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Erik Seidel: “Il poker mette a nudo tutte le tue debolezze”

Seconda parte dell’intervista ad Erik Seidel, in cui ripercorre gli inizi della sua carriera dopo l’exploit alle WSOP 1988 e molto altro. Come ad esempio un ricordo di due giocatori leggendari: Stu Ungar e Paul Magriel.

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28/02/2019 12:31

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Concludiamo il racconto di Erik Seidel (trovate qui la prima parte), riprendendo da dove ci eravamo lasciati: il 2° posto al Main Event WSOP 1988, dove fu battuto dal Maestro Johnny Chan. Da un vicecampione del mondo è lecito aspettarsi l’inizio di una carriera sfolgorante, ma non è sempre così.

Soprattutto se sei una persona accorta come Erik Seidel, che ci ha messo qualcosa come sette anni prima di darsi completamente al professionismo. Nel 1995, infatti, l’americano di giorno lavorava come trader a New York, e di sera continuava a coltivare la passione per le due carte.

 

Erik Seidel

Erik Seidel

 

Da Wall Street a Las Vegas

Come racconta Seidel, fu la moglie a spingerlo a trasferirsi con la famiglia in quel di Las Vegas: “Vedeva che non ero felice al lavoro: non mi piaceva dover mettere una cravatta tutti i giorni, salire su un treno affollato e rimanere in piedi per tutta la giornata. Così mi disse: ‘Perché non ci prendiamo cinque anni, ci trasferiamo a Vegas e vediamo se col poker riusciamo a funzionare?’ Sicuramente aveva qualche motivo per essere ottimista, ma aveva più fiducia di me che potesse davvero funzionare.

Non tanto perché Erik avesse dubbi sulle proprie skill, quanto perché non riusciva a capire quanta edge avesse sugli avversari e se quella edge sarebbe bastata ad abbattere l’inevitabile varianza: “Non avevo mai vissuto fuori da New York, ma Las Vegas ci ha accolto bene. Alla fine è venuto fuori che è un buon posto per far crescere i figli”.

La famiglia è sempre stata importante per Seidel: “Mia mamma mi ha supportato dall’inizio, ma mio padre era un po’ scettico. Dopo qualche anno si è accorto che potevo vivere di poker: alcuni amici con cui giocava gli parlavano spesso di me, penso che ad un certo punto sia diventato molto orgoglioso di quello che stavo facendo”.

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Stu Ungar e Paul Magriel

Erik Seidel è il prototipo del giocatore che magari non ha lo stesso pool di talento di tanti suoi colleghi, ma in quanto a capacità di assorbire dai migliori non è secondo a nessuno. E con una palestra come quella del Mayfair Club, tutto è più semplice.

Proprio al Mayfair, l’americano entrò in contatto con una leggenda che risponde al nome di Stu Ungar, con cui ha giocato a backgammon: “Avevamo amici in comune, lui stava cercando di imparare il backgammon, così giocammo un po’ insieme. Non ci sarà mai nessuno come lui, era un tipo davvero inusuale. Per avere quel tipo di talento puro devi essere una persona speciale.

E poi Paul Magriel, il suo mentore e amico: “Negli ultimi anni non l’ho visto molto. Viveva a Vegas, ma aveva tanti problemi di dipendenza, è stato un periodo difficile. Eravamo ancora amici, ma il rapporto ovviamente era cambiato”.

Il poker ai giorni nostri

Fu proprio Magriel il primo a credere nelle potenzialità di Seidel (e di tanti altri giocatori transitati per il Mayfair). Dagli anni ’80 ad oggi, il poker si è evoluto tantissimo, tanto che Erik è convinto che entrare in questo mondo sia adesso molto più difficile di quanto non fosse trent’anni fa.

“Oggi consiglio ancora a tutti di provare il gioco: si imparano tante cose su noi stessi. Sono cresciuto in questo mondo e una grossa parte di ciò che ho imparato nella vita lo devo al poker. Qualsiasi tipo di debolezza possiamo avere, viene messa a nudo solo giocando a poker, e dobbiamo cercare di compensare. C’è tanto da imparare sul gioco”.

Ma quali sono i migliori poker player di oggi? Stephen Chidwick, Justin Bonomo, Jason Koon, Adrian Mateos, David Peters, Nick Petrangelo, Sam Greenwood, Ben Tollerene e Ike Haxton, ma sicuramente ti potrei fare un’altra trentina di nomi”.

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Il futuro di Erik Seidel

Nonostante non sia certo un anziano, Erik Seidel è nel mondo del poker da diverse decadi: “Tra dieci o vent’anni mi vedo ancora giocatore, perché amo questo gioco. Dopo l’estate mi sono preso una pausa per capire se volevo continuare a spingere o se rallentare e passare più tempo a New York o a viaggiare. È stato così per qualche mese, ma ora sono pronto a ripartire. Mia moglie dice che mi succede ogni anno”.

Erik è già andato a premio in due tornei importanti alle Bahamas, lo scorso gennaio. Se chi ben comincia è a metà dell’opera…

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