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Cristiano Blanco presenta il suo libro: “Chi vince prende tutto, quello che nessuno ti insegna per conquistare il successo” [intervista]

Intervista a Cristiano Blanco che presenta ai lettori di Assopoker il suo libro sugli insegnamenti che ha appreso dalle persone di successo conosciute a Londra e non solo. La prefazione è di Giancarlo Giorgetti: "ma la politica non c'entra nulla. E' un libro sull'intelligenza e le motivazioni".

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07/12/2019 18:41

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La vita di Cristiano Blanco è stata ricca di alti e bassi fuori dal comune (dal secondo posto all’EPT Dortmund all’accertamento fiscale), ma se è riuscito a raggiungere determinati obiettivi (manager di un’importante multinazionale) è stato grazie alla forza di volontà, anch’essa fuori dal comune, nonostante alcuni ostacoli importanti.

Per questa ragione Cristiano ha deciso di mettere nero su bianco la sua esperienza e condividere gli insegnamenti appresi in questo percorso:Chi vince prende tutto. Quello che nessuno ti insegna per conquistare successo e ricchezzaè il suo libro da oggi su Amazon (ecco il link) edito da Intermedia Edizioni (lunedì sarà anche nelle librerie).

Cristiano Blanco con uno degli EGR award vinti con il gruppo Kindred

“E’ un libro che ha l’obiettivo di ispirare le persone a migliorare la propria vita e a raggiungere i propri obiettivi”.

 

La prefazione di Giancarlo Giorgetti

La prefazione è dello stratega e mente della Lega, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Governo Conte I. “Ho chiesto a lui – afferma l’ex giocatore – perché ci conosciamo da 20 anni e lui è l’amico più intelligente che io conosca. Non è per una questione politica. C’entra la mente, il successo, l’intelligenza. So come pensa e ragiona a prescindere della sua visione. Spero che tante persone non gli diano un significato politica”. afferma Cristiano.

L’amicizia è nata per “colpa” di Mattiew Le Tissier, giocatore straordinario negli anni ’90 del Southampton. Un aneddoto curioso che Giorgetti racconta.

Nel libro, l’ex poker player ripercorre non solo le tappe della sua vita, ma dispensa consigli preziosi che ha appreso “da persone con una marcia in più, molto potenti e ricche, che ho conosciuto a Londra, in uno dei momenti più bui della mia vita. Mi hanno dato loro la forza di rialzarmi e scalare il successo, questa volta lontano dai tavoli da poker”.

Ora è Head of Gaming di uno dei gruppi più importanti del panorama internazionale del gioco online (Kindred) ma la sua vita è stato un continuo sali e scendi. In breve la sua storia per chi non la conoscesse.

Cristiano Blanco: la sua storia

Nel 2007, Blanco era un giornalista sportivo che lavorava una televisione di Roma, e partecipò a Dortmund al suo primo EPT. Arrivò secondo, battuto dall’esperto ed istrionico norvegese Andreas Hoivold (la sua vita è molto particolare, puoi leggerla qui).

La prima svolta come detto arriva a Dortmund nel 2007. Incassò quasi 500mila dollari, circa 380.000 euro al tempo.

Raggiunta la notorietà per il risultato prestigioso, lo contatto Everest Poker (con Fabio Bufalini prima e  Marco Trucco poi), per ingaggiarlo come testimonial. La room aveva intuito il potenziale del “personaggio”. Cristiano è sempre stato molto bravo nelle pubbliche relazioni. Negli anni d’oro del poker era uno dei giocatori più seguiti (” c’erano molti players più forti di me” ammette con onestà).

Da quel momento la strada sembrava in discesa, ma sul suo percorso un giorno l’agenzia delle Entrate che gli contestò le vincite nei casinò all’estero. Un periodo difficile per Cristiano, superato solo dopo un lunghissimo iter giudiziale culminato con la sentenza “Blanco”, pronunciamento favorevole della Corte di Giustizia Europea che “liberò” dalla morsa del fisco centinaia di giocatori italiani.

Cristiano si racconta qui nel suo blog personale.

 

L’intervista

Ho sempre pensato che Cristiano fosse una persona positiva e portatore di messaggi altrettanto positivi. Quando era giocatore, per me è stato un ottimo promoter per il gioco del poker, sempre disponibile con media e appassionati. Un pò il ragazzo della porta accanto. In questo libro il poker è solo sfiorato, però il suo messaggio positivo arriva sempre al lettore.

