Sono passati un paio di mesi dall'ultimo aggiornamento, ma la battaglia legale tra Phil Ivey e il Borgata Casino di Atlantic City non si è certo fermata. Anzi, di recente si è arricchita di un ulteriore capitolo: la sala da gioco del New Jersey sta cercando di far rigettare la controcausa avviata dal professional poker player durante la scorsa estate.
Il Borgata ha inoltrato una mozione alla Corte Federale nella giornata di ieri, chiedendo appunto che la causa intentata da Ivey venga rigettata. Si torna dunque in tribunale, dove gli avvocati del casinò dovranno comparire davanti al giudice il prossimo 2 novembre.
La storia è ormai arcinota. Il Borgata afferma che Ivey e Cheng Yin Sun abbiano sfruttato un difetto nelle carte da gioco, cosa che ha permesso ai due di vincere circa 9,6 milioni di dollari al tavolo del baccarat. Il Tiger Woods del Poker replica che le vincite sono semplicemente frutto di un mix di bravura e spirito di osservazione.
"I fatti di questo caso sono incontrovertibili: il signor Ivey e la signorina Sun hanno cercato di raggirare il Borgata con il loro schema sofisticato, e ce l'hanno fatta", ha scritto il casinò nella richiesta di rigetto inoltrata mercoledì.
Come abbiamo visto ad agosto, Ivey aveva rigirato la frittata sostenendo di essere stato "imbottito di alcol gratuito, servito soltanto dalle più prosperose e voluttuose donne dell'industria". Nella causa intentata dal giocatore di poker, Ivey raccontava l'attenzione particolare dedicatagli dalle Borgata Babes, mentre puntata dai $50.000 ai $100.000 a mano.
"Ti distrae dal tuo gioco", raccontò Ivey. "Voglio dire, fanno di tutto per concedersi un vantaggio. Tutti sanno che l'alcol influisce sulle capacità di giudizio, e loro te ne offrono in abbondanza, e hanno queste bellissime cameriere che sono tutte molto disponibili. Ti parlano, non so se mi spiego. Mi hanno lasciato un sacco di numeri di telefono".
Nella risposta arrivata mercoledì, il Borgata ha definito la controcausa di Ivey piena di "fronzoli", inezie e bazzecole. "Al netto dei ripetuti tentativi della difesa di svilire l'industria dei casinò, arriveremo a chiudere il cerchio di questo caso. Il fatto è ed è sempre stato molto semplice: l'edge sorting, come hanno ammesso di aver praticato il signor Ivey e la signorina Sun, equivale a fare cheating? Le carte da gioco non cambiano la risposta. I drink offerti non cambiano la risposta. Le cameriere non cambiano la risposta".
E ancora: "Non esiste difesa che possa cambiare la natura che sta alla base dello schema di edge sorting degli accusati. O tutto ciò è permesso o non lo è, o è a norma di legge o non lo è, ed è questa la domanda a cui la Corte deve rispondere".