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L' Opinione

Liquidità condivisa: la soluzione italiana è partire con tornei+sit lottery in fase sperimentale

Dove stanno giocando in questo momento gli italiani? Quali sono gli obiettivi del Governo nel poker online? Allo studio una soluzione sperimentale per la liquidità condivisa.

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27/01/2018 08:39

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Con il nuovo mercato franco spagnolo aperto da pochi giorni su PokerStars.es  e PokerStars.fr, il comunicato stampa ufficiale parlava di  “una vittoria per i players spagnoli e francesi”, ma aggiungiamo noi una “parziale sconfitta”, almeno in questi mesi di lunga attesa, per i giocatori italiani, ancora fuori dai giochi per ritardi più o meno voluti.

Per fortuna il sottosegretario Baretta ha rimesso la palla al centro, ed assicurato che gli “accordi internazionali verranno rispettati”, evitando al nostro paese l’ennesima battuta a vuoto (l’accordo è stato firmato a Roma pochi mesi fa con l’Italia tra i paesi promotori…).

Di fatto, considerando i ritardi italiani, Francia e Spagna hanno creato una piattaforma europea, potenzialmente molto attrattiva per i giocatori del Vecchio Continente, nella quale verranno concentrati gli investimenti più importanti nei prossimi anni. Chi rimane fuori dalla porta rischia grosso. Anche perché gli operatori che saranno presenti in quel mercato potranno registrare ritorni importanti da reinvestire (in tecnologia e marketing) anche in altri mercati.

Ma c’è un altro elemento di pressione politica importante che non va sottovalutato: la legge spagnola prevede, da sempre, l’apertura ai residenti europei e, il fatto che tutte le rooms spagnole (PokerStars, 888Poker e PartyPoker) la stiano applicando, può suonare come un campanello d’allarme nel lungo periodo.

Con l’Italia è molto probabile però che le porte degli stranieri vengano sbarrate per tutelare la liquidità dei giocatori residenti nei 4 paesi.

Obiettivo Governo

Se l’obiettivo del Governo e del Ministero dell’Economia è quello di far rientrare i nostri giocatori sulle piattaforme legali e di accrescere comunque l’indotto fiscale, bene, siamo di fronte, al momento, ad un fallimento palese dell’operazione di emersione. E’ necessario schiacciare il piede sull’acceleratore prima che “i buoi siano già tutti fuori dalla stalla” perché l’esodo di molti giocatori si sta consumando rapidamente.

Un pro italiano su 3 gioca su piattaforme estere

Se prendiamo in considerazione solo i giocatori high roller (quelli che muovono l’action ma anche i fatturati delle rooms), almeno un player italiano su tre investe una parte consistente del proprio roll nei tornei schedulati sul .com: basta leggere i nostri continui report giornalieri MTT per capire che il fenomeno è in fortissima espansione.

Molti hanno cambiato residenza e vivono all’estero (proprio in questi giorni il Ministro Padoan ha denunciato il fatto che i nostri giovani stanno emigrando in massa), altri usano escamotage informatici (vedi uso Vpn) a bassissimo costo, per giocare sulle piattaforme estere che garantiscono più action e liquidità.

Gli stranieri già giocano in Italia

Gli oppositori del progetto sollevano mille dubbi ma sono consapevoli che anche il nostro mercato non è, in linea teoria, al riparo dai rischi paventati? Ci sono players che arrivano dall’est Europa ed in Italia vivono in grind house (tutto a norma di legge sia chiaro). Alcuni sono regular di Spin .com che non possono più giocare nel loro paese d’origine. Sul flusso dei cash out che certezze possiamo avere? I pericoli sono gli stessi sia nel circuito legale italiano che quello della liquidità condivisa. Ha ragione l’Avvocato Sbordoni quando sostiene che le obiezioni sollevate sono solo frutto di meri “interessi commerciali”.

Le rooms cinesi

C’è poi il fenomeno pericoloso e molto esteoa dell’action folle nel cash game delle piattaforme cinesi: su almeno 4/5 rooms una larga percentuale di giocatori italiani grinda in maniera regolare e il coinvolgimento dei nostri reg è superiore al 30% . E sappiamo benissimo che online, fino ad ora, non è mai stata presentata una soluzione che sia, minimamente, in grado di arginare il gioco non autorizzato.

Di fatto il poker è nato come confronto e sfida internazionale e sta proseguendo come tale. Stare fuori dal nuovo mercato europeo non giova a nessuno: players, operatori (nel lungo periodo) ed erario.

La soluzione

L’unica strategia per far rientrare la spesa degli italiani sul circuito legale è quella di rendere l’offerta autorizzata molto attrattiva e vicina, in termini di competitività, a quella estera. Non a caso ADM (Agenzia Dogane e Monopoli) ha sempre sostenuto che l’accordo del 6 luglio 2017 fosse la soluzione giusta (basta rileggere i vari comunicati stampa e dichiarazioni).

I francesi e gli spagnoli si sono rivelati molto intelligenti e pragmatici, non hanno ascoltato le lobby del gioco terrestre (molto forti nei due paesi) e sono andate avanti per la loro strada.

In tutto ciò, la burocrazia italiana invece ha rallentato il processo come ha riconosciuto nel comunicato stampa PokerStars che ha esortato le autorità italiane a riprendere il percorso. E Baretta, a nome del Governo, ha dato ampie rassicurazioni pochi giorni dopo.

E’ pur vero che in un nuovo mercato, in fase sperimentale, bisogna essere sempre molto prudenti: e perché non iniziare solo con un’offerta parziale concentrata sui tournaments?

Con un field esteso inoltre molti dei problemi paventati dagli oppositori del progetto sarebbero del tutto inesistenti, visto che negli mtt (lo diciamo per chi non conosce la materia) non sono i giocatori a scegliere il posto ai tavoli.

Ed anche nel cash game, con la nuova funzione introdotta in Spagna e Francia da PokerStars, è impossibile scegliere tavoli ed avversari, limitando così fortemente il chip dumping ed ogni altra forma illecita. Ma prima del cash game sarebbe importante chiarire il ruolo e l’accesso dei pro stranieri che rischiano di drenare la liquidità del nuovo mercato ai livelli più alti. Questo è un fenomeno che non incide nei low stakes ma rischia invece di essere un problema serio per i nostri pro.

Di questo ed altri aspetti tecnici ne parleremo nella seconda parte.

Fine prima parte – continua

 

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