La copertina del libro di Cristiano Blanco con la prefazione di Giancarlo Giorgetti

Cristiano ricordi ancora il tuo inizio carriera? Quando tutto è iniziato?

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Ho giocato il mio primo torneo live grazie ad Assopoker: non ricordo se fosse il 2005 o il 2006, facevamo la classica partita tra amici ma volevo confrontarmi con giocatori forti. Sul forum di Assopoker lessi di un torneo che si gioca a Roma: Grande Alba Poker Tour! Alberto Russo organizzava un torneo.

Partecipo con un amico e vinco e lui arriva secondo. Avevamo paura che ci prendessero per scammer, ho pensato: “ora ci menano” considerando la coincidenza. C’erano tutti giocatori che poi sarebbero diventati professionisti e famosi. Alberto mi ha consegnato un assegnone gigante che ancora conservo.

 

L’inizio è stato dei migliori. Oggi però parliamo del tuo libro, nella seconda parte dell’intervista parleremo più del nostro amato poker. Come è nata questa idea? Mi hai detto che uno dei periodi più neri della tua vita ti ha insegnato molto.

Nella nostra vita abbiamo sempre una sorta di sliding doors, è accaduto anche a me. Dopo la contestazione fiscale da 588.000€ da parte dell’Agenzia delle Entrate, è iniziato il periodo più brutto della mia esistenza. Avevo le spalle al muro, non potevo fare nulla se non lottare.

 

Avevi tutte le porte bloccate, chiuse.

Non potevo giocare perché sapevo che qualsiasi vincita mi sarebbe stata confiscata. La mia società non mi vedeva di buon occhio, perché per loro ero un evasore, per un accertamento che ritenevo totalmente ingiusto da parte dell’Ade.

Non potevo lavorare in Italia, non potevo costituire una mia società, non potevo mettere soldi in qualsiasi banca. E non avevo naturalmente 588.000€- L’unica cosa che potevo fare era andarmene via e preparare il ricorso con gli avvocati ed i consulenti che ringrazio ancora. Era l’unica soluzione che mi era rimasta: lottare!

E’ stata la mia slindig door.

 

In quel periodo ti sei trasferito, hai cambiato aria. Hai lasciato Roma.

Ho cambiato la mia vita in modo radicale. Sono andato a Londra ed è iniziata la mia carriera nel mondo del gaming ma ho dovuto cambiare il mio mindset. Sono passato dal mondo del poker, della bella vita, dei soldi facili, non solo vinti, ma anche spesi con leggerezza. Ma mia vita è stata più regolare e mi sono posto degli obiettivi.

 

A Londra arriva la tua svolta personale. Un cambiamento soprattutto di mentalità.

Si, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con persone molto importanti, anche miliardari in alcuni casi, con alcune di queste persone è nata anche un’amicizia. Ero una spugna, osservavo tutto di loro, i loro segreti, le loro abitudini, il loro modo di pensare, le loro motivazioni, qualsiasi cosa. Sono cambiato molto, queste persone sono state un esempio positivo per me.

 

Cosa hai notato subito in loro?

Si, quando giocavo ero molto più pigro, le cose che potevo fare le rimandavo, preferivo uscire con gli amici. A Londra vedevo queste persone che avevano bimbi, mogli, ruoli e responsabilità importantissime e riuscivano a fare tutto.

Avevano miliardi mentre io solo uno stipendio, ma erano più motivate, avevano una marcia in più. Si alzavano presto la mattina, avevano la loro routine e facevano tutto con determinazione. Io a volte non facevo cose e le rimandavo al giorno dopo. Questo era l’atteggiamento sbagliato.

 

Quale è stata la tua reazione immediata?

Ho iniziato ad applicare i loro principi, le loro regole e abitudini alla mia vita, si sono capovolte le mie prospettive. Sono una persona empirica e volevo sperimentare tutto questo su me stesso.

Anche nel gaming avevo forti motivazioni di fare carriera, di diventare il numero uno, di avere anche io un ruolo importante. Avevo i miei target ambiziosi, come per esempio entrare in un consiglio di amministrazione. Stavo lavorando su me stesso. Ho applicato e studiato quello che gli inglesi chiamano self development.

 

Hai trovato la forza di rialzarti. Che importanza ha il denaro per te?

Non mi vergogno a dire che per me il denaro è sempre stato un driver importante, una motivazione forte, una molla. Per me è importante perché è un mezzo che ti consente di ottenere determinati obiettivi.

 

Tutto quello che hai appreso a Londra lo riporti nel libro.

