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Il boom dello Short Deck: da Macao a Las Vegas la variante a 36 carte spopola

Lo Short Deck va sempre più di moda. Da Macao a Manila, passando per la Corea del Sud e il Montenegro, fino a raggiungere gli USA. E per la prima volta a settembre ci sarà un evento dedicato alla variante a Las Vegas. In versione torneo si tratta del debutto in terra americana. La storia e le regole principali di questo gioco che ha contagiato professionisti e amatori. 

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08/08/2018 10:38

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36 carte e alcune regole differenti dal solito

Lo Short Deck nasce in Asia e precisamente a Macao. Nella sua versione a 36 carte è giocato in modalità No Limit Hold’em, ma con alcune regole diverse. Prima di tutto non ci sono nel mazzo carte come 2-3-4-5. Si va dal sei fino agli assi, passando appunto per le figure. L’asso stesso può essere usato come un punto high per la scala classica, ma anche come punto low per la scala composta da 9-8-7-6-A. Con meno carte in gioco, rispetto al tradizionale mazzo da 52 carte, le scale sono molto più frequenti. Secondo Dan Cates lo Short Deck discende si dal No Limit Hold’em, ma a livello di percentuali è molto più simile al Pot Limit Omaha. Questo perché essendo un mazzo ridotto, ci sono molto più mani vicine tra loro.

Dan “Jungleman12” Cates

Un’altra regola diversa dal NLH, è il fatto che il colore batte il full. Un pò come nel poker all’italiana, quello a cinque carte per intendersi. Tornando poi alle percentuali, un classico colpo come A-A vs J-J che solitamente consideriamo un 80% vs 20%, nello short deck diventa un 70% vs 30%. Discorso simile per  A-K vs J-10 suited che in questa variante diventa un coinflip puro al 50%. Nella versione più giocata dello short deck troviamo la formula only ante. Tutti pagano un’ante prima della distribuzione della mano e il bottone paga doppia ante. Sempre secondo Dan Cates, rispetto al NLH, in questa variante il limp preflop è molto più comprensibile. Infine una mano infoldabile nello Short Deck è J-10: con minor numero di carte in gioco, diventa una mano spesso imbattibile.

Da Macao a Las Vegas

Come detto lo Short Deck è nato a Macao. E’ ben nota la voglia di gambling da parte dei giocatori asiatici e questa variante assicura un gioco più rapido al tavolo e soprattutto molta azione in più rispetto al classico No Limit Hold’em. Così sono nate le prime partite di cash game e ben presto questo gioco ha contagiato big stranieri del calibro di Phil Ivey, Tom Dwan e lo stesso Dan Cates che negli ultimi anni hanno vissuto più a Macao che a casa loro. Grazie alla presenza di queste stelle il gioco è salito alla ribalta delle cronache e da Macao ha presto contagiato anche il resto dell’Asia.

Phil Ivey e Paul Phua

La vera e propria consacrazione però è arrivata grazie alle Triton Series: la nota kermesse di high roller ha puntato quasi esclusivamente sullo short deck e dopo la tappa in Montenegro, è arrivato il bis in Corea del Sud. Chiaramente un gioco così particolare non poteva essere ignorato a Las Vegas. Probabilmente alla Bobby’s Room del Casinò Bellagio, lo short deck è già stato giocato, ma sicuramente mancava negli USA un torneo dedicato alla variante. E così al prossimo Poker Master 2018 ci sarà anche lo Short Deck. Sarà l’evento#4 del festival al casinò Aria e se da una parte ci saranno meno agguerriti giocatori asiatici, dall’altra salirà notevolmente il tasso tecnico del field con tantissimi campioni pronti a sfidarsi.

 

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