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Erik Seidel a cuore aperto: “La dislessia non mi ha impedito di giocare a poker”

In una recente videointervista pubblicata sul canale YouTube di Paul Phua, Erik Seidel ha rivelato di essere dislessico e di aver avuto parecchi problemi da giovane. Tuttavia, il fortissimo poker player ha trovato dentro di sé la forza per intraprendere il “suo” cammino.

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25/02/2020 14:00

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Erik Seidel è uno di quei (pochi) giocatori professionisti ad aver attraversato tutte le ere del poker, rimanendo costantemente sulla cresta dell’onda grazie alla sua capacità di aggiornarsi e reinventarsi sempre, nonostante appartenga evidentemente alla cosiddetta vecchia scuola.

Definirlo un genio del Texas Hold’em forse non è un’esagerazione, anche perché Erik Seidel condivide con tanti geni di altre discipline e settori un tratto – sorprendente – in comune: la dislessia, cioè un disturbo specifico dell’apprendimento (o DSA).

 

Erik Seidel

Erik Seidel

 

E dimmi piccolo Erik, che cosa vuoi fare da grande?

Intervistato da Lee Davy per il canale YouTube di Paul Phua, Erik Seidel è tornato agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza: “Leggevo molti libri gialli, volevo fare l’avvocato. Poi, crescendo, ho pensato che avrei voluto avere una carriera nel mondo degli affari”.

Il professional poker player americano, però, non ha avuto vita facile: “Da ragazzo non ero molto competente in nessun campo specifico, ma mi convincevo di non essere molto brillante. Ho avuto davvero tante difficoltà”.

Una di queste, la principale, è per l’appunto la dislessia: “Mi ha causato molti problemi. Sentivo che non ero bravo a scuola e mi convincevo che tutti intorno a me erano molto più intelligenti di quanto lo fossi io.

L’etica del lavoro

Oggi Erik Seidel è uno dei giocatori di poker professionisti di più alto profilo: 4° nella All-Time Money List con oltre 37,7 milioni di dollari vinti in carriera, 8 braccialetti WSOP, un titolo del mondo sfiorato (nel 1988, al termine del celeberrimo heads-up con Johnny Chan) e una sequela di successi che hanno pochi eguali nella storia del Texas Hold’em.

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Eppure, c’è stato un tempo in cui Seidel si sentiva inadeguato: “Penso che sia una cosa abbastanza tipica, per i ragazzi o i teenager, avere dei problemi. Credo che sia solo una piccola percentuale di loro a non avere alcun problema di fiducia. Però quando ci sei dentro, è molto difficile”.

Quello di Seidel è stato un percorso irto di ostacoli, ma che lo ha portato ad “essere ciò che sono oggi. Ho fatto fatica, certo, ma ad un certo punto sono arrivato ad apprezzare ciò che mi è successo, perché mi ha motivato a lavorare di più per ottenere qualcosa.

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Erik Seidel il coraggioso… fortunato

Come giustamente gli fa notare Lee Davy, il pro americano è stato bravo a trovare dentro di sé il coraggio di reagire, senza buttarsi giù, per provare a dimostrare tutto il suo valore alle persone che lo circondavano.

Devi anche essere fortunato, ha ammesso Seidel con la sua consueta umiltà.  “Io lo sono stato. Ho trovato il mondo del gioco e del backgammon, ed ero al posto giusto al momento giusto per affinare le mie skill. Nel poker mi è capitata la stessa cosa, ho potuto imparare dalla gente giusta”.

Infine, una curiosità sulla sua condizione di dislessico: “È sorprendente come una percentuale molto alta di CEO e gente di successo sia partita dalla dislessia (Lee Davy fa l’esempio di Richard Branson, fondatore del Virgin Group, ndr).

È interessante, perché non penseresti mai che possa succedere, visto che la dislessia è un handicap. Ma penso che queste persone siano abituate a provare a compensare le loro mancanze”.

L’estratto della videointervista sulla dislessia

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