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Esatto, gli insegnamenti ed esperienze maturate nella City mi hanno aiutato molto e sono convinto che potrebbero essere utili a tutti coloro che leggeranno il libro. C’è un capitolo che è dedicato a come mettersi in discussione, uscire dalla comfort zone. Penso che le persone che non hanno la capacità di cambiare siano limitate.

Penso che i cambiamenti siano positivi nella vita, odio le persone che non cambiano idea. Io, da giornalista, ho sempre avuto l’abitudine di mettere in dubbio tutto, di verificare sempre le notizie. E lo faccio anche oggi.

 

Hai mai avuto dei rimpianti?

Si, una volta che avevo maturato dentro di me queste lezioni,  ho pensato dentro di me: ‘peccato non averlo applicato quando ero giocatore di poker. Peccato non aver fatto determinati investimenti’. E’ un rimpianto, ma questo cambiamento ha generato in me tanta felicità. Ho trovato il modo di rialzarmi, di cambiare.

 

Da giovani forse anche giusto godersela: alla fine tu grazie al poker eri indipendente, potevi permetterti certi svaghi.

Si vero, però ritorniamo al punto di prima: potevo gestirla meglio. Pensa a queste persone di successo che fanno tutto e se la godono anche. Te lo assicuro che se la godono… Ma fanno tutto il resto con costanza, serietà e determinazione ogni giorno. E’ questo l’esempio da seguire.

 

Se la prima parte del libro è sul breve racconto della tua vita, il libro poi gravita su concetti motivazionali molto interessanti.

Si, la prima parte è dedicata agli anni del giornalismo fino alla svolta dell’Agenzia delle Entrate. Il periodo nero.

 

Tu sei però stato tra i pochi ad arrivare in Corte di Giustizia in Europa e risolvere alla fine il problema alla radice.

Si, la mia fortuna è stata che mi sono potuto difendere perché avevo disponibilità per potermi difendere. Ma se non avessi avuto le disponibilità di pagare professionisti così bravi che mi hanno seguito, avrei ancora sulla testa un debito di 600mila euro con il fisco, sarei rovinato. Ma avevo le spalle al muro e per fortuna potevo reagire.

 

Nel libro c’è una parte molto interessante sulle persone di successo.

Si condivido le mie esperienze, gli insegnamenti appresi da queste persone che mi hanno trasmesso e regalato. E spiego al lettore come io ho applicato tutto questo alla mia vita, in modo empirico, con esempi diretti.

Non è un libro di poker, è un libro particolare e di condivisione della mia storia e di quello che io ho imparato.

Galeotto fu…. Matthew Le Tissier, geniale attaccante dei Saints ed idolo di Cristiano Blanco e Giancarlo Giorgetti

 

E’ un libro motivazionale?

L’obiettivo è quello di motivare i miei lettori. E’ un mio modo di ispirare, spero, ma non ho nessuna presunzione. Mi auguro anche solo uno dei vostri lettori, anche solo uno che gioca a poker, che magari non riesce a fare delle cose che vorrebbe fare, spero…. che la mia esperienza gli possa dare delle motivazioni extra per raggiungere gli obiettivi desiderati.

C’è anche un capitolo sulla comunicazione che secondo me è molto interessante. Come detto parlo poi degli amici più intelligenti.

 

A proposito di amici, la prefazione non è di una persona comune, ma di uno dei politici più in vista in questo momento: Giancarlo Giorgetti che racconta che la vostra amicizia nata per colpa di Mattiew Le Tissier. Un racconto molto curioso.

Si, entrambi siamo tifosi del Southampton ed una volta in televisione a Roma parlai della mia passione per Saints.

Lui era vice-presidente nel 2002 del club dei tifosi italiani della squadra inglese e siamo andati insieme con gli altri supporter a Londra a vedere alcuni match.

Da lui ho imparato molte cose, la politica non c’entra. Era già presidente della commissione Bilancio, è stato  a soli 21 anni già sindaco della sua città. Una persona che ammiro.

Ci conosciamo da 20 anni. Non c’è un motivo politico, volevo essere chiaro con i lettori. La politica non c’entra nulla. Ho chiesto a Giancarlo che sarei stato onorato se la prefazione l’avesse scritta lui. Lui è la persona più intelligente che io conosca.

Fine prima parte – continua

Nella seconda parte dell’intervista parleremo molto di poker e della sua visione del nostro mondo più da manager che da giocatore. Ma le curiosità saranno parecchie, seguiteci!

 

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