplicemente che vincono i tornei! Fanno tutto a caso“.

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Uno dei motivi di maggior fastidio che gli specialisti del cash game nutrono nei confronti di chi vince con i tornei è il ruolo dominante della run. Polk la pensa così: “Nel cash game non puoi contare sulla run. Non puoi arrivare al 10$/20$ partendo dal basso semplicemente perché sei fortunato. E se anche ci riesci, sicuramente non puoi rimanerci a lungo solo perché sei fortunato. Nei tornei puoi shottare e arrivare agli high stakes con la sola run, e rimanerci. Un giocatore in breakeven al NL 200 è migliore della maggior parte dei reg high stakes negli MTT“.

La domanda che chiunque porrebbe al polemico “WCGRider” è perché non abbia ancora deciso di dedicarsi interamente agli MTT se sono così facili. Un utente la pone nella chat e Ingram la gira al protagonista del podcast. “Il problema è che, anche se i tornei sono molto più facili, c’è molta meno corrispondenza tra abilità e risultati“, risponde Polk. “Diciamo che Hero sia, sulla carta, il miglior torneista di tutti i tempi. Può giocare un sacco di tornei, può giocare tutto l’anno, ma può comunque perdere soldi. Anche il migliore giocatore di tornei del mondo può avere un anno negativo. È quasi impossibile che questa circostanza si verifichi nel cash game. La run è tutto negli MTT; guardate Colman, ad esempio: ha vinto 20 milioni di dollari senza essere nemmeno un esperto di questa disciplina”.

Il motivo per cui sta ben distante dai tornei, comunque, è anche dovuto a una motivazione di cui aveva già parlato qualche tempo fa: “Dal punto di vista dello stile di vita e del mindset, i tornei sono tremendi. Galleggiare con 25 big blind per ore e ore è standard negli MTT, ma sopravvivere e giocare in push o fold non è divertente. Nei tornei perdi 3.000$ di equity in una singola mano come se nulla fosse. Nessuno nel poker è davvero rollato per affrontare questi swing. È devastante per la tua vita, è stressante. Non farò nomi, ma ero a un torneo high stakes qualche tempo fa e mi sono reso conto che ero l’unico giocatore al tavolo a non essere sulla strada della calvizie. Lo stress degli MTT ti fa perdere i capelli, lo credo per davvero!

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Giunto a questo punto del suo attacco nei confronti dei torneisti, Doug Polk si infiamma ulteriormente. Il regular dei tavoli nosebleed arriva al punto di elevare la categoria a cui appartiene a una condizione di vita superiore: “Quando incontro i regular del cash game noto che sono molto più equilibrati, hanno una mentalità più stabile e razionale. I torneisti, invece, sono dei gambler: non si curano, giocano alla roulette, sono devastati. Quando si discute di strategia tra cashgamer il livello delle argomentazioni è profondissimo. Quando sento i torneisti discutere è tutto un avevo doppia coppia e ho chiamato, ma sapevo che aveva set!

Qualche torneo lo gioca anche lui...
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Ingram chiede allora a Polk di dare un giudizio preciso sui vari top winner degli MTT e Doug non si tira indietro di fronte a questa provocazione: apre il sito del GPI (Global Poker Ranking) e inizia a sparare sentenze sui top player presenti nella lista: “Steve O’Dwyer non lo conosco quindi non posso giudicare. Brandon Cantu è ok. Fedor Holz… insomma, fa delle giocate assolutamente non necessarie. Jason Mercier… meh. Non conosco Petrangelo e Nitsche. Penso che Conor Drinan sia molto bravo, lui è uno dei pochi torneisti in gamba. Anche David Peters è bravo. Jake Schindler è un animale, è in grado di fare qualsiasi in qualsiasi momento. Mustapha Kanit gioca in maniera tremenda a volte, su questo non c’è proprio nessun dubbio. Ma poi è capace di ottenere da alcune mani un risultato finale che io non riuscirei mai ad ottenere. Quindi non so ancora come giudicarlo. Se dovessi fare il nome di un giocatore di MTT che stimo direi Erik Seidel. Mike McDonald è mediocre, ma ha dalla sua il pregio di essere molto umile”.

Un attacco diretto e pesante, che sicuramente farà discutere. Ma Doug Polk, da bravo attaccabrighe, non aspetta altro e il suo atteggiamento così sopra le righe va sicuramente ricondotto alla volontà di far parlare di sé per dare visibilità alla sua neonata scuola di coaching, che sta provando a pubblicizzare in tutti i modi possibili e immaginabili (avevamo già parlato di una trovata di pessimo gusto con Tom Dwan protagonista). Partecipare a un podcast molto popolare e sparare a zero sul mondo degli MTT è una strategia discutibile ma sicuramente vincente in termini di popolarità.

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