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Phil Ivey parla della mano che ha cambiato la storia del poker

Prosegue l'intervista a puntate realizzata da Barry Greenstein con Phil Ivey. Questa volta il 10 volte campione WSOP analizza la più incredibile delle mani giocate. Un cooler subito da Phil, ma che ha di fatto cambiato la storia del poker. Ovvero, lo scontro con Chris Moneymaker che ha lanciato quest'ultimo alla conquista del titolo mondiale nel 2003. 

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07/11/2020 17:00

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La mano più incredibile

Phil Ivey è ormai sulla cresta dell’onda oltre 20 anni. Ha iniziato giovanissimo a giocare e su quello che ha visto ai tavoli potrebbe scrivere dei trattati. Sia dal vivo e sia online. Ma nella lunga intervista a puntate con Barry Greenstein, (qui la prima parte), il campione americano si è soffermato su una mano in particolare. Quella che lo ha visto uscire sconfitto vs Chris Moneymaker, in un duello epico che ha cambiato la storia del poker. Una bad beat clamorosa e ben rimasta impressa nella mente di Phil Ivey.

Phil Ivey Main Event WSOP

Phil Ivey

Siamo al tavolo finale del main event WSOP 2003, Moneymaker con A-Q centra il trips di dame al flop e Phil Ivey chiude full di 9 con le dame al turn. I due finiscono ai resti per un piatto da 1 milione di chips, ma che a livello economico sposterà tantissimo.

Ricordo perfettamente la sensazione di disagio, quando ho visto scendere l’asso al river. Full over full, uno di quei colpi che fanno malissimo. A maggior ragione se stai giocando il tavolo finale del main event WSOP. La prima cosa che mi sono detto, non mostrare il disappunto per quanto successo. E nemmeno il dispiacere, ma dentro di me sentivo tanto male” 

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Barry Greenstein lo interrompe per un secondo e domanda: “Ti ricordi chi chiamasti subito dopo l’eliminazione?”. Phil Ivey si prende qualche secondo di riflessione e poi esclama: “Se non ricordo male, mi sembra di aver chiamato te. Mi hai detto: sei finito ai resti in netto vantaggio, non hai niente da rimproverarti“. Insomma a distanza di 17 anni, la memoria non inganna nessuno dei due.

Come cambia la storia

Phil Ivey per primo è conscio che quella mano ha cambiato per sempre il percorso della storia del poker.

Se da un lato fa ancora male parlarne, dall’altra la benedico quel cooler. Avessi vinto la mano, probabilmente sarei riuscito a conquistare il titolo mondiale, anche se eravamo solo all’inizio del tavolo finale. Allo stesso tempo però, senza l’incredibile successo di Chris non avremmo avuto il famoso boom del poker“.

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Dunque a conti fatti, non è poi andata cosi male. In fondo, molti di quelli che poi si sono avvicinati al poker mi hanno permesso di conquistare altri titoli e molti soldi. Probabilmente dal punto di vista economico è stato una sorta di investimento nel tempo. Con un ritorno molto importante per me. 

Phil Ivey Barry Greenstein

Barry Greenstein intervista Phil Ivey

Barry Greenstein fa poi notare ad Ivey, come il poker non solo sia cambiato quel giorno, ma come sia anche evoluto in tempi rapidissimi. Phil concorda e aggiunge: “Se guardo al passato mi rendo conto come anche i singoli dettagli possono fare la differenza. Non dico che nei primissimi anni non stessi attento alle mani che giocavo. Nella mia testa le rianalizzavo tantissime volte. Ma non c’era questa sorta di mania di analizzare ogni singola mano“.

Oggi è diverso, anche semplicemente rispetto a 10 anni fa. Le nuove leve, specie quelle che arrivano dall’online, hanno una cura quasi maniacale dell’analisi delle mani giocate, con ogni singolo dettaglio che viene studiato e messo in evidenza. Sì, quel giorno non è cambiata solo la storia del poker, ma l’evoluzione del gioco stesso. Il conseguente boom ha portato una miriade di giocatori e fra quei giocatori, molti hanno condizionato lo stile, la strategia e molto altro ancora”. 

Las Vegas prima del boom

Phil Ivey ha mollato il lavoro e tutto quanto, pur di  trasferirsi a Las Vegas per giocare, quando ancora il poker non aveva vissuto l’effetto Moneymaker. Barry Greenstein non si lascia sfuggire l’occasione di chiedere al 10 volte campione WSOP come fossero quei giorni a Sin City prima del 2003.

E’ stata un’esperienza unica e bellissima, attacca Phil Ivey. Era sicuramente un altro modo di approcciare il poker. Eravamo pochissimi professionisti e il numero degli occasionali non era certo quello attuale. Il livello però era talmente basso che le sessioni positive si moltiplicavano senza sosta“. 

Phil Ivey

Phil Ivey

Per quasi 5 anni ho ingrandito il mio bankroll, con tantissime partite high stakes cash game e con i primi tornei di spessore che animavano Vegas, al di fuori delle singole WSOP. Ricordo davvero con piacere quel periodo, molto intenso, ma allo stesso tempo esaltante. Ero più giovane e con la voglia di fare bene. Poi quel main event ha stravolto tutto, ma fa parte del percorso di crescita del gioco e anche nel post MoneyMaker ho fatto del mio meglio“. 